CdS: un albergo non può trasformarsi in condominio

Alessandro Biancardi

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LA SENTENZA. FRANCAVILLA. «Mi criticano tutti, ma intanto il Comune di Francavilla, gestione Angelucci, ha vinto un ricorso importante al Consiglio di Stato. Non sono poi così scarso....».
La voce di Roberto Angelucci vibra di soddisfazione nell'annunciare la sentenza favorevole alla posizione del Comune – difeso dall'avvocato Diego De Carolis - contro l'impresa Di Cosmo che ha ristrutturato l'hotel Vittoria.
In pratica la sentenza, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso al Tar a suo tempo presentato, ha decretato che l'albergo (a questo punto qualsiasi albergo) avendo una destinazione d'uso turistico-ricettiva, non può cambiare destinazione e diventare residence.
Il vincolo, infatti, è sul terreno ed è un vincolo “conformativo” che non si può rimuovere con una semplice Dia, come a suo tempo aveva fatto l'impresa, trasformando le camere in 10 piccoli appartamenti e comunicandolo semplicemente al Comune.
«E' una sentenza storica, Francavilla ha fatto da apripista in Italia – spiega Angelucci – abbiamo aperto una strada che ha portato al sequestro di almeno 700 appartamenti così costruiti dalla Versilia ad altre zone turistiche».
Ma secondo Angelucci, l'importanza del pronunciamento sta nel fatto che la decisione può essere applicata ad altre vicende analoghe, in particolare al Resort che sta sorgendo ai confini con Pescara e che tante polemiche ha suscitato, fino al recente sequestro.
«In pratica – spiega l'ex sindaco – quello che nasce come albergo, rimane albergo e non può essere venduto come miniappartamento, proprio per quel vincolo che ha ricordato la sentenza. Insomma non possono essere o diventare appartamenti, perché, ad esempio, ci dev'essere un solo contatore dell'elettricità o del gas, un solo atto notarile e così via».
Dice la sentenza: c'è un limite naturale per gli alberghi, nel senso che non esiste la possibilità di trasformarli «passando da una categoria d'uso ad un'altra, divenendo una residenza abitativa, in violazione del non obliterabile primato delle norme di zonizzazione che prevedano il vincolo alberghiero».
«Per spiegarmi ancora meglio – conclude Angelucci – se fosse passato il principio di modificare con una Dia la destinazione d'uso, nessuno avrebbe più potuto costruire perché così si sarebbero esaurite le superfici edificabili, in quanto gli alberghi – cambiando destinazione – si sarebbero mangiati tutta l'edificabilità. Sono soddisfatto, veramente soddisfatto dell'esito che fa giustizia di tante polemiche. Anche la scelta dell'avvocato si è rivelata vincente: con soli 24mila euro l'anno ci eravamo assicurati un professionista con i fiocchi. Al contrario, l'amministrazione in carica su questo punto è in confusione».

Sebastiano Calella 21/03/2009 9.20