Codici: «ecco le palazzine della vergogna». Paura dopo il terremoto

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Adesso sono arrivati proprio al punto di non ritorno: i 300 residenti della palazzine di via Caduti per Servizio 7, 9, 11, 13, 15 e 17 non hanno più la pazienza di aspettare.




PESCARA. Adesso sono arrivati proprio al punto di non ritorno: i 300 residenti della palazzine di via Caduti per Servizio 7, 9, 11, 13, 15 e 17 non hanno più la pazienza di aspettare.


Per questo stamattina si sono dati appuntamento, insieme all'associazione Codici che guida la loro protesta, davanti al Comune: una piccola rappresentanza di un centinaio di persone chiede per l'ennesima volta all'amministrazione cittadina di intervenire, e di fare in fretta.



Già, perché anche i vigili del fuoco hanno certificato i rischi che si corrono a continuare a vivere in quei palazzi se non ci saranno rapidi interventi strutturali.
Il Comune e la Prefettura hanno ricevuto entrambi copia della relazione del vice comandante provinciale Massimo Barboni, spedita dal coordinatore di Codici Domenico Pettinari, ma non hanno fatto niente.
«Nessuno si è fatto sentire», assicura Pettinari. «Nemmeno il prefetto che per quanto non sia competente in materia dovrebbe intervenire quando è a rischio l'incolumità dei cittadini».
In un appartamento al civico 15, secondo piano, la notte del 6 aprile si sono create delle lunghe crepe sul pavimento. Il giorno dopo, con la scossa delle 19.45 il pavimento ha tremato ancora: «Abbiamo sentito le mattonelle che si sollevavano», racconta l'inquilina esasperata. Ma di crepe qui se ne trovano ovunque: nei saloni, tra una foto di Gianni Morandi e della comunione dei bambini, nelle camere da letto e in cucina.
Per non parlare delle travi portanti che somigliano a tanti grissini rosicchiati. E si aspetta, tra la paura e l'insofferenza.

LA RELAZIONE DEI VIGILI

Ma perché aspettare, si domandano gli inquilini, se anche i vigili del fuoco nell'ultimo sopralluogo hanno detto che la situazione è critica?
Il documento porta la data del 7 aprile, il giorno dopo il terremoto dell'Aquila.
Si legge nel verbale: nelle «travi e nei pilastri a vista si sono rilevate diverse zone, anche di dimensioni estese, dove i ferri dell'armatura risultano scoperti e ossidati. Questa situazione», ha scritto Barboni, «se non sanata con estrema urgenza potrebbe causare seri problemi strutturali all'edificio con conseguente pericolo per gli abitanti».
Si spiega più avanti che «al momento non si ritiene sussistano imminenti pericoli per la staticità» ma visto che le scosse non si arrestano «lo stato di degrado potrebbe aggravarsi» e «compromettere la resistenza delle strutture».

IL DEGRADO REGNA SOVRANO

Ed entrando nelle palazzine, anche quelle che esternamente sono state ritinteggiate e sembrano perfette, ci si scontra con uno scenario desolante.
Le infiltrazioni d'acqua negli androni, lungo le scale e nelle abitazioni, hanno fatto crollare intonaco e tinteggiatura. In alcuni casi si sono staccate anche le mattonelle. Nelle pareti ci trovi dei buchi dove si può infilare mezza mano, gli ascensori sono fuori uso.
«Manca evidentemente un adeguato sistema di isolamento e di raccolta dell'acqua piovana», spiega Pettinari. «Le infiltrazioni maggiori si registrano nei balconi. Lì bisogna armarsi di secchio e santa pazienza per contrastare il fenomeno». E ne sa qualcosa la signora del terzo piano, 77 anni e un marito di 88 anni da accudire, che tutte le mattine deve fare i conti con l'allagamento del suo balcone.
Ma ci sono anche lesioni più gravi: «in varie zone c'è stato un abbassamento del solaio del piano terra», spiega ancora Pettinari, «e i parapetti dei balconi sono ridotti male». Basta alzare lo sguardo per rendersene conto.
Per i civici 7, 9, 11, spiega sempre l'associazione Codici, il Comune ha provveduto alla tinteggiatura «senza intervenire minimamente sulle strutture portanti e sulla staticità dei fabbricati».
E bisogna ammettere che esternamente è stato fatto proprio un bel lavoro: chi si è occupato di dare una mano di vernice alla facciata di questi casermoni è riuscito a depistare gli occhi più critici. Ma basta attraversare il portone d'ingresso per accorgersi che è tutta apparenza.
Per i palazzi al numero 13,15, 17 sono stati appaltati lavori per 60 mila euro.
«Anche in questo caso», puntualizza Pettinari, «si darà soprattutto una ritinteggiata. Basta vedere gli importi ufficiali: per il consolidamento delle strutture portanti e dei ferri d'armatura il Comune ha stanziato 61,68 euro più altri 352,05 euro».
Nei giorni scorsi l'associazione aveva lanciato un ultimatum al vice sindaco Camillo D'Angelo. Ma l'amministrazione ha fatto finta di nulla e ai residenti non è rimasto altro da fare che presentarsi davanti al palazzo di città per manifestare la loro indignazione.

Alessandra Lotti 05/05/2009 11.09



LA PROTESTA DI QUESTA MATTINA

Questa mattina, davanti al Comune di Pescara, a far sentire la propria voce per chiedere «un intervento immediato» c'erano tante persone che abitano quelle palazzine fatiscenti. Madri e padri di famiglia con cartelli molto chiari in mano: «promesse, promesse, 7 anni di promesse» ed ancora «le nostre case crollano».
Sempre più agguerrito con il megafono in mano, c'era chi da anni cerca di tutelare questi cittadini: il segretario provinciale di Codici, Domenico Pettinari.
La metà da raggiungere per i manifestanti era di «parlare con il sindaco» ed arrivare a soluzioni efficaci, concrete e non più procrastinabili. Subito viene risposto che il sindaco era fuori e che in sua rappresentanza c'era il direttore dell'area tecnica dei lavori pubblici, Luciano Di Biase.
«Ma scherziamo? Non c'è il rischio crollo, le palazzine sono agibili», ha esordito in modo infastidito Di Biase, incalzato dai cittadini che hanno ribattuto «ma lei le ha lette le relazioni dei vigili del fuoco? Non le sono arrivate?».
Di Biase, che partecipava per capire le motivazioni della protesta, non ha nascosto di non averle mai lette e ha dato un'occhiata veloce al testo sul momento. «Beh qui dicono che noi dobbiamo intervenire, ma non c'è il pericolo crollo. Noi non siamo matti da voler mettere in pericolo la salute delle persone». Poi però subito rivede la sua linea e cerca di rassicurare i cittadini dicendo che: «il Comune ha già predisposto dei finanziamenti e stanno studiando la situazione».
Alla parola “studiare” sono andati su tutte le furie i manifestanti esasperati, capeggiati da Domenico Pettinari, che hanno preteso una soluzione tempestiva «da prendere su queste scale».



Sono stufi di promesse, discussione e tavoli per dibattere, i cittadini hanno vogliono che qualcuno risolva i problemi dopo anni di silenzio. Ora la voce di Di Biase che ha rotto il silenzio c'è stata ma la “soluzione” resta sempre: «la discussione». Qualche cittadino arrabbiato ha concluso: «i soldi per le inaugurazioni ci sono, per le nostre palazzine no. Basta con le operazioni di facciata».

m.r. 05/05/2009 15.10