Ikea, salta la conferenza dei servizi. Si rimanda ancora

Alessandro Biancardi

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SAN GIOVANNI TEATINO. Ancora una fumata nera dalla conferenza dei servizi che dovrebbe approvare definitivamente l’intervento per l’apertura del punto vendita di Ikea a Dragonara.


SAN GIOVANNI TEATINO. Ancora una fumata nera dalla conferenza dei servizi che dovrebbe approvare definitivamente l'intervento per l'apertura del punto vendita di Ikea a Dragonara.
La notizia arriva dal consigliere comunale del gruppo Unione per San Giovanni Teatino, Alessandro Feragalli.
«Martedì scorso», racconta Feragalli, «presso gli uffici del Comune di San Giovanni Teatino è risultata assente la Regione al cui parere è subordinato il rilascio dell'autorizzazione commerciale per l'arrivo in Abruzzo del colosso del mobile».
L'ingresso di Ikea nel mercato locale di mobili e complementi d'arredo porterebbe tra un paio di anni circa 300 posti di lavoro ma chi è contro quest'opera sottolinea il rischio di perdere «non si sa quanti posti di lavoro alle aziende che chiuderanno i battenti».
«La concorrenza spietata nella grande distribuzione che si registra nell'area Chieti-Pescara», continua Feragalli, «ha già fatto le prime vittime con la chiusura di Conforama a Villanova: 102 dipendenti rimasti disoccupati. Continuando di questo passo quante famiglie ancora rimarranno sul lastrico?», si chiede il consigliere.
L'assenza di martedì potrebbe essere utile all'ente regionale per valutare con ulteriore attenzione gli impatti che avrà tale insediamento.
La legge regionale dell'amministrazione Del Turco, con il solo distinguo di Rifondazione Comunista, ha prodotto «un mostro», come lo definisce Feragalli, «che introduce 100 mila metri quadrati di superfici commerciali per la grande distribuzione, senza indicarne l'ubicazione e tentare di riparare gli squilibri territoriali esistenti tra la costa e l'entro terra e tra gli stessi bacini costieri».
Il consigliere chiede adesso alla Regione di approvare una moratoria delle licenze per valutare realmente l'utilità e gli effetti della legge 11/2008, «puntando maggiormente sul tessuto commerciale locale e meno sull'apporto delle grandi catene che non hanno mai portato sviluppo e ricchezza, ma solo precarietà del lavoro e crisi delle realtà esistenti».

07/05/2009 14.47