Operaio modello in Abruzzo, capo di una banda mafiosa in Sicilia

Alessandro Biancardi

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VASTO. Ha lavorato per mesi in un cantiere edile a Gissi, nel chietino, Vincenzo Pistritto, 41 anni, di Gela (Caltanissetta), uno dei presunti affiliati della temibile organizzazione mafiosa che si contrappone a Cosa Nostra. * ITALIA DEI DIRITTI:«MAFIA IN ABRUZZO? NON E’ UNA NOVITA’?»
Pistritto è stato arrestato ieri mattina in Sicilia insieme a Calogero La Mantia, ex brigatista, e altri sei. Le accuse a loro carico sono quelle di associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata alla detenzione di armi ed esplosivi e sequestro di persona a scopo di estorsione, con l'aggravante per tutti di essere un'associazione armata.
Le indagini hanno permesso di ricostruire organigramma e gruppo di fuoco di una banda pronta ad architettare rapine e sequestri anche a Modugno, vicino Bari e Cremona.
L'inchiesta e' coordinata dal procuratore Sergio Lari, dall'aggiunto Domenico Gozzo e dal sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Nicolo' Marino.
Pistritto è stato descritto da quanti lo hanno conosciuto nel suo lavoro di operaio come un lavoratore irreprensibile.
A Vasto Marina, in tanti, fino all'estate scorsa, lo avevano visto prendere tranquillamente il caffe' al bar e ha destato un certo stupore la notizia del suo arresto, avvenuto ieri mattina in Sicilia.
Insieme a lui sono finite in manette anche altre sette persone, grazie ad un blitz dei carabinieri della compagnia di Gela e del comando provinciale di Caltanissetta.

2 SEQUESTRI GIA' ORGANIZZATI

In Abruzzo nulla da eccepire sulla sua condotta, nessuno si era mai lamentato o aveva mai sospettato di una seconda vita criminale, nonostante i suoi precedenti penali.
Pistritto era stato segnalato ai colleghi siciliani dai carabinieri della compagnia di Vasto e del comando provinciale di Chieti.
Secondo i magistrati della procura nissena, che hanno fatto scattare l'operazione 'Caiman', sarebbe stato proprio lui, l'operaio modello, il capo di una banda pronta a mettere a segno già prima di Pasqua due sequestri di persona.
Rapimenti eccellenti: il banchiere siciliano Giovanni Cartia, presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa, indicato come uno degli uomini d' affari più facoltosi della Sicilia e l'imprenditore edile gelese, Vincenzo Cavallaro.

IN MANETTE ANCHE EX BRIGATISTA ROSSO

Con Pistritto, e' finito in carcere anche l'ex appartenente alle Brigate Rosse Calogero La Mantia.
Il blitz e' scattato simultaneamente in Sicilia e in altre due regioni e, come e' stato rivelato dai militari dell'Arma, la scoperta dei due piani e' stata casuale.
Grazie ad intercettazioni ambientali per inchieste non legate a fatti di mafia, si e' giunti a scoprire il disegno criminoso dell'organizzazione.
Giovanni Cartia era seguito da tempo, tanto che gli indagati ne avevano studiato nel dettaglio movimenti e consuetudini.
Dopo accurati sopralluoghi il piano era ormai pronto nei minimi particolari, compreso il covo della prigionia, nei pressi di Comiso, nel Ragusano.
Poi, in tempi successivi, sarebbe stata la volta dell'imprenditore Vincenzo Cavallaro o di uno dei suoi più stretti familiari.
Il denaro ottenuto dai sequestri, secondo gli inquirenti, sarebbe servito per finanziare una nuova impresa edile costituita da gruppi malavitosi, con l'obiettivo di entrare nel settore dei lavori pubblici al Nord Italia.
Non escluso che gli indagati fossero pronti anche a rapine a gioiellerie e portavalori.
Gli arrestati sono tutti originari del Nisseno e due di loro hanno interessi economici in Puglia e Lombardia, dove sono stati fermati dai carabinieri.
27/03/2009 9.32


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ITALIA DEI DIRITTI:«MAFIA IN ABRUZZO? NON E' UNA NOVITA'?»

ABRUZZO. «Noto, con particolare stupore, che ancora una volta l'Abruzzo diventa territorio ospitante di interessi malavitosi e ciò nonostante la nostra regione sia stata da sempre riconosciuta come isola felice e quindi esente da infiltrazioni mafiose e di altre organizzazioni di malviventi».
Queste la reazione di Emiliano D'Alessandro, responsabile per l'Abruzzo del movimento Italia dei Diritti, in merito all'arresto di Vincenzo Pistritto.
«Già anni fa - dice D'Alessandro - se non erro in provincia di Pescara, era stato scoperto un covo in cui si tenevano regolarmente le riunioni di grossi boss mafiosi. Probabilmente la disponibilità geografica e l'ospitalità della gente d'Abruzzo che mostra, sin dai tempi più remoti, il grande pregio dell'accoglienza e che non conosce, per tradizione, atteggiamenti di omertà, ben si prestano a occasioni di incontro, per fortuna solo temporanee, di faccende criminali. Questo non può, nella maniera più assoluta, farci perdere di vista la gravità e la pericolosità che vi sono dietro questi gravi episodi».
«Ci sono, a mio avviso, delle incongruenze metodologiche su quanto accaduto» afferma il responsabile abruzzese del movimento presieduto da Antonello De Pierro.
«La prima nota di riguardo - dice - è che storicamente ci sono state ben poche manifestazioni che si contrappongono a una tipica e normale affiliazione mafiosa. Poi è alquanto bizzarra la partecipazione alla cosca di un ex brigatista, fautore di una corrente ideologica che di solito non abbraccia la logica di un'associazione mafiosa se non quella sovversiva a scopo esclusivamente politico».
«Tuttavia torno a ripetere - conclude D'Alessandro - che bisogna arginare fenomeni di tale genere che possono essere fonte di un'ipotetica individuazione dell'Abruzzo come terra di conquista da parte del potere malavitoso».

27/03/2009 16.03