Aperta inchiesta sul crollo Teramo-mare per piena del fiume

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3065

Aperta inchiesta sul crollo Teramo-mare per piena del fiume
TERAMO. La Procura della Repubblica di Teramo ha aperto un'inchiesta sul movimento franoso che ieri ha riguardato un tratto di circa 60 metri della superstrada Teramo-Mare.
L'arteria costituisce il normale prolungamento dell'autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo. La causa: l'esondazione del fiume Tordino che nel tratto crollato scorre sotto la carreggiata.
Le indagini sono state affidate alla Polizia Stradale.
Il procuratore Gabriele Ferretti e il pm Roberta D'Avolio hanno aperto un fascicolo con l'ipotesi di crollo colposo e nominato un perito che stamani ha fatto un sopralluogo.
La magistratura ha deciso di non disporre il sequestro, per consentire il ripristino della carreggiata e la riapertura al traffico al più presto.
Le abbondanti piogge cadute ininterrottamente sulla provincia di Teramo nelle ultime 48 ore hanno provocato l'ingrossamento di quasi tutti i fiumi, in particolare il Tordino.
Per un caso fortuito, in quel momento non transitavano automezzi, nonostante la grossa frequenza di traffico.
Al momento è stato ripristinato soltanto il transito in direzione Giulianova-Teramo, con uscita obbligatoria a Sant'Atto per i veicoli provenienti dal capoluogo. Gli operai dell'Anas sono già al lavoro per il rifacimento del tratto stradale, nelle prossime ore sarà possibile permettere anche il transito nelle due direzioni su una sola carreggiata.
Ma vi sono già in atto grosse polemiche sulla gestione del territorio e sull'azione di cementificazione che negli ultimi 20 anni hanno invaso tutta la costa della regione e gran parte degli argini dei principali fiumi.
In realtà, ormai, ogni pioggia che dura più di un paio d'ore determina situazioni emergenziali con allagamenti e frane.
«È certo che», dice il Wwf, «se si continua a costruire lungo gli alvei dei fiumi, se qualsiasi corso d'acqua viene deviato, imbrigliato e privato del suo naturale spazio di esondazione, quello che è accaduto è il minimo che ci si possa aspettare. Ogni spazio libero viene occupato da nuove costruzioni: ettari ed ettari vengono continuamente invasi da capannoni industriali, nonostante tanti rimangono vuoti ed inutilizzati».
Terreni da sempre lasciati liberi, da un giorno all'altro vengono coperti da gettate di cemento che impediscono alla terra di assorbire la pioggia.
«La pianificazione urbanistica», sostiene il Wwf, «lascia il posto alla pianificazione “concertata” dei project financing dove a decidere non sono gli amministratori, che dovrebbero avere come unico interesse quello della collettività, ma i privati che hanno come obiettivo assicurarsi il più alto profitto. Ed è emblematico che tutte le osservazioni presentate dai Comuni abruzzesi al Piano di Assetto Idrogeologico presentato dalla Regione Abruzzo siano andate nella direzione di sottrarre aree alla tutela, chiedendo di allargare le maglie dei controlli per poter costruire sempre di più. Come al solito già partono le richieste per l'ennesima dichiarazione di emergenza, forse arriveranno i soldi per rimettere a posto le cose e da domani si ripartirà a fare esattamente quello che è stato fatto fino ad ieri, aspettando la prossima pioggia…»

23/04/2009 15.34