Così è iniziata l’inchiesta Housework: quei certificati elettorali…

Alessandro Biancardi

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Così è iniziata l’inchiesta Housework: quei certificati elettorali…
PESCARA. Tutta colpa di 250 certificati elettorali e di un appunto di “contabilità” informale. Si può dire che è iniziata davvero per caso, per una serie di coincidenze fortuite, l’inchiesta condotta dal pubblico ministero, Gennaro Varone. * QUEL "DESIDERIO" DELL’AMMINISTRAZIONE A PILOTARE L’APPALTO SUI RISCALDAMENTI
L'inchiesta è denominata Housework (“pulizie di casa”), chiusa “ufficiosamente” due settimane fa, con 24 indagati e che ha portato all'arresto del sindaco Luciano D'Alfonso.
Ufficiosamente perché i 50 faldoni di documenti, relazioni, atti, perizie ecc devono essere messe a conoscenza delle parti. Come fare? Con un metodo già sperimentato che è quello delle copie digitali che costano infinite volte meno della carta e presentano una serie di vantaggi. E' solo con la consegna delle copie ai legali che poi decorreranno i termini di 20 giorni per proporre memorie e richieste di essere interrogati. Un lavoro che ha occupato due dipendenti della procura per quasi un mese. Un lavoro lungo e già sperimentato dall'indagato Giancarlo Masciarelli che alcune settimane fa ha svolto lo stesso lavoro per sé e gli altri nell'ambito dell'inchiesta Fira.
Ma come è iniziata l'inchiesta che ha posto fine al D'Alfonso bis?
Verso la fine del 2007 una segnalazione giunta in procura indicava un certo numero di certificati anagrafici esenti da imposte stampati per motivi ignoti.
L'inchiesta affidata alla polizia postale dopo qualche settimana di indagine riesce ad appurare che un funzionario del Comune di Pianella aveva richiesto ad un suo collega del Comune di Pescara la stampa di circa 250 certificati anagrafici.
Quei documenti sono poi stati effettivamente stampati e sequestrati presso la sede dell'Aca.
Individuato il dipendente comunale che aveva materialmente eseguito l'ordine, e dunque stampato i certificati, sentito dalla polizia postale ha ammesso di aver effettivamente fatto quanto richiestogli telefonicamente da Pianella e nel suo interrogatorio avrebbe confermato che in realtà non era la prima volta che succedeva una cosa del genere e che lui stesso aveva dovuto stampare oltre 500 altri certificati su ordine di Guido Dezio.
Sarebbe così scattata prontamente, dunque, la verifica degli inquirenti e predisposta una perquisizione negli uffici e a casa del braccio destro del sindaco Luciano D'Alfonso ma pare che in una prima incursione i certificati non siano saltati fuori.
Nello stesso periodo Dezio era oggetto di sequestri anche da parte della squadra mobile che pure aveva cercato senza trovare quei certificati.
Quelle copie verranno comunque recuperate in seguito e pare grazie all'intuito di un agente particolarmente attento.
Ma la polizia postale guardando tra faldoni, cartelline, documentazione varia ha portato via anche la famosa “lista Dezio”, quella contabilità informale che era un vero e proprio promemoria di soldi incassati da Dezio per conto di D'Alfonso da alcuni imprenditori di Pescara e dintorni, cifre a volte regolarmente contabilizzate, altre volte in nero.
Sarebbe bastato che quell'agente fosse stato un po' più sbrigativo o più superficiale e quel foglio non sarebbe stato sequestrato. L'inchiesta sulle presunte tangenti non sarebbe mai partita.
Così si scoprì invece che le cifre in chiaro avevano di fianco il simbolo “b” e secondo gli inquirenti avrebbe certificato le somme che erano state regolarmente registrate come finanziamento pubblico al partito, mentre altre cifre -quelle contraddistinte con la lettera “n”- non erano registrate da nessuna parte, né presso la contabilità del partito della Margherita né presso le rispettive ditte.
Di qui la deduzione che si trattasse di versamenti in nero e dunque di tangenti vere e proprie.

UN DOCUMENTO USATO COME GUIDA

È stato proprio questo documento a fungere da guida o da mappa alla scoperta del Sistema Pescara e di quella «squadra d'assalto», così come definisce il pm, che ha di fatto «depredato sistematicamente le casse comunali con una serie interminabile di atti illegittimi, appalti pilotati, procedure viziate» per favorire gli imprenditori che in qualche modo erano indotti a pagare per avere un trattamento di favore o semplicemente per continuare a lavorare per il Comune di Pescara.
Per la stampa dei certificati anagrafici Dezio è accusato di abuso d'ufficio per essersi appropriato illegittimamente del sistema di raccolta dei dati anagrafici dei residenti del comune e del quale aveva la disponibilità per ragioni di ufficio stampando «per finalità estranee a quella della pubblica amministrazione 500 certificati dei quali faceva uso personale».
Su questo fronte le indagini proseguono e probabilmente se ne saprà di più nella seconda parte dell'indagine, quella non ancora conclusa, ma tutto farebbe pensare che certificati anagrafici siano serviti per registrare nuove tessere del partito Pd.
Sembrerebbe siano stati sequestrati anche i relativi versamenti per la regolare registrazione delle tessere che potevano probabilmente servire anche in qualche modo per influire sulle elezioni primarie interne allo schieramento.
Ma questa è solo una delle ipotesi prese in considerazione degli inquirenti che starebbero verificando anche altre strade.
Un'altra ipotesi potrebbe essere quella di costituire una vera e propria banca dati per l'invio di pubblicità o comunicazione politica relativa al partito, pubblicità che magari poi veniva pagata con i soldi pubblici ed entrava direttamente nelle case dei pescaresi.
A costo zero per il committente.

Alessandro Biancardi 28/04/2009 17.18

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QUEL DESIDERIO DELL'AMMINISTRAZIONE A PILOTARE L'APPALTO SUI RISCALDAMENTI

Dalle carte ormai non più segrete dell'inchiesta spunta fuori un altro capo d'imputazione per D'Alfonso, Dezio ed il segretario generale Antonio Dandolo.
È la storia di un appalto, quello per la gestione degli impianti di calore di Palazzo di città, e di un «desiderio» che l'amministrazione D'Alfonso aveva.
Gli inquirenti, infatti, hanno scoperto come i vertici dell'amministrazione avessero fatto ripetute pressioni nei confronti dei componenti della commissione che doveva aggiudicare quell'appalto. Due componenti, in particolare, sarebbero stati oggetto di pressioni ripetute per orientare l'aggiudicazione. Pressioni che avevano un senso poiché i due avevano rapporti con lo stesso comune, progetti a termine, dunque ipoteticamente ricattabili, secondo la procura.
«Erano maggiormente sensibili alla possibilità di ottenere in futuro gli incarichi remunerati a contratto dal Comune di Pescara», scrive il pm Gennaro Varone e per questo avrebbero subìto l'abuso di potere da parte del sindaco e del suo braccio destro.
Sarebbero state provate forti pressioni sui due perché l'appalto venisse «ordinatamente assegnato a ditte che erano anche state indicate chiaramente (Guerrato e Manutencop)».
Dezio –secondo quanto è emerso dalle indagini- avrebbe chiesto più volte ai due componenti di attribuire alle ditte un punteggio nella fase della valutazione dell'offerta tecnica tale da orientare l'esito dell'aggiudicazione.
Ma i due commissari avrebbero opposto una certa resistenza a compiere un atto contrario alla legge. Alcuni giorni dopo si decise di convocare una riunione nello studio del geometra Giampiero Leombroni nel corso del quale Dezio avrebbe ribadito il «desiderio della amministrazione per l'attribuzione del punteggio vittorioso alla Manutencop e Guerrato».
Poi sempre Dezio con il pretesto di un esposto anonimo avrebbe fatto convocare uno dei due commissari dal segretario generale Antonio Dandolo il quale avrebbe prospettato «strumentalmente una possibilità di incompatibilità a proseguire nel ruolo» di componente della commissione in modo da estrometterlo. Per questo Dandolo risponde del reato di abuso in concorso.
Anche D'Alfonso in almeno un'occasione avrebbe comunicato ad uno dei due componenti che si aspettava che «le richieste di Dezio venissero soddisfatte» e dunque le due ditte risultassero vincitrici.
Così facendo gli indagati avrebbero posto in essere in concorso tra loro «un comune piano criminoso fatto di abusi di potere e delle proprie funzioni di pubblici ufficiali», paventando «ipotetiche conseguenze negative per i componenti della commissione che non si sarebbero adeguati alle disposizioni».
Ed infatti uno dei due componenti che aveva un contratto a termine con il Comune si è poi visto non rinnovare il suo rapporto di lavoro.
Inoltre sarebbero stati ritardati volontariamente «per volontà del sindaco» i pagamenti delle fatture.
I fatti si sono svolti tra febbraio e ottobre del 2005

a.b. 29/04/2009 10.12