Gli uomini di D’Alfonso:«squadra d’azione contro la pubblica amministrazione»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Sono molteplici e circostanziate le accuse che il pubblico ministero Gennaro Varone trascrive in quasi 80 pagine di avviso di conclusioni delle indagini su presunte tangenti al Comune di Pescara. * CHE COSA FACEVA LA SQUADRA?



PESCARA. Sono molteplici e circostanziate le accuse che il pubblico ministero Gennaro Varone trascrive in quasi 80 pagine di avviso di conclusioni delle indagini su presunte tangenti al Comune di Pescara.



* CHE COSA FACEVA LA SQUADRA?



Si tratta solo della prima parte di un lavoro molto più ampio che riguarda i lavori pubblici, i progetti di finanza del cimitero e dell'area risulta ed una serie di altri fatti e presunti reati.
Il rinvio a giudizio potrebbe arrivare poco dopo l'estate, mentre le indagini proseguono su altri filoni di cui si sa ancora poco.
Di sicuro una parte riguarda l'inchiesta che era del pool Mennini, Di Florio, Bellelli sugli accordi di programma ma potrebbero aprirsi nuovi fronti.
Il reato più grave contestato a 10 indagati (di 22) è quello di associazione per delinquere, una vera e propria «squadra d'azione», come la chiama il pm, ideata dal sindaco Luciano D'Alfonso.
Una squadra che sembra ancora tutta intatta e che per la maggior parte si aggira nelle stanze del Comune. Molti infatti continuano ad occuparsi di quei settori nevralgici dove la procura ritiene di averli pizzicati mentre commettevano presunti reati.
Solo Dezio, che è ritornato oggi in servizio, è stato dislocato in un settore diverso con un ruolo di «studio» e compiti che «non possano interferire con l'azione amministrativa».
Una riassunzione che segue di qualche mese la scarcerazione da parte del gip, Luca De Ninis, che aveva ritenuto cessate le esigenze cautelari perché Dezio non lavorava più in Comune.
Ora il Comune, poiché il gip ha scarcerato il braccio destro del sindaco, lo reintegra.
Potrebbe sembrare una forzatura giuridica anche se di opportunità nessuno vuole parlare, mentre pare ufficiale che quegli “incontri segreti” -di cui pure abbiamo scritto suscitando le ire del vicesindaco D'Angelo- ormai non si tengono più.
Infatti, ora avviene tutto alla luce del sole e gli incontri -sempre più frequenti- coinvolgono il sindaco D'Alfonso (ancora impedito nelle sue funzioni), i soliti fedelissimi di sempre e moltissimi esponenti della politica locale e delle amministrazioni locali. Molte le riunioni politiche anche fuori Pescara per trattare, pare, dei candidati alle elezioni alla Provincia.
Si moltiplicano gli avvistamenti, gli abboccamenti e chissà se oggi lo stesso D'Angelo, che minaccia querele urbi et orbi, sarebbe ancora pronto a giurare che «nessun componente della giunta ha mai nemmeno incrociato il sindaco D'Alfonso».
Non si capisce lo scandalo visto che sono persone libere e possono incontrare chi vogliono anche se 50 faldoni in procura raccontano una realtà che si cerca di non vedere e che le misure cautelari sono state revocate dal gip per ragioni ben precise (non sussisteva più il pericolo di inquinamento probatorio ed i principali indagati non occupavano più i ruoli del passato).
Si fa finta di sottovalutare anche il potenziale dell'inchiesta che non ha subito depotenziamenti di nessun genere, anzi trova sempre più conferme con il rigetto dei ricorsi contro i diversi provvedimenti. Come quello richiesto da D'Alfonso per il dissequestro della villa di Lettomanoppello per ora rigettato.
Proprio in virtù dell'inchiesta in corso e della tipologia dei reati contestati, ogni azione degli indagati è soggetta ad una specifica valutazione della magistratura la quale potrebbe ravvisare il riemergere dei presupposti per reiterare misure cautelari. Cosa che non è, visto che pm e procuratore della Repubblica non sembra abbiano firmato nuove richieste.
Tutto regolare ma anche in questo caso meglio non parlare di opportunità.

«UOMINI CHIAVE NEI POSTI CHIAVE»

Il promotore della squadra, D'Alfonso, si sarebbe servito –secondo il pm Varone- di due organizzatori: il suo braccio destro, Guido Dezio, e il suo braccio sinistro, Giampiero Leombroni, mentre gli altri componenti della presunta associazione a delinquere partecipano «al fine di commettere una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio» oppure azioni che sarebbero «volte al reperimento di risorse per l'arricchimento personale, per il finanziamento dell'attività politica di Luciano D'Alfonso e per la propaganda presso i potenziali elettori in favore del predetto sindaco».
Secondo la ricostruzione che ne fa il pubblico ministero innanzitutto il primo cittadino avrebbe attribuito compiti importanti in ruoli nevralgici ai componenti della propria «squadra d'azione» che avrebbe così posizionato l'interno dell'attività amministrativa del Comune.
Così D'Alfonso «attribuiva a Guido Dezio, dapprima mediante incarico fiduciario, quindi mediante concorso di comodo, la funzione di dirigente di Servizio patrimonio ed appalti e gli conferiva mandato di coordinare la spesa per pubblicità istituzionale, sottraendo il capitolo al funzionario competente per funzione che sarebbe stato il dirigente dei lavori pubblici».
Il sindaco avrebbe poi attribuito a Leombroni il compito di dirigente del settore dei lavori pubblici «con l'espresso mandato di pilotare l'aggiudicazione degli appalti pubblici secondo i suoi desideri». Leombroni si sarebbe poi dimesso dopo luglio 2005 anche in conseguenza di altri problemi giudiziari che lo vedevano coinvolto e al suo posto D'Alfonso avrebbe nominato altri uomini di sua fiducia.
E' il caso di Vincenzo Cirone (già dirigente al Comune di Montesilvano indagato nell'inchiesta Ciclone e in qualità di dirigente del Comune di Pescara nell'inchiesta Green Connection).
Circa tre anni fa Cirone chiede le dimissioni e arriva il nuovo dirigente tuttora in carica Luciano Di Biase che insieme a Pierpaolo Pescara avrebbe avuto, secondo la procura, ruoli di rilievo nell'inquinamento delle gare di appalto.
Un ruolo particolare all'interno della squadra del sindaco viene attribuito anche al segretario generale nella persona di Antonio Dandolo (da qualche settimana ha lasciato il Comune per ritornare in prefettura) e secondo Varone avrebbe avuto «l'espresso incarico di pilotare la gara per la concessione dell'area di risulta (Dandolo avrebbe anche svolto un ruolo nel tentativo di concussione in danno di Antonio De Donatis).
Poi D'Alfonso avrebbe nominato Marco Molisani nel ruolo di capo di gabinetto e Marco Presutti nel ruolo di portavoce «con l'espresso incarico di occuparsi, tra l'altro, delle frodi consistenti nella distrazione dei fondi per la pubblicità istituzionale».
Una vertiginosa ascesa anche per Fabrizio Paolini, autista factotum del sindaco, dapprima con borse di studio, poi con un incarico continuativo presso il Comune «con l'espresso incarico di occuparsi insieme a Presutti delle frodi consistenti nella distrazione dei fondi per la pubblicità istituzionale e di fare da autista personale a D'Alfonso, a spese della ditta Toto spa».
Una squadra quasi al completo che avrebbe utilizzato per scopi illeciti anche la fondazione “Europa Prossima” «quale strumento di azione politica» ma spesso utilizzando i soldi pubblici.

01/04/2009 14.31

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CHE COSA FACEVA LA SQUADRA?



La «squadra d'azione» capeggiata dal sindaco Luciano D'Alfonso agiva «per la distrazione di denaro pubblico dai fondi comunali», scrive il pm nell'atto di conclusioni delle indagini, «solo apparentemente impiegati attraverso opportune deliberazioni -che sarebbero viziate di falso ideologico- per pubblicità istituzionale al fine di utilizzare tale denaro per finanziare l'attività del partito della Margherita o manifestazioni pubbliche riconducibili comunque allo stesso schieramento politico come ad esempio il finanziamento per la convention di Prodi del 2005».
Sempre con i fondi pubblici sarebbero poi stati finanziati attività fuori bilancio dalle quali sarebbe poi conseguito un ritorno d'immagine per il sindaco: come il caso del finanziamento alla compagnia di navigazione croata Jadrolinija o il pagamento del compenso al cerimoniere personale del sindaco Giancaterino o il pagamento di parte del compenso all'architetto giapponese Toyo Ito nell'ambito della vicenda Wine glass.
«D'Alfonso operava in modo strategico», scrive il pm Varone, «mandando avanti i progetti delle imprese a lui legate da vincolo affaristico (ditta Cardinale, Toto, De Cesaris) e bloccando quelli presentati da chi non poteva godere del medesimo favoritismo, per non essersi sottoposto al sistema delle dazioni - come nel caso di Chiulli il cui progetto di finanza per la sistemazione delle aree verdi pur approvato non ha mai ricevuto alcuna considerazione da parte dell'amministrazione comunale».
Secondo la procura sarebbero poi stati attribuiti una serie di incarichi professionali a chi fosse stato disposto ad assecondare i propositi del sindaco e «revocandoli costringendolo alle dimissioni chi non si faceva subordinare».
In questo modo D'Alfonso sarebbe intervenuto «direttamente in tutti i settori dell'attività amministrativa, anche in quelli riservati alle scelte tecniche dei funzionari dirigenti».
Si sarebbe dunque trattato di «una appropriazione sistematica delle risorse del Comune» così come accade anche per materiale di cancelleria che finiva nelle sedi del solito partito.
«Il sindaco D'Alfonso», scrive Varone, «imponeva un sistematico scambio tra la promessa di trattamenti di favore da parte l'amministrazione comunale, soprattutto in attività qualificate da decisioni altamente discrezionali quali affidamenti diretti di lavori e di cottimo i fiduciari, e versamenti di contributi in nero ed utilità economiche varie».
Ad occuparsi della raccolta dei soldi ci sarebbe stato Dezio il quale ne teneva l'accurata contabilità.
«Una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati come la truffa, la concussione, il peculato, la corruzione e di falso ideologico».

01/04/2009 14.39