Omicidio di Campli, l’assassino racconta: «volevo uccidermi, poi non ricordo...»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Ha parlato per la prima volta Vincenzo Raimondo, questa mattina. Subito dopo l’arresto per l’omicidio del figlio invalido aveva deciso di rimanere in silenzio. Respinti i domiciliari, la difesa chiederà una perizia psichiatrica.

Stamattina davanti al gip del Tribunale di Teramo, Marco Billi, l'uomo ha raccontato la sua versione dei fatti e ha detto: «volevo uccidermi, ho imbracciato il fucile per farlo, ma poi non ricordo cosa sia successo».
I fatti raccontano che Raimondo non ha rivolto l'arma contro se stesso, ma verso il figlio Giuseppe, di 37 anni, guardia municipale con problemi psichici.
Due colpi di fucile letali mentre il giovane stava dormendo nel letto, nella casa di Campli dove viveva con i genitori e con il fratello.
Poi l'allontanamento da casa del padre e il ritrovamento poco dopo sotto la pensilina di un autobus poco distante dalla stazione dei carabinieri.
L'agricoltore non ha opposto residenza alla vista dei militari ma non ha parlato, non ha detto una parola, fino a questa mattina.
L'uomo di origini siciliane ha anche raccontato del clima estremamente teso che regnava in famiglia per via dei problemi di salute del figlio maggiore.
«Si viveva sempre con il terrore dei suoi atti di violenza - ha spiegato - se la prendeva con tutti, la vita era diventata invivibile in casa».
L'udienza è durata poco più di un'ora: il fermo di polizia giudiziaria è stato convalidato, poi il giudice si è ritirato per decidere sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa, sulla quale ha espresso parere negativo il pm Davide Rosati.
Poco dopo il gip ha stabilito che l'uomo deve restare in carcere.
«L'età e le sue condizioni di salute non sono compatibili con la custodia in carcere – aveva affermato in mattinata l'avvocato Lauletta. Ecco perche' aveva chiesto la revoca della custodia in carcere sostituendola con l'obbligo di dimora o in subordine con i domiciliari o il ricovero in un luogo di cura.
Secondo la linea difensiva Vincenzo Raimondo non era inoltre capace di intendere e di volere al momento della tragedia, per questo il legale di fiducia chiederà una perizia psichiatra.

19/03/2009 17.53