Formazione, assessore Gatti vuole la svolta, intanto la "parrucchiera d’oro"...

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Qualche giorno fa l'assessore alla Formazione, Paolo Gatti, ha annunciato che il sistema di accreditamento degli Enti formativi sarà completamente riformato. «Cambierà tutto», ha promesso.
Bisognerà passare da un modello «artigianale e squalificante», ha detto proprio così, ad un sistema che «dia sostanza a tre parole: qualità, meritocrazia, semplificazione».
Sarà difficile mettere mano ad uno dei comparti più delicati in circolazione e sulla cui professionalità è difficile assegnare giudizi oggettivi. Il corso era organizzato bene? E' servito a qualcosa? Ne sono usciti professionisti affermati e capaci?
E' questo, infatti, il campo nel quale fioccano e sono fioccati miliardi di euro negli anni che sono stati dirottati con criteri spesso messi in discussione e con controlli “a maglie troppo larghe”… per usare un eufemismo.
L'inchiesta al momento più importante sulla formazione è quella che riguarda lo Ial Cisl, con decine di persone non pagate, corsi bloccati ed un buco nelle casse dell'ente formatore per milioni di euro. Come sia stato possibile dovrà dirlo l'inchiesta condotta dal pm Andrea Papalia. E le parole dell'assessore non fanno che confermare il mal costume del passato.
Eppure grossi segnali di cambiamento finora non arrivano.
Ha deciso di investire nel ramo della formazione anche la “parrucchiera d'oro” Rossana Paolini, che parallelamente ai suoi saloni per capelli (se ne contano 10 tra quelli aperti e quelli di prossima apertura) ha fatto sorgere anche l'omonima “accademy”, convenzionata con la Regione, con cui organizza corsi per aspiranti lavoratori.
Non solo per futuri parrucchieri, però, ma anche per chi vuole diventare web designer, operatore Bed & Breakfast, Sommelier e quant'altro. Dai capelli al web passando per l'enogastronomia, un impero che cresce grazie anche ai finanziamenti pubblici.
E questi corsi si svolgono tutti nel suo negozio, lo stesso spazio dove si “appoggia” la Provincia di Pescara dal 2004 per altri corsi di formazione, pagando alla fortunata parrucchiera ben 160 mila euro annui, nonostante l'ente provinciale abbia spazi di proprietà per bypassare inutili costi.
E su questa storia l'associazione dei Consumatori Codici ha formulato un esposto alla Procura e si costituirà parte civile in un eventuale processo per chiedere danni morali e materiali.
Della vicenda si interessò, subito dopo il nostro articolo, anche l'allora consigliere regionale di minoranza Alfredo Castiglione, oggi vicepresidente e assessore regionale allo sviluppo economico.
Castiglione parlò di «un clamoroso caso di sperpero dei fondi pubblici» e chiese
di sapere dall'assessore regionale competente «quali iniziative ufficiali intende assumere per scoraggiare il perpetrarsi di follie del genere».
Oggi che è un assessore regionale si ricorderà ancora di quella vicenda?
Hanno mostrato interesse anche i revisori dei conti della Provincia di Pescara che hanno chiesto spiegazioni in merito, due lettere ufficiali nell'ultimo anno. Ma risposte non ne sono arrivate.

UNA DENUNCIA E UN QUASI EX SOCIO

A raccontare a quali risultati portavano i corsi da parrucchiera dell'Accademia gestita da Rosanna Paolini è oggi Marco Terrenzio, ex socio in affari della Paolini, adesso ai ferri corti con la donna.
E anche per questo nelle sue dichiarazioni non può certo mancare una buona dose di rabbia («più che giustificata», dice lui).
Anche perché adesso tra i due ci sono anche tre avvocati, degli esposti ai vigili urbani, un ricorso al Tar (vinto da Terrenzio), una licenza rilasciata dal Comune alla Paolini «anomala», e una denuncia alla Procura della Repubblica.
Il fascicolo dell'inchiesta è stato affidato al pm Anna Rita Mantini che dovrà accertare, si legge nella denuncia, se sussiste «il reato previsto dall'articolo 640» (truffa, ndr).
«Da alcuni colleghi ho sentito dire che i diplomati dopo due anni di corso affidato alla Paolini non sapevano nemmeno tagliare i capelli», racconta Terrenzio, giovane parrucchiere, «ma alla fine ricevevano comunque il certificato di “operai qualificati” e come tali bisognava pagarli anche se erano più i disagi ed il tempo perso a spiegare loro il mestiere».
Per i giovani lavoratori, quindi, possibilità di essere assunti con una buona qualifica ma per i parrucchieri in cerca di manodopera il pericolo era quello di pagare un inesperto.
«Sono pronto a portarvi testimoni che confermino quello che sto dicendo», dice Terrenzio, «tra l'altro a questi corsi svolti nei locali di Paolini (affitto pagato dalla Provincia) dovevano essere tenuti da lei (pagata anche come insegnante) ma spesso si assentava e mandava qualche suo dipendente a sostituirla…»

UN AMORE DURATO POCO

Quello tra Terrenzio e Rossana Paolini è stato però un colpo di fulmine professionale finito molto male.
Nel 2007 Marco e suo padre Carlo incontrarono la “parrucchiera d'oro” ed ebbero insieme l'idea di unire le loro competenze e i loro beni per ampliarsi.
Quando lavoravano insieme Terrenzio lesse su PrimaDaNoi.it gli articoli che parlavano della sua “socia”.
«Lei li commentò», ci racconta, «era preoccupata e chiamò in Provincia per avere “rassicurazioni”…». D'altronde, come precisa lo stesso Terrenzio, «la Paolini ha molte conoscenze all'interno dell'Ente».
«Venivano spesso signore che lavorano lì, mogli di personaggi noti anche una volta a settimana per fare taglio e piega…e la maggior parte delle volte non pagavano mai».
Ma a quel tempo Marco e suo padre non volevano indagare più di tanto.
Anche perché pensavano al progetto per dare nuovo impulso a due attività imprenditoriali che si trovavano al centro della città (piazza Salotto e Corso Umberto) e che insieme, speravano, potevano crescere e consolidarsi.
Ma quel progetto naufragò miseramente e i Terrenzio, padre e figlio, hanno rischiato di perdere anche il salone di parrucchiere che hanno da oltre 40 anni e che oggi affaccia sul quel che resta della fontana di Toyo Ito.

PAOLINI CAMBIA LA SERRATURA

E questo è l'inizio del vero travaglio. Per la Paolini, nonostante accordi scritti poi spariti nel nulla, «la nuova società era solo sua e lo ha ripetuto davanti agli avvocati».
A settembre i Terrenzio denunciano la donna per truffa e lei cambia la serratura del negozio. Anche di quella parte di negozio di proprietà dei Terrenzio. Quando padre e figlio si riappropriano del loro locale, e alzano un muro con l'altra parte di salone, credono di poter ricominciare la loro attività. Ma non è così.
Scoprono, infatti, che non possono ottenere una nuova licenza perché in quella porzione di salone la Paolini aveva chiesto e ottenuto la licenza del Comune.
Ma come ha fatto la parrucchiera ad ottenere la licenza se quel locale non era suo?
Il Comune non ha verificato?
«Pare che lei abbia rilasciato una autocertificazione e gli uffici preposti non hanno controllato», racconta l'ex socio, «mi domando come mai lei avesse tutta questa velocità per ottenere autorizzazioni, invece io e mio padre ci siamo scontrati con una burocrazia che ci ha schiacciato».
Padre e figlio si sono rimboccati le maniche e il Tar ha dato loro ragione con la sentenza numero 41 del 20 febbraio 2009.
E qui che i giudici riconoscono effettivamente che il Comune «non poteva rilasciare» quella licenza perché i locali, come certificato da un contratto sottoscritto con il proprietario dell'immobile il 26 maggio 2006, erano stati ceduti in comodato d'uso a Carlo Terrenzio.

PROBLEMI DI VICINATO

Ben presto però Paolini e i Terrenzio potrebbero trovarsi a lavorare a pochi centimetri di distanza (più o meno 5 da porta a porta).
Come risulta infatti da una denuncia alla polizia municipale del 6 marzo, la parrucchiera starebbe effettuando dei lavori nell'appartamento attiguo a quello di Terrenzio e l'intenzione sarebbe proprio quella di tornare a lavorare gomito a gomito.
Ma questa ipotesi non piace a padre e figlio che hanno inviato una diffida al Comune a rilasciare la licenza alla donna, annunciando anche l'inchiesta penale in corso.

Alessandra Lotti 26/03/2009 9.04

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