Asl Lanciano, nei piccoli ospedali analisi a passo di lumaca

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. La segnalazione era precisa: non funzionano bene i Poct.


Il Poct è il sistema attuato dalla Asl di Lanciano nei piccoli ospedali per assicurare le analisi di laboratorio anche quando il laboratorio analisi è chiuso o non c'è più.
Il risparmio è illusorio e i disservizi sono tanti: lentezza nelle risposte o mancato funzionamento di queste attrezzature.
Ed anche questo è un costo da considerare.
I Poct, come detto, sono macchinari per eseguire immediatamente le analisi del sangue e rappresentano la soluzione rapida alla necessità di eseguire questi controlli ai malati ricoverati in un ospedale dove non sia attivo giorno e notte e festivi un laboratorio analisi.
Come ha deciso di attuare la Asl di Lanciano, nell'ambito di una politica di risparmio che ha ottenuto i risultati sperati (Michele Caporossi è uno dei manager più attivi e performanti).
E così negli ospedali di Gissi, Casoli e Atessa entrano in funzione queste attrezzature che potremmo chiamare portatili (nel senso che si tratta di macchinari di piccole dimensioni, in grado però di effettuare tutte le analisi di base).
Se poi ci sono indagini più complesse, la provetta parte con il corriere, cioè con un autista ed un'auto della Asl, e porta il tutto a Lanciano, dove il laboratorio è attivo h24.
Qui si fanno le analisi e i risultati sono pronti da comunicare. Ma i problemi iniziano qui: dovrebbero essere comunicati in tempo reale, con il fax o via email, come ci ha assicurato la Asl, contattata telefonicamente. Siamo andati a vedere e le cose non stanno sempre così. Prima sorpresa a Casoli: «ma quale via email - spiegano divertiti al Pronto soccorso – qui internet non c'è. Il fax? La maggior parte delle volte i risultati tornano con l'autista: una volta andato a Lanciano, aspetta lì prima di tornare con i referti».
All'ospedale di Atessa sono ancora più espliciti: «Sulla carta il sistema funziona, in realtà non è così. E per due motivi: capita spesso che questi macchinari non funzionino bene o non diano la stampa delle analisi. Allora si chiama il tecnico reperibile che, non essendo un informatico o un tecnico della manutenzione per quel macchinario, alza le braccia e siamo perciò costretti ad inviare il tutto a Lanciano. Oppure si tratta di un'analisi speciale che qui non si fa. E tutto parte per il Renzetti. Il ritorno dei risultati? Con l'autista, la domenica per fax con tutte le analisi insieme». Insomma, messo alla prova, il sistema presenta delle falle che – a quanto pare – sono state segnalate alla Asl. In attesa di una risposta, una riflessione sorge spontanea: se si deve pagare la reperibilità ai tecnici e agli autisti, non era meglio lasciare attivi i laboratori locali?
Tra l'altro, sarebbe stato tutto più rapido: immaginate i tempi di questi interventi, con le nostre strade.
Parte la telefonata dall'ospedale di Atessa: l'autista reperibile è a Tornareccio.
Arriva di corsa in ospedale, di qui va a Lanciano, poi aspetta e poi ritorna. Passano almeno 2-3 ore. E il paziente? Pazienta.
Come i medici che debbono intervenire. Qualcuno però pensa che alla lunga il sistema produrrà veramente i suoi effetti nel risparmio, con la chiusura di questi ospedali. Che ci stanno a fare queste scatole vuote di attrezzature, piene solo di letti e non in grado di rispondere con rapidità alle richieste di salute?

Sebastiano Calella 31/03/2009 11.48