Così il tesoro di Ciancimino veniva riversato a Tagliacozzo

Alessandro Biancardi

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Così il tesoro di Ciancimino veniva riversato a Tagliacozzo
LA MAFIA SICILIANA IN ABRUZZO. TAGLIACOZZO. Una montagna di soldi, a partire dal 2003, riversata in Abruzzo tramite assegni e bonifici bancari. (Nella foto: Vito Ciancimino) * ZANGARI, IL GIP PARLA DI «ELEVATA CAPACITA’ CRIMINALE»
Tutti soldi provenienti da Giovanni Lapis, l'avvocato tributarista accusato di essere il braccio operativo per reinvestire e riciclare il “tesoro” di Vito Ciancimino, ex sindaco e boss palermitano morto nel 2002.
La Guardia di Finanza di Avezzano ha ricostruito ogni singolo passaggio di quei soldi che finivano nelle casse della società Alba D'Oro, per il 50% abruzzese e per il 50% palermitana.
Ma nei documenti societari non ve ne era traccia.
Almeno fino a quanto Nino Zangari e i fratelli Achille e Augusto Ricci, suoi cugini, non capirono che la magistratura stava indagando.
Allora come per magia i soldi di Lapis vennero inseriti nei bilanci, alla voce prestiti. Ma per l'accusa quei soldi non erano affatto destinati ad essere restituiti.
Fino al 10 dicembre del 2004, si legge nella ricostruzione del gip, Giansaverio Cappa, Zangari in qualità di amministratore delegato ha ricevuto complessivamente 1.610.000 dalla Sirco, società riconducibile a Lapis.
Assegni incassati poi presso la Carispaq di Tagliacozzo, sul conto intestato alla società Alba D'Oro.
Il primo assegno viene versato da Zangari il 15 ottobre del 2003: 60 mila euro a firma Mauro Lapis provenienti della Unicredit Palermo.
Stessa firma e stessa banca per i due assegni versati il 19 gennaio del 2004: il primo è di 80 mila euro il secondo di 140 mila euro.
Il 5 febbraio vengono versati 240 mila euro. Passano due mesi e il 5 aprile ne vengono versati altri 120 mila.
Il 3 giugno del 2004 altri 100 mila.
Il 16 luglio, invece, arriva un bonifico: 100 mila euro ordinato da Mariangela e Mauro Lapis.
Il 29 luglio un nuovo bonifico da 200 mila euro, ordinato dalla Sirco.
Il 31 luglio si torna a versare assegni: 100 mila euro dalla solita Unicredit di Palermo.
Il 21 ottobre ancora 200 mila euro tramite bonifico bancario della Sirco. L'ultimo il 10 dicembre un assegno da 250 mila euro.

DOVE FINIVANO I SOLDI?

Per la procura dell'Aquila tutti questi soldi vennero poi reimpiegati da Zangari e i fratelli Ricci nelle attività dell'Alba D'Oro per la realizzazione del complesso turistico “La Contea” di Tagliacozzo, sequestrata lunedì scorso, e per l'acquisto di terreni che si trovano nel Comune di Carsoli e Tagliacozzo.
Ma se gli indagati nel corso degli interrogatori dei giorni scorsi hanno detto di non sapere che quei soldi fossero “sporchi”, per gli inquirenti non c'erano assolutamente possibilità di non sapere.
E il fatto che ne fossero a conoscenza sta tra l'altro nell'accorgimento che i tre misero in atto per non far figurare quei versamenti nel bilancio della società.
«Nel bilancio d'esercizio chiuso il 31 dicembre 2004», scrive il gip, «approvato il 30 aprile del 2005 e depositato presso il registro delle Imprese della Ccia il 26 maggio del 2005 i predetti flussi finanziari non venivano riportati, e ciò con il chiaro intento di non renderli manifesti vista lo provenienza delittuosa»
Una ulteriore conferma gli inquirenti l'hanno avuta spulciando nel modello U60 presentato alla Agenzia delle Entrate il 14 maggio del 2005: anche lì non c'è traccia dei soldi.

POI CAMBIA QUALCOSA

All'improvviso però i tre cambiano strategia. A fine 2005, quindi ad un anno di distanza dall'arrivo dell'ultimo assegno, come per magia quei soldi vengono inseriti nei bilanci.
Accade il 19 dicembre del 2005, tramite la redazione di un apposito verbale.
«Gli indagati», scrive il gip Cappa, « rendono manifesta nel bilancio della Srl l'esistenza di capitali di provenienza Sirco».
Nel corso dell'assemblea, infatti, dopo 12 mesi dall'approvazione del bilancio del 2004, deliberarono di apportare delle rettifiche, inserendo alla voce “informazioni sullo Stato Patrimoniale” tutti i soldi girati dalla ditta palermitana.
«Tale mutamento di strategia», scrive il gip, «si spiega con il disvelamento delle indagini condotte dalla procura di Palermo sulle attività di Lapis».
Infatti, poco dopo sarebbero stati nominati dal Tribunale di Palermo gli amministratori giudiziari della Sirco che nell'analisi dei documenti contabili sarebbero così certamente arrivati fino a Tagliacozzo.
Zangari e i fratelli Ricci tentarono così di metterci una pezza, giustificando quel milione e mezzo come “finanziamento soci e deposito cauzionale”.
In quanto tali, quindi, quei soldi venivano battezzati come prestiti e si presupponeva l'obbligo di un rimborso. Ma così non era, sostiene la Procura.
Anche perché manca all'appello il verbale del cda nel quale bisognava registrare il finanziamento arrivato dalla Sirco.
Anche questo tentativo di “camuffare” i soldi, per l'accusa è da ritenere un'azione «fittizia e meramente strumentale» messa in piedi dagli indagati «con l'intento di tenere nascosta la provenienza illecita del finanziamento».

Alessandra Lotti 20/03/2009 12.00

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ZANGARI, IL GIP PARLA DI «ELEVATA CAPACITA' CRIMINALE»

Per il gip, Giansaverio Cappa, Nino Zangari è una persona dalla «elevata capacità criminale». Marginale viene invece ritenuta la posizione dei fratelli Ricci.
Tutti e tre, però, è convinta la Procura, non potevano non sapere che quelli che venivano riversati nelle casse della loro società fossero denari di provenienza illecita.
Loro si sono difesi così, mercoledì nel corso dell'interrogatorio, ma per gli inquirenti sarebbero diversi gli elementi che li smentirebbero.
E il gip nell'ordinanza di custodia cautelare fa riferimento anche al dibattito pubblico che si svolse ad Avezzano nel dicembre del 2007 organizzato dalle associazioni Libera e Legambiente Marsica.
In quell'incontro, il cui video era stato registrato da Site.it (guardalo qui sotto), il vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia Giuseppe Lumia ricostruì tutte le vicende societarie della Sirco e dell'Alba D'Oro.
Zangari si difese dicendo che lui e i suoi soci rappresentavano il nuovo corso e di non conoscere i problemi giudiziari di Lapis, se non quelli che risalgono agli anni 80.
«Adesso li conosce», disse Lumia, «se non c'entra niente si costituisca parte civile».
Ma dopo quell'incontro i rapporti con Lapis non si interruppero.
Però i soci dell'Alba D'oro decisero di togliere dalla carica di consigliere Mariangela Lapis, figlia di Gianni, in sella fino al 5 dicembre del 2007.
«Questa situazione denota», scrive il gip nell'ordinanza d'arresto, «che gli indagati, coscienti delle indagini sul tesoro occulto di Ciancimino e della sentenza del Tribunale di Palermo (che condannò nel marzo 2007 Gianni Lapis ndr), abbiano continuato a favorire l'impiego di denaro di provenienza illecita nella loro attività imprenditoriale.
E della condanna di Lapis ne parlarono ampiamente anche i quotidiani locali. Possibile che Zangari e i due Ricci non ne sapessero niente?

«MEGLIO RIMUOVE MARIANGELA LAPIS»


Arrivò poi il momento in cui si capì che forse era meglio rimuovere dall'assetto societario Mariangela Lapis per non avere ostacoli dalla prefettura dell'Aquila che doveva rilasciare il nulla osta antimafia per ottenere il saldo di un finanziamento concesso dalla Regione di 161 mila euro.
Fondamentali per ricostruire paure e strategie degli indagati sono state le intercettazioni telefoniche.
Il 13 novembre del 2007 Zangari al telefono con un avvocato parlò del proscioglimento della Lapis ma manifestò la sua preoccupazione, dopo aver parlato con il vice prefetto: aveva paura che il nulla osta non arrivasse.
Il 3 dicembre, sempre al telefono Zangari fece nuove pressioni per cambiare l'asseto societario.
Il 5 dicembre Zangari incontrò Gianni Lapis a Palermo. In quella occasione l'avvocato consegnò le dimissioni della figlia e Zangari confessò di essere «terrorizzato».
«Gli indagati», scrive il gip Cappa, «continuano a tenere contatti reverenziali con Lapis dichiarando la loro disponibilità per proseguire ad operare in altri progetti».
E infatti nonostante le dimissioni della figlia Lapis avvertì Zangari che a breve ci sarebbero state nuovi progetti da portare avanti insieme e che l'anno successivo sarebbero stati «insieme per parecchio tempo».
A gennaio Mariangela Lapis, formalmente fuori dal cda, continuò ad impartire indicazioni e parlò di nuove possibilità di investimenti in Abruzzo.

a. l. 20/03/2009 12.24

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