Borsellino: «mio fratello utilizzato come il certificato medico»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3678

LA CONTESTAZIONE. PESCARA. Oggi alle 12 il primo tratto di via Tirino cambierà nome e verrà intitolata ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i martiri ammazzati dalla mafia siciliana ma i cui mandanti reali sono rimasti occulti. La sorella di Falcone ci sarà, mentre Salvatore Borsellino ha declinato l’invito. * IL FIGLIO DI BORSELLINO:«MI SPIACE MA SONO IMPEGNATO»



LA CONTESTAZIONE. PESCARA. Oggi alle 12 il primo tratto di via Tirino cambierà nome e verrà intitolata ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i martiri ammazzati dalla mafia siciliana ma i cui mandanti reali sono rimasti occulti. La sorella di Falcone ci sarà, mentre Salvatore Borsellino ha declinato l'invito.


* IL FIGLIO DI BORSELLINO:«MI SPIACE MA SONO IMPEGNATO»

L'intitolazione fu deliberata già nel 2007, ma l'amministrazione comunale ha scelto di fare la cerimonia solo adesso. A poche settimane dalle elezioni, con una strada cantiere aperto e con inchieste giudiziarie ancora in itinere.
«Non può passare nel silenzio. Sarà presente la sorella di Falcone, ma è in “forse” la partecipazione di Salvatore Borsellino», aveva detto il vicesindaco Camillo D'Angelo, qualche giorno fa, in conferenza stampa.
Non potendo «passare nel silenzio», l'amministrazione ha tappezzato la città di manifesti e stampato brochure e volantini che palesano la volontà di dare grande risalto all'evento.
Ci sarà anche un incontro-dibattito alla presenza della sorella del giudice Falcone, all'università di Pescara, che coinvolgerà le scolaresche.
«Che ruolo ha questa intitolazione nel terremoto giudiziario che ha decapitato l'amministrazione comunale?», abbiamo chiesto in conferenza stampa.
Il vicesindaco ha risposto un po' stizzito: «nessun legame alle vicende giudiziarie e nessun ruolo particolare, se non quello di far riflettere, è stato attribuito a questa inaugurazione. Non vorrei che ci fosse una strumentalizzazione dell'evento».
E invece una strumentalizzazione la sospetta proprio il diretto interessato, ovvero il fratello del giudice ucciso, con la sua scorta, il 19 luglio del 1992.
Salvatore Borsellino, contattato telefonicamente da PrimaDaNoi.it ha spiegato perché mancherà.
«Nonostante io sia a Pescara e Teramo domani (oggi per chi legge, ndr), non vado perché rifuggo questo tipo di cerimonie come scoprire lapidi ed intitolare strade. A cosa servono? A ricordare che Paolo è morto? Prima si deve fare giustizia, poi le lapidi, e non viceversa. Lo Stato deve fare luce sulla strage di via D'Amelio».
Ha argomentato così il motivo della sua assenza di quest'oggi per l'inaugurazione della strada, ma poi ha aggiunto: «mio fratello poco tempo prima di morire diceva sempre che “non andava alle cene se non sapeva chi aveva come commensali”. E così io non partecipo a queste cerimonie quando non conosco la realtà locale».
Borsellino ha declinato l'invito inviando una breve mail al vicesindaco: «sono una persona educata, quindi ho risposto all'invito dicendo che i miei impegni erano troppi, ma ho messo in evidenza anche il fatto che la giustizia deve precedere le lapidi e le intitolazioni delle strade».
Le sue parole sono semplici e chiare.
Parole che trasudano rabbia e sdegno. Mai un ripensamento, mai un tentennamento nella conversazione, non un passo indietro su quanto detto poco prima.
Una persona che usa le parole ed i fatti per suscitare l'indignazione dell'interlocutore.
Parole precise ed incisive anche sul caso D'Alfonso.
«Non voglio ergermi a giudice, sarà la magistratura a decidere se il sindaco di Pescara sia colpevole o meno. Non conosco a fondo la realtà locale. Non voglio dare giudizi aprioristici, ma fin quando c'è un sindaco indagato posso ipotizzare, e solo ipotizzare, che questa intitolazione sia un'operazione di facciata, quindi mi astengo anche solo per il sospetto di una possibile strumentalizzazione del nome di mio fratello Paolo. Questa non è la cultura del sospetto, ma semplicemente quella della legalità».
Alle cerimonie solenni, Borsellino preferisce di gran lunga gli incontri con i giovani. Infatti da anni ha iniziato una intensa campagna a favore della legalità girando le scuole di tutta Italia per gridare la sua rabbia e scuotere le coscienze.
Ha un calendario fittissimo d'impegni: sarà nella sala della Provincia a Pescara alle 17, mentre alle 21 sarà nella “sala del belvedere” di Giulianova.
Sabato mattina invece sarà presente, con altre persone, davanti alla Procura di Roma per dimostrare solidarietà a Gioacchino Genchi, funzionario di polizia ed esperto nell'incrocio dei tabulati telefonici, sospeso dall'incarico con un provvedimento disposto dal Capo della Polizia.
«Una motivazione risibile, un pretesto perché Genchi fa paura a molti», ha sostenuto con forza Borsellino.
«Io non parteciperò a nessuna cerimonia fin quando verranno perpetrate le ingiustizie dallo Stato, come la sospensione dal servizio di Gioacchino Genchi, che è l'unico che potrebbe individuare i mandanti esterni della strage di via D'Amelio».
La manifestazione, promossa da Borsellino, avverrà contemporaneamente davanti alle Procure di molte città italiane.
«Il tutto è stato organizzato tramite internet - ha assicurato Borsellino- e solo dalla società civile. Nessun simbolo di partito, sarà consentita solo la bandiera italiana».
Anche a Pescara è previsto un presidio davanti alla Procura indetto per sabato alle 10.

Manuela Rosa 27/03/2009 8.13







[pagebreak]

IL FIGLIO DI BORSELLINO:«MI SPIACE MA SONO IMPEGNATO»

PALERMO. Il figlio del giudice Paolo Borsellino, Manfredi, ha inviato una missiva al vice sindaco, Camillo D'Angelo, per significare il suo «vivo rammarico» per non essere presente alla inaugurazione della intitolazione della strada.
«Pregressi e non rinunciabili impegni professionali, unitamente all'impossibilità di allontanarmi da Palermo per l'imminente assunzione di un nuovo incarico in seno alla questura, mi impediscono di onorare la vostra cerimonia», ha scritto il giovane funzionario di polizia.
In particolare Manfredi Borsellino con dispiacere ha dovuto rinunciare anche all'incontro con gli studenti «momenti come questi arricchiscono non solo gli studenti».
«Il mio vissuto e la ferita – mai rimarginata- non di rado sono di ostacolo alla mia partecipazione a queste lodevoli iniziative, non le nascondo che ricordare mio padre genera nella mia persona emozioni ancora troppo forti cui probabilmente non sono ancora abituato o con le quali forse non sono pronto a convivere».
Secondo il figlio del giudice manifestazioni come queste di Pescara «scuotono le coscienze di tanti che ancora rimangono indifferenti al sacrificio umano di chi si è battuto perché anche loro un giorno potessero vivere in un mondo migliore».
Saluti a tutta Pescara, conclude la breve missiva, «città che ho conosciuto e che ho particolarmente apprezzato qualche anno fa in occasione del matrimonio di una coppia di miei cari amici»

27/03/2009 15.22