Villa Pini. E’ guerra per gli stipendi, dipendenti infuriati pronti a tutto

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5223

Villa Pini. E’ guerra per gli stipendi, dipendenti infuriati pronti a tutto
VILLA PINI. Passano i mesi ma il clima rimane sempre rovente. Il malcontento dei dipendenti che non vengono pagati da mesi aumenta di giorno in giorno, probabilmente acuito da rassicurazioni che poi vengono puntualmente tradite.

Sono infuriati i dipendenti del gruppo Villa Pini di Chieti che fa capo a Vincenzo Angelini (da qualche settimana il timone è passato alla figlia Chiara), perché era stato annunciato un accordo con la banca Unicredit per il pagamento degli stipendi, accordo che ieri però è naufragato e che comporterà pesanti ricadute sul personale.
Ieri la direzione della clinica privata più nota d'Abruzzo ha informato i dipendenti che l'accordo era fallito e per questo è stata indetta una assemblea urgente per questa mattina fino alle 14 per decidere il da farsi mentre c'è agitazione anche se il lavoro sembra continuare come sempre.
Il problema, come al solito, sarebbe quello di reperire i fondi per pagare gli stipendi.
Secondo Angelini si tratterebbe di fare una ingiunzione contro le Asl che non avrebbero sbloccato i pagamenti.
Sembrerebbe che gli stessi rappresentanti sindacali stiano già raccogliendo firme per proporre l'ingiunzione che dovrebbe prevedere una parte attiva proprio dei dipendenti.
Il malumore –nemmeno troppo strisciante- è anche verso i sindacati che secondo molti lavoratori sarebbero troppo vicini alla azienda.
Secondo una parte dei dipendenti, infatti, quella della ingiunzione sarebbe l'ennesima trovata di Angelini «volta allo scaricabarile delle responsabilità».
«E' Angelini che deve pagarci, è lui che deve trovare i soldi e subito», ha detto uno dei tanti lavoratori oggi, «sono contrario: perché noi dovremmo fare una ingiunzione, a che titolo? Io lavoro ed ho diritto allo stipendio, punto. Se Angelini non ha i soldi è lui che deve sbrigarsela».
«Si dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse necessità», ha spiegato un altro lavoratore, «che l'amministrazione della clinica Villa Pini gioca sulla pelle dei suoi dipendenti e dei loro familiari, infischiandosene di chi, per fame, ha venduto anche le collanine di battesimo dei propri figli. E' in atto un gioco al massacro del quale le uniche vittime sono i lavoratori (Angelini rischia ben poco visto che assicurato il futuro di parecchie generazioni). In più i lavoratori sono anche vittima di continue false notizie di accordi raggiunti e di stipendi in arrivo».
I dipendenti hanno preso la tredicesima a marzo e poi niente più. Non sono stati pagati gli stipendi di dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile.
Tra le altre cose i dipendenti lamentano anche il peggioramento della qualità del loro lavoro poiché in seguito al mancato pagamento degli stipendi chi ha potuto ha lasciato la struttura con la conseguenza di aumentare il carico di lavoro per chi è rimasto.
E la politica resta a guardare.

COLETTI: «ACCERTARE IMMEDIATAMENTE CHI E' IL CREDITORE»

Tutto quello che sta accadendo, commenta Coletti, «avviene a causa del fatto che le ASL non riescono ad individuare il vero creditore delle prestazioni acquistate dalle strutture di cui all'oggetto. Non può essere», contesta il presidente. «Il creditore necessariamente è uno solo, o è l'azienda o è la banca che ha acquisito la cessione del credito.
Io penso che non sia difficile verificare il titolo del creditore da parte di strutture come le ASl e da parte della Regione, che pur dispongono di uffici legali qualificati ed all'altezza del compito.
Certo è che le ASL, con questa diatriba, le prestazioni non le paga a nessuno lasciando così tantissime famiglie sul lastrico, ormai, sull'orlo della disperazione, con un futuro rischioso anche per la conservazione del posto di lavoro».

«Non è possibile», ha commentato anche Enrico Di Giuseppantonio, candidato del centrodestra alla Provincia, «che da cinque mesi i dipendenti di Villa Pini e delle altre cliniche private del gruppo Angelini non ricevano lo stipendio. Auspico che la Regione possa fare chiarezza sulla questione dei crediti vantati dall'amministrazione delle case di cura del gruppo per poter dare sicurezza e certezze a chi opera in maniera professionale sul proprio posto di lavoro. La risoluzione di un contenzioso che va avanti da troppo tempo è senza dubbio necessaria non solo per i dipendenti, ma anche per gli utenti che si trovano ad essere l'anello debole della catena. Si garantiscano quindi gli stipendi ai lavoratori affinché le prestazioni sanitarie erogate siano garantite con continuità e professionalità».

13/05/2009 17.00