Schede di colore diverso nelle urne che hanno decretato il D’Alfonso bis

Alessandro Biancardi

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Schede di colore diverso nelle urne che hanno decretato il D’Alfonso bis
PESCARA. Dopo qualche sentenza che ha di fatto accertato molteplici violazioni nello scrutinio delle schede elettorali alle scorse elezioni amministrative del 2008, ma confermato l'esito, oggi arriva un altro pesante macigno su quelle consultazioni che gettano ombre lunghissime.
Nelle urne, infatti, sono state trovate una quantità indefinibile di schede di colori diversi -soprattutto il bianco più vicino al panna o al beige- e di una tonalità più scura rispetto alla normale, così come i diversi colori presenti (soprattutto l'azzurro) che caratterizzano i diversi simboli sono più scuri rispetto a quelli standard.
Una preoccupante anomalia che si inserisce in un discorso molto ampio che sta diventando ogni giorno più complicato e che da alcuni mesi, abbandonati i ricorsi amministrativi, investe anche la magistratura penale.
In quelle elezioni Luciano D'Alfonso vinse al primo turno con uno scarto di 290 voti.
La sconvolgente rivelazione è contenuta in un verbale datato 16 ottobre 2008 e chiuso alle 15.30, redatto nella sala riunioni della Prefettura dalla dirigente incaricata, il viceprefetto Melania Micucci, che ha presieduto la verifica delle schede elettorali in conseguenza di una disposizione del tribunale amministrativo su un ricorso della candidata Adele Caroli.
Con un provvedimento di certo non frequente il Tar ha così disposto l'apertura ed il conteggio delle schede elettorali di 120 sezioni su 170.
Nel verbale dell'ufficio territoriale del governo di Pescara è l'avvocato difensore della candidata esclusa, Fernando Fiori, a pretendere di verbalizzare le anomalie riscontrate nel corso della verifica anche se il viceprefetto Micucci si dice assolutamente contraria (e lo verbalizza) poiché «i rilievi non sono pertinenti al ricorso proposto dalla ricorrente» e perché «allo stato non verificabile poiché non rappresentate nell'immediatezza delle singole sedute».
Ma quali sono queste anomalie?
L'avvocato Fiori le elenca nella parte finale del verbale: «in molte sezioni fra quelle esaminate», si legge, «vi sono fra le schede annullate delle schede che in realtà non presentano motivi per l'annullabilità in quanto apparentemente corrette come è successo nelle sezioni 80, 131, 134, 135, 138, 141, 144 e 157. Il materiale corrispondente alle singole sezioni non è sempre pervenuto nella sede di verifica in condizioni di integrità e sigillo, in alcuni casi totalmente mancanti di firme nella parte corrispondente la chiusura con il nastro da imballo, come nelle sezioni 138 e 152. In diverse sezioni le schede dovevano essere annullate per anomalie come ad esempio segni di tentata cancellatura della croce su un simbolo per poi barrare con un'altra croce un altro simbolo. Le schede nulle e quelle bianche», fa verbalizzare sempre l'avvocato Fiori, «spesso si trovano mescolate insieme. Sono state inoltre riscontrate molte schede di colore diverso dal bianco e di colore più scuro rispetto a quello standard. Le buste del materiale elettorale una volta effettuata la verifica non vengono firmati dalle persone incaricate della verifica».
Seguono sette firme delle persone presenti: oltre al viceprefetto Micucci, la Caroli e il difensore Fiori, certificano quanto riportato anche la dottoressa Sandra Fioravanti, Ugo Cascini, Giuliana Donatelli e Vincenzo Ruscitti, tutti nominati con decreto dal prefetto di Pescara.
Sebbene «affermazioni non verificabili» come fatto notare dal viceprefetto comunque controfirmate da tutti i presenti i quali comunque si sarebbero resi conto delle anomalie.
Qualche giorno dopo la chiusura di quel verbale la candidata esclusa Adele Caroli ha firmato un esposto già presentato alla procura della Repubblica il 27 ottobre 2008, esposto che è finito sulla scrivania del pubblico ministero Anna Rita Mantini che ha già ascoltato come persona informata dei fatti la firmataria.
Adele Caroli ha raccontato le numerose difficoltà emerse in prefettura durante la verifica, poi inserite nell'esposto, nel quale parla di «modalità tali da impedire all'interessata e al proprio legale di giungere ad una verifica seria e puntuale di tutte le schede visionate».
In pratica non si sarebbe «raggiunto un sufficiente livello di chiarezza e trasparenza nell'indagine tanto che nel prosieguo l'esponente su propria iniziativa, nonché su consiglio del proprio legale, ha preteso di procedere alla verifica “a due mani” riuscendo in tal modo ad identificare diversi elementi di irregolarità ed anomalie che in precedenza non era stato possibile mettere in luce».
Ed i giorni della verifica non sono stati sempre sereni; vi sarebbero stati anche alcuni attimi concitati nella quale si sarebbe arrivati anche a minacciare di chiamare i carabinieri perchè vi sarebbero stati «ostacoli alla verbalizzazione» di fatti poi acclarati.
«A questo punto, dopo il ricorso al Tar, non è più un problema che riguarda i miei interessi ma credo tutta la collettività», ha spiegato Adele Caroli a PrimaDaNoi.it, «è importante sapere se vi siano responsabilità e violazioni delle norme nel momento più delicato per la democrazia: le elezioni. È importante che la Procura accerti e verifichi al più presto possibile quello che è successo proprio perché a distanza di un anno si ritorna a votare ed i cittadini devono poter essere tranquilli. I documenti parlano chiaro: 7 persone hanno visto schede di colore diverso rispetto a quelle “ufficiali”. Voglio sapere il perché».
Già, perché?
Un fatto piuttosto anomalo che apre scenari davvero sconcertanti e getta ombre che devono assolutamente essere fugate il più presto possibile.
Perché la città, dopo tutto quello che è successo, non può sostenere anche il sospetto di brogli elettorali.

Alessandro Biancardi 21/03/2009 13.00

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