Amadio: «non c’entro nulla, le responsabilità sono di altri»

Alessandro Biancardi

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Amadio: «non c’entro nulla, le responsabilità sono di altri»
PESCARA. E’ durato oltre due ore l’interrogatorio di questa mattina di Vincenzo Amadio, l’imprenditore arrestato due giorni fa dalla guardia di finanza nell’ambito di una inchiesta per una presunta bancarotta fraudolenta.
Amadio, in carcere su esecuzione di una ordinanza richiesta dal pm Paolo Pompa e firmata dal gip Guido Campli, avrebbe fornito una serie di elementi, assistito dall'avvocato Elio Di Filippo, per raccontare tutta un'altra verità rispetto a quella delineata da oltre due anni di indagini della procura di Pescara.
Nel lungo interrogatorio sarebbero stati messi sul piatto una molteplicità di nuovi elementi che ora dovranno essere verificati dagli inquirenti, anche se alcuni di questi potrebbero non essere facilmente riscontrabili.
Sembra che Amadio si sia discolpato su tutta la linea, indicando come veri responsabili altre persone, alcune delle quali sono estranee ai provvedimenti cautelari di due giorni fa che hanno portato agli arresti domiciliari altre 4 persone responsabili comunque di concorso alla bancarotta.
Chi sono queste altre persone e che ruolo reale abbiano avuto nella vicenda rimane per ora un mistero, probabilmente anche per la procura che ora dovrà valutare e verificare quanto raccontato dall'imprenditore titolare della Faber spa, una tra le principali ditte del settore costruzioni, specializzata in centri commerciali fallita nel 2006.
Lo stralcio di inchiesta che si ricollega a quella dell'altro fallimento del Pesaro Basket, proprio nella gestione Amadio, era partito dalla vicenda della costruzione di un centro commerciale nel comune di Manfredonia con l'acquisto di un terreno che per l'accusa è stato supervalutato di oltre 20milioni di euro e acquistato a soli 2 milioni.
Sarà probabilmente una perizia a valutare il presunto prezzo gonfiato o se realmente sul mercato quel terreno, reso edificabile dal Comune, avesse un valore esattamente pari a quello pagato: 22 milioni.
Ma questo è solo un aspetto, perché il centro commerciale non è mai stato costruito ed i lavori mai iniziati (oggi su quel campo c'è una distesa di grano molto alto) nonostante le banche avessero concesso un fido di 24 milioni di euro alla Iniziative Produttive srl con garanzia della Faber.
Gli inquirenti ritengono che l'opera non è mai stata realizzata perché sarebbe stata chiara la volontà di dilapidare i patrimoni delle società coinvolte e distrarre i fondi.
Ci sarebbero alcuni testimoni chiave ed alcune intercettazioni che vengono giudicate molto rilevanti e di peso.
L'accusa, infatti, punta molto su quella inversione di tendenza che si sarebbe avuta poco dopo il 2004 quando quella florida realtà imprenditoriale sembra essersi trasfigurata riuscendo ad accumulare in un brevissimo tempo un buco di 74 milioni. Come sono stati spesi quei soldi, a cosa sono serviti, in quali conti e paradisi fiscali sono transitati?
Lunedì prossimo sono stati fissati gli interrogatori anche degli altri 4 indagati che sono Beniamino Franchi, presidente del consiglio di amministrazione Faber e delle Iniziative produttive srl, Alberto Angelini, Mauro Gallo e Stefano Bono. Anche dalle loro dichiarazioni dipenderà il futuro dell'inchiesta e nell'immediato la eventuale revoca degli arresti già chiesta per Amadio.
Sarà il Gip a valutare se sussistano ancora gli elementi per la custodia cautelare.

INCHIESTA LUNGA E CORPOSA: MOLTI FILONI ANCORA INESPLORATI

L'impressione che si ha, tuttavia, è che ben poco sia emerso da questa vicenda che sembra coinvolgere moltissime persone (si pensi solo ai creditori) ma anche al raggio di azione delle società.
Il centro comunque sembra essere l'Abruzzo e Pescara in particolare anche se sarebbero rimasti in piedi progetti di costruzione di nuovi centri commerciali nei pressi di Civitanova Marche.
Quella che ha portato agli arresti è, dunque, soltanto una vicenda ben circoscritta ricompresa però in uno scenario che potrebbe coinvolgere molte più persone e sfiorare anche la politica.
Toccherà ora agli inquirenti capire che fine abbiano fatto questi 15 milioni che la finanza ha seguito fino negli Stati Uniti e che sono transitati su società fantasma e sui conti personali anche di coniugi degli indagati, apparentemente senza alcun titolo.
Ma occorrerà ricostruire la storia di tutti i 74 milioni di euro di buco.
Non viene escluso nemmeno un secondo incontro tra la presunta mente dell'operazione, Amadio (ecco perché è l'unico ad essere in carcere nonostante anche per gli altri fosse stata fatta la stessa richiesta) ed il pubblico ministero Pompa per sondare meglio la reale volontà del principale indagato e verificare se si possa parlare di piena collaborazione o solo di un escamotage difensivo per tirare in ballo altre persone ed ingarbugliare ulteriormente le carte.
21/05/2009 13.09