Abruzzo, la stagione delle grandi inchieste giudiziarie non è finita

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

7466

Abruzzo, la stagione delle grandi inchieste giudiziarie non è finita
ABRUZZO. Mentre si attende la chiusura dell’inchiesta sulla sanità che ha portato alla decapitazione della giunta regionale che faceva capo a Ottaviano Del Turco, sembrerebbe che la stagione delle grandi inchieste in Abruzzo non sia ancora finita. Forse ci aspetta un’altra estate calda.
Ritornano alla mente le parole del procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, che in più occasioni ha ripetuto: «La stagione di mani pulite non è mai finita».
Un quadro -benché estremamente riassuntivo- che però sembra essere confermato dalle inchieste tuttora aperte -e già note- presso la procura di Pescara, alcune anche da molto tempo, altre che potrebbero concludersi nei prossimi mesi.
Ma ce ne sono altre che non hanno ancora avuto evidenze pubbliche e starebbero interessando alcuni eventi, grandi appalti pubblici e finanziamenti finiti in capo ad alcuni imprenditori eccellenti.
Quel che starebbe emergendo sarebbe un presunto malaffare che vedrebbe ancora una volta ben saldi i legami tra politica e imprenditori locali che però si sarebbero internazionalizzati e che quindi sempre più di frequente nei loro traffici coinvolgono anche Stati esteri.
Da queste inchieste potrebbe emergere un quadro ancora più drammatico della corruzione.
Molti dati sono già emersi nei mesi scorsi, altri riscontri sono ancora in corso e sarà la bravura degli investigatori e degli inquirenti, oltre che alla loro volontà, scavare e indagare in quei legami che hanno in qualche modo distorto l'attività degli enti pubblici negli ultimi anni.
Potrebbero essere chiamati a rispondere anche alcuni politici che hanno avuto ruoli importanti anche a livello regionale.
Le piste che potrebbero promettere sviluppi e che hanno superato il giro di boa sono due.
La prima sarebbe partita nell'ambito degli accertamenti dell'inchiesta proprio della sanità sull'onorevole Sabatino Aracu, accertamenti che avrebbero destato qualche perplessità in capo al pool di magistrati (Trifuoggi, Bellelli, Di Florio) che stavano indagando in altre direzioni ma che poi sarebbero stati costretti ad approfondire alcuni aspetti riguardanti l'attività economico-imprenditoriale del deputato di Forza Italia. Società più o meno legate al deputato forzista che hanno avuto una grande espansione negli ultimi anni anche grazie ad appalti pubblici come documentato qualche giorno fa anche da PrimaDaNoi.it (appalto del call center della Asl di Chieti).
La seconda pista, invece, riguarda un'inchiesta aperta da diversi mesi, coordinata dal pubblico ministero Filippo Guerra, distaccato a Gela da oltre sei mesi, e che vede al centro l'attività ed i rapporti con le istituzioni pubbliche dell'imprenditore aereo Giuseppe Spadaccini.
Tra le carte degli investigatori, però, sarebbero molteplici i punti in comune tra l'imprenditore ed il deputato che si conoscono da molti anni e che spesso trascorrevano insieme le vacanze in Sardegna, insieme ad altri nomi illustri della vita pubblica abruzzese.
Ed è su quest'ultima inchiesta che sono emersi diversi mesi fa particolari piuttosto precisi sulla ricostruzione che gli investigatori hanno fatto, rivelazioni pubblicate in un articolo del giornalista dell'Espresso Primo Di Nicola e stranamente passate inosservate in Abruzzo.
Giuseppe Spadaccini, “l'altro Toto”, è l'imprenditore abruzzese ingegnere ed ex pilota che è titolare di diverse aziende in campo aeronautico (Itali Airlines, Sorem, Air Columbia), è noto per aver vinto importanti appalti nazionali come quello per la gestione dei Canadair per conto della protezione civile.
«Ma Spadaccini deve vedersela con grane giudiziarie serie: è indagato a Pescara dal pm Filippo Guerra per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio», scriveva Di Nicola lo scorso settembre, «gli inquirenti hanno già individuato alcune società 'esterovestite' con sede a Madeira, in Portogallo, facenti capo in realtà a Spadaccini. I loro nomi? Aircrew, Valoris, Petillant e Bytols: società attraverso le quali si sarebbero realizzati illeciti risparmi fiscali. E, capitolo ancora più inquietante, ci sarebbero state movimentazioni che gli inquirenti sospettano siano servite per costituire fondi all'estero: scorte da utilizzare per pagare personaggi importanti in grado di fare vincere appalti alle società del gruppo».
Fondi neri per fare cosa?
Da questa domanda potrebbero saltare fuori i filoni che riguardano magari la politica non solo abruzzese.
Il centro nevralgico sarebbe il Portogallo e precisamente Madeira dove avrebbero sede le società di Spadaccini, nella zona franca di via Rua da Carreira, in un ufficio di un elegante palazzo ai numeri 115-117, dove una segretaria fa la gran parte del lavoro.
«Un capitolo riguarda anche la politica», si legge ancora su L'Espresso, «La Bytols nel 2004 vende 50 mila euro delle proprie quote di Itali Airlines al deputato di Forza Italia Sabatino Aracu. È il parlamentare finito nello scandalo sanitario abruzzese: l'imprenditore Vincenzo Maria Angelini lo accusa di avere chiesto soldi, lui smentisce e precisa a 'L'espresso' di essere uscito dalla società di Spadaccini».
Ma gli inquirenti potrebbero trovare altri punti di contatto proprio in via Rua da Carreira agli stessi numeri civici, magari nello stesso ufficio.
«Conclusione degli investigatori», scrive ancora Di Nicola, «Bytols viene utilizzata da Spadaccini, vero dominus della società portoghese, per comprare aerei che vengono poi, senza ragionevoli motivazioni economiche, ceduti a Sorem o ad altre società di leasing che a loro volta li danno in locazione ad altre aziende del suo gruppo».
«Spadaccini rischia grosso anche per le attività della Valoris», si legge ancora nell'articolo, «questa società risulta aver stipulato due contratti di consulenza (mai denunciati al fisco) del valore di circa 400 mila euro con la Sorem per sperimentare un aereo russo con il pilota Andrea Golfera, morto eroicamente nel luglio dello scorso anno mentre spegneva un rogo. Si tratta dell'idrovolante antincendio Beriev 200, caro all'amicizia tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin che venne provato nei cieli della Costa Smeralda. Titolare di una quota di Valoris, il pilota aveva trasferito la sua residenza a Madeira anche se è poi risultato che risiedeva stabilmente in Italia e utilizzava un cellulare rimborsato dalla Sorem di Spadaccini. Proprio attraverso un conto della Valoris presso la Banca di Romagna, inoltre, gli investigatori sospettano che venissero costituiti fondi occulti all'estero nella disponibilità del gruppo dell'imprenditore abruzzese che, attraverso suoi fiduciari (Angela Fabrizio, Leonardo Valenti, Francesco Valentini), gestiva anche questa società. Impegnata nel lavoro interinale, Valoris ha operato in Italia senza autorizzazione», scrive sempre l'Espresso, «ed è stata utilizzata per mettere sotto contratto Golfera le cui prestazioni sono state poi cedute alla Sorem di Spadaccini. Particolare macabro: dopo la morte del pilota gli investigatori hanno scoperto che, consapevoli dei pasticci sulle prestazioni di Golfera, gli uomini di Spadaccini si sono mobilitati per mettere a punto 'regolari' contratti utilizzando la firma scannerizzata del pilota defunto».

a.b. 25/03/2009 12.31

[url=http://espresso.repubblica.it/dettaglio/a-bordo-ce-un-portoghese/2042585/10/0]L'INCHIESTA DELL'ESPRESSO SU GIUSEPPE SPADACCINI[/url]