La diatriba. «A Bucchianico i cittadini non possono avere ragione»

Alessandro Biancardi

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BUCCHIANICO. «A passare per evasore fiscale non ci sto e a passare da bugiardo men che meno».

«Il comune di Bucchianico insiste a dare la sua versione dei fatti, senza minimamente accettare che l'equivoco o l'errore che si è generato può dipendere proprio dal Comune. Ma a pagare debbo essere solo io».
Eraldo Marusco parla a nome del padre, titolare della concessione edilizia che ha fatto scattare una sanzione di quasi 800 euro per ritardato pagamento delle rate dei costi di costruzione.
La storia è questa: per una licenza edilizia del novembre 2003 e per il contestuale inizio lavori, dopo 18 mesi scattava il pagamento della prima rata dei costi di costruzione.
Ma a novembre 2004, spiega Marusco, l'ufficio tecnico del comune di Bucchianico chiama l'architetto Piero Tucci (il progettista):«mancano documenti fondamentali, devi presentare il Durc».
Perché serve il Durc, il documento di regolarità contributiva?
Perché è obbligatorio dal 2004, il che spiega perché nel 2003 non era stato presentato e chiarisce inequivocabilmente che il Comune sa che sta acquisendo un altro inizio di lavori per sanare un errore interno.
Marusco ritiene quindi che il conteggio dei 18 mesi parta proprio dal novembre 2004 e che la precedente comunicazione del 2003 va considerata nulla.
Invece il Comune ritrova la domanda che evidentemente si era persa (visto che è stato richiesto il Durc che prima non serviva), non informa Marusco che il Durc è come se non fosse stato presentato e fa scattare la prima rata a maggio 2005.
Cioè Marusco è un evasore dai suoi obblighi con tanto di sanzione.
Come abbiamo già scritto, Marusco aveva ed ha una polizza fidejussoria, depositata al momento del ritiro della concessione edilizia, che mette comunque al riparo il Comune dal mancato pagamento.
Il problema però non è questo.
L'interessato, tramite un legale, contesta la ricostruzione dei fatti, ma una lettera ufficiale del Comune, a firma dell'architetto Eliodoro Mucilli, gli risponde che non è vero, che non «sono state richieste integrazioni alla prima domanda» e che quindi la comunicazione valida di inizio lavori è del 2003 ed è unica, senza tener conto della storia raccontata dallo stesso Marusco, che cioè è stato sviato proprio da questa richiesta del Durc, che risulta acquisito come da protocollo e come ammesso dal geometra Teresa Tucci, responsabile del procedimento.
Domanda: se questo documento di regolarità contributiva non era dovuto nel 2003, perché l'ufficio tecnico lo ha acquisito se, come dice, non lo ha richiesto? Evidentemente, si può rispondere, perché era obbligatorio allegarlo alla comunicazione del 2004.
Altrimenti sarebbe ben strano il comportamento di Marusco che chiede il Durc all'Inps e lo presenta.
Ancora più strano è che il Comune acquisisca un documento non richiesto e non dovuto.
Ma l'ufficio tecnico smentisce di aver chiamato l'architetto Tucci e definisce «fantomatico l'avviso» ricevuto.
Però a conferma che questo Durc è stato ufficialmente acquisito, Marusco esibisce un documento interno del Comune: agli atti risulta inequivocabilmente che l'inizio lavori registrato è del 2004.
Tutto chiaro? Macché. L'ufficio tecnico spiega: non è un falso, ma questo documento «non può essere in possesso di Marusco, non può inficiare il procedimento e non può annullare la sanzione».
Cioè Marusco dice il vero, ma non può avere ragione: lui questo documento non lo dovrebbe avere. Bucchianico ancora nel Medioevo, quando i cittadini avevano sempre e comunque torto rispetto al potere?
Una storia “minima” se vogliamo ma che può fornire un quadro preciso di come vadano certe cose in certi luoghi.
A chi giova tutta questa vicenda? Non certo al sindaco che potrebbe con una operazione di sicuro effetto comporre questo dissidio che nasconde probabilmente dell'altro.
In fondo stiamo parlando di spiccioli e della dignità di un cittadino.

Sebastiano Calella 20/04/2009 9.55