G8 a L’Aquila, infuriati dalla Maddalena. No global pronti a manifestare

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Non si placano le polemiche sull’opportunità di spostare il G8 dalla Maddalena a L’Aquila. Se da Londra e dagli Stati Uniti c’è chi saluta con piacere l’iniziativa, in Italia è tutta un’altra storia.


Malumori arrivano prima di tutto dall'isola sarda che si sente “scippata” di ciò che era suo.
«E' fantascienza - taglia corto il sindaco Angelo Comiti - il G8 non è una festa di compleanno. La macchina si è messa in moto e non si può fermare».
«Credo che ci siano problemi di natura tecnica e organizzativa che non possono consentire – ha detto anche il presidente della Regione Cappellacci- lo spostamento del summit in termini strettamente operativi».
E nel pomeriggio di ieri tra il premier e il governatore sono state tante le telefonate: «La Maddalena avrà la sua 'compensazione' ad ottobre con il G8 dell'ambiente, e tutte le strutture previste andranno avanti», ha detto Cappellacci a fine giornata.
Il sindaco Comiti però non intende mollare. «L'ipotesi dello spostamento mi sembra talmente inverosimile che non la prendo neppure in considerazione – ha detto furioso - Quando si spendono soldi e risorse pubbliche si risponde ad organismi che non scherzano, come la magistratura e la Corte dei Conti. Abbiamo già ricevuto le delegazioni di tutti i Paesi partecipanti, che hanno già fatto sopralluoghi e stabilito questioni che riguardano la sicurezza. Sono già state realizzate strutture importanti. Ci sono centinaia di operai che stanno continuando a lavorare con un investimento di risorse pubbliche spaventoso. Non credo che siano questioni che possono essere decise con un battito di ciglia».
Gli imprenditori sono increduli. La stessa presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che attraverso una società del suo gruppo si è aggiudicata il bando più consistente dei lavori legati al G8, quelli all'ex Arsenale militare, parla di un cambiamento repentino.
«Cercheremo di capire meglio nelle prossime ore, poi vedremo», dice prima di raggiungere da Cagliari Santa Margherita di Pula, sede del G8 Business che presiede.
«I tempi sono stretti e forse a L'Aquila - avverte il presidente della Confindustria sarda Massimo Putzu - non ci sono neanche tutte le strutture per ospitare le delegazioni. Piuttosto si può pensare ad organizzare una mezza giornata in un luogo simbolico dell'Abruzzo, non di più».
I gruppi di opposizione in consiglio regionale in Sardegna hanno presentato una richiesta congiunta per la convocazione straordinaria dell'aula sullo spostamento del G8.
«La decisione assunta a tre mesi dalla data fissata per il vertice», si legge nella richiesta di Pd, Idv, Comunisti-Sinistra Sarda-Rosso Mori, primi firmatari i capigruppo Mario Bruno, Adriano Salis e Luciano Uras, «genera sconcerto e smarrimento non solo nelle imprese e maestranze, che a tutt'oggi operano nel contesto dei luoghi designati per l'evento, ma nell'intera comunità sarda».
Secondo il centrosinistra, «il G8 alla Maddalena rispondeva a un disegno assai più complesso che, senza nulla togliere alle esigenze di prestare ogni necessaria e utile iniziativa per le popolazioni colpite dal terremoto dell'Aquila, esprimeva l'esigenza di un rilancio dell'economia maddalenina e del nord Sardegna, più in generale in ragione del superamento delle condizioni di dipendenza dell'economia militare derivante dalla presenza degli Americani».
E se ieri Berlusconi aveva detto che i no-global non andranno all'Aquila per manifestare contro il G8, è arrivata pronta la smentita.
«Se pensa veramente che non protesteremo si sbaglia di grosso», ha detto Luca Casarini, uno dei leader della protesta del G8 di Genova, sottolineando che non solo ci sarà la protesta all'Aquila, «ma in tutte quelle zone rosse di questa società in crisi, per riaffermare la lotta in difesa dei beni comuni». Berlusconi, dice Casarini, «ha dimostrato ancora una volta la capacità di rovesciare le situazioni a suo favore. E' un nemico molto intelligente, è come Luigi Bonaparte e non un arrogante ducetto come Mussolini. Ancora una volta ha dimostrato di essere completamente disinteressato della sacralità delle istituzioni e sfruttare a suo favore ogni situazione».
Per il capogruppo regionale ed ex deputato di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, gli aquilani «non hanno nulla da temere dai cosiddetti no global, mentre già hanno potuto verificare sulla propria pelle gli effetti di quella cultura dell'illegalità e dell'arricchimento facile che ha amplificato i danni prodotti dal terremoto».
«Il premier – ha aggiunto Acerbo - deve sapere che nelle zone terremotate i no global sono arrivati insieme alla Protezione Civile, anzi in molti posti prima» e che «da due settimane l'Abruzzo è solcato da furgoni carichi di aiuti guidati da no-global che aiutano le persone senza fare campagna elettorale».

24/04/2009 12.16