Era il 2005: «così si truccavano gli appalti al Comune di Pescara»

Alessandro Biancardi

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Era il 2005: «così si truccavano gli appalti al Comune di Pescara»
INCHIESTA GREEN CONNECTION. PESCARA. Si svolgerà il prossimo 29 aprile l’udienza preliminare per i 21 indagati finiti nell’inchiesta “Green Connection”. Una inchiesta che fece tremare Palazzo di città dopo appena due anni dal primo insediamento della giunta D’Alfonso. * AFFIDAMENTI DIRETTI, FRAZIONAMENTI, BUSTE APERTE PER CONTROLLARE... * LA SCHEDA: I 21 INDAGATI

Invischiato nelle indagini ci rimase anche l'ex assessore Rudy D'Amico dell'Idv, poi costretto a dimettersi e, caso unico quanto raro, di persona sotto indagine che è scomparsa completamente dall'attività politica.
E sono molti i punti di contatto tra questa inchiesta e quella più recente che ha coinvolto il sindaco di Pescara, denominata Housework.
Uno stesso modo di agire (almeno stando alle ricostruzione fatte dai pm, Filippo Guerra, nella prima inchiesta e in quella del pm Gennaro Varone, nella seconda), ruoli e atteggiamenti che ricorrono, così come nomi noti di dirigenti comunali che rientrano in entrambi i procedimenti.
Mentre la Green Connection sembra una istantanea su un particolare aspetto della vita amministrativa (la gestione del verde pubblico alle cooperative sociali) e si ferma “appena fuori la stanza del sindaco”, la seconda (la cosiddetta inchiesta Housework) sembra essere una panoramica che, partendo da un particolare (la lista Dezio), è riuscita a far luce su una ragnatela di relazioni e di presunte irregolarità che avevano come comune denominatore le presunte tangenti.
Il pm Filippo Guerra che ha condotto l'indagine “Green Connection” ipotizza l'associazione per delinquere allestita per gestire in maniera illegale gli interventi sul verde pubblico, il reato di turbativa d'asta, incendio e violenza privata.
Nel mirino della procura, oltre ai dirigenti comunali, sono finite anche le cooperative sociali incaricate della gestione degli appalti.
E nella ricostruzione dei fatti dell'accusa è emerso un chiaro piano tra le coop che si sarebbero messe d'accordo sul ribasso d'asta in modo tale da sapere già chi avrebbe vinto l'appalto.
In alcuni casi sarebbe stata anche impedita la partecipazione alle gare di società estranee al gruppo. Gli utili sarebbero stati ripartiti tra tutti gli aderenti al patto.
Il gruppo, sostiene sempre la Procura, si sarebbe servito di personaggi in grado di imporre la «legge» con la violenza, anche attraverso spedizioni punitive.
Giampiero Leobroni, Vincenzo Cirone e Pierpaolo Pescara compaiono sia nell'inchiesta Green Connection che in quella per tangenti che ha investito il sindaco.
I primi due, nell'inchiesta sul verde, vengono definiti dal pm Guerra «promotori, organizzatori e capi dell'associazione a delinquere, nonché ideatori delle illecite operazioni». Un ruolo che ritorna anche nella seconda indagine, se è vero che, per il pm Varone, Leombroni sarebbe “il braccio sinistro” del sindaco D'Alfonso (quello destro è considerato Guido Dezio).

GLI ATTENTATI INTIMIDATORI


Le indagini della procura scattarono in seguito ad alcuni incendi che si scopriranno poi essere dolosi e che distrussero due autovetture.
Il primo attentato si verificò il 13 febbraio 2005 nel quale venne distrutta una Fiat Uno. Nella notte del 16 febbraio 2005, invece, venne incendiata un'Audi 80.
Entrambi i veicoli erano di proprietà di Gianfranco Acerbo.
Passano i mesi ma gli strani incendi non si arrestano e così tra il 27 e il 28 agosto 2005 venne appiccato il fuoco ad un mezzo meccanico in uso alla ditta “ Europa strade srl” distruggendo un escavatore, creando così problemi al cantiere pubblico aperto.
Per i fatti di febbraio sono accusati in qualità di ideatori Franco D'Alonzo e Francesco De Simone, organizzatori e mandanti -dice la procura- mentre è accusato di essere l'esecutore materiale Damiano Madeo.
Anche per gli attentati di agosto sono accusati De Simone e Madeo, ai quali si aggiunge Rocco Celsi.

«UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE IN COMUNE PER PILOTARE GLI APPALTI»

Ma era nell'Ufficio tecnico del Comune di Pescara che si decidevano le sorti degli appalti, sostiene Guerra.
Qui si era installata fino dal 2005 quella che la procura ipotizza una vera e propria associazione a delinquere per favorire le cooperative amiche.
Ne facevano parte Franco D'Alonzo, presidente della cooperativa sociale “Edilpennese” , Nicola Palmieri, presidente della cooperativa “Il Solco”, Tiziano La Rovere, presidente del “la Cometa”, Mario di Giovanni presidente della cooperativa sociale “Progetto lavoro” e Roberto Scipione presidente della cooperativa “Urbis”.
Secondo la procura tutti quanti si sarebbero accordati tra di loro e con alcuni rappresentanti politici, funzionari amministrativi e tecnici della amministrazione comunale di Pescara e precisamente con l'assessore Rudy D'Amico e con vari dirigenti che si sono succeduti nel tempo, responsabili dei diversi procedimenti amministrativi e comunque firmatari di delibere di affidamento ad aggiudicazione degli appalti.
I dirigenti indagati in questo procedimento sono Pierpaolo Pescara, instancabile dirigente che -nonostante i fatti contestati risalgono al lontano 2005- ha ricoperto e continua a ricoprire al Comune ruoli apicali e fondamentali nell'ambito dei lavori pubblici e dell'urbanistica; Pierluigi Carugno, Vincenzo Cirone, dirigente comunale già indagato per l'inchiesta Ciclone di Montesilvano e poi trasferito a Pescara, indagato anche nell'inchiesta Housework; Costantino Rapattoni.
Infine è indagato Giampiero Leombroni, ex dirigente comunale che ricorre spesso nelle inchieste che riguardano il Comune e che nonostante fosse indagato già dal 2005 ha continuato a ricoprire ruoli fondamentali all'interno del Comune, occupandosi tra l'altro della stesura del primo bando per l'area di risulta (verrà poi indagato anche per questo nell'inchiesta Housework).
Dopo il clamore suscitato dall'inchiesta “Green Connection” ritornò per un breve periodo alla Provincia, dalla quale proveniva, per poi essere assunto dalla Toto spa, ditta per la quale lavora ancora.
Cosa facevano?
«Avevano siglato tra loro un vero e proprio patto di spartizione, predeterminato al tavolino», scrive il pm Filippo Guerra, «di lavori e servizi pubblici appaltati dalla pubblica amministrazione pescarese per la cura e la manutenzione del verde pubblico cittadino, con l'accordo di ottenere dai pubblici amministratori quanti più appalti possibili da dividersi tra le cinque cooperative sociali costituitesi in una sorta di “cartello”, in evidente lesione dei principi e corollari di buona amministrazione, trasparenza, concorrenzialità e par condicio».
Parole che ricordano molto quelle poi scritte nella ordinanza del 2008 che portò all'arresto del sindaco D'Alfonso.

28/03/2009 11.09

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COSI' AFFIDAVANO ILLEGITTIMAMENTE GLI APPALTI

Secondo la procura sarebbero stati commessi una serie di atti illegittimi che avrebbero favorito le cooperative amiche.
I metodi utilizzati erano molteplici e di solito si ricorreva ad un «artificioso frazionamento» dei lavori ma «gli oggetti dei lavori», dice il pm, «erano assolutamente identici ed omogenei e questo solo al fine di aggirare la normativa nazionale in materia di lavori pubblici» ed evitare così in tal modo di rientrare nei parametri che avrebbero invece imposto una gara pubblica.
«Successivamente venivano aggiudicati i singoli lotti, secondo quanto già deciso in accordo tra i pubblici ufficiali ed i privati, senza che fosse esperita almeno una gara informale per la scelta del contraente e senza stipulazione di un contratto o convenzioni tra le parti, in spregio ai principi di concorrenza e trasparenza».
A firmare le delibere di affidamento lavori illegittimi era sempre Leombroni, in qualità di direttore dell'area tecnica dei lavori pubblici insieme all'architetto Pierpoaolo Pescara, responsabile del servizio.

…MA SI APRIVANO ANCHE LE BUSTE CON LE OFFERTE PER CONTROLLARE…

Ma alcune volte si svolgevano comunque gare per poter affidare i lavori ma sempre a trattativa privata. Così avvenne che il 30 marzo 2005 per la manutenzione del verde pubblico vennero invitate per la gara 13 ditte.
Secondo la procura però la gara fu pesantemente viziata e pilotata.
«In particolare», scrive il pm Guerra, «l'assessore D'Amico e l'architetto Pescara aprivano, prima dell'inizio delle operazioni di gara, le buste contenenti le offerte economiche presentate da Tiziano La Rovere al fine di verificare la corrispondenza delle percentuali di ribasso proposte da costui rispetto a quelle in precedenza concordate tra loro e quindi procedevano alla nuova chiusura delle buste ed alla successiva riapposizione dei sigilli di ceralacca. Ciò al fine di favorire la cooperativa sociale di La Rovere che si aggiudicava i lavori per la Circoscrizione 2. Leombroni, Sergio Di Pietrantonio, Lorenzo Tini componenti della commissione giudicatrice, attestavano invece falsamente nel verbale di gara, di non aver proceduto all'apertura delle buste (…) così certificando, contrariamente al vero, il regolare svolgimento della procedura di aggiudicazione provvisoria».
Fatti che ora dovranno essere provati e discussi nel contraddittorio del processo che potrebbe aprirsi prima della fine di quest'anno. Molti degli indagati lavorano ancora in quegli uffici, più d'uno è stato promosso, qualcun altro come Di Pietrantonio avrebbe potuto vincere un concorso molto contestato.
Ma qualche giorno fa il presidente della commissione giudicatrice, Pierpaolo Pescara, ha deciso di dimettersi e così il concorso è stato sospeso…

28/03/2009 10.42

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LA SCHEDA: I 21 INDAGATI



Franco D'Alonzo, presidente cooperativa Edi Pennese

Tiziano La Rovere, presidente cooperativa La Cometa

Mario Di Giovanni, presidente cooperativa Progetto Lavoro

Nicola Palmieri, presidente cooperativa sociale Il Solco

Pierpaolo Pescara, dirigente Comune Pescara

Roberto Scipione, presidente cooperativa Urbis

Rudy D'Amico, ex assessore all'Ambiente, Ecologia, Impiantistica sportiva

Giampiero Leombroni, ex dirigente comunale Pescara e presidente della commissione di gara

Costantino Rapattoni, responsabile dei procedimenti amministrativi

Vincenzo Cirone, dirigente dell'Ufficio servizio Verde Pubblico

Pierluigi Carugno, ingegnere del Comune

Sergio Di Pietrantonio, componente della commissione di gara

Lorenzo Tini, componente della commissione di gara

Massimiliano Andrenacci, presidente del cda della Tecnoservice

Francesco De Simone, presunto ideatore, organizzatore e mandante di un incendio intimidatorio

Damiano Madeo, presunto esecutore di un incendio intimidatorio

Rocco Celsi, presunto ideatore, organizzatore e mandante di un incendio intimidatorio

Floriana D'Intino, componente della commissione di gara

Domenico Ballone, componente della commissione di gara

Antonio Roberto Di Matteo

Natascia Di Clemente