Mare-Monti, Rifondazione Comunista: «la Provincia si costituisca parte civile»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «La Provincia di Pescara deve costituirsi parte civile qualora venissero accertati gli illeciti scritti nell’ordinanza di scarcerazione di Luciano D’Alfonso», questo è quanto chiederà domani, in consiglio provinciale, il capogruppo Sandro Di Minco (PRC).
Si parla della strada Mare-Monti che, in potenza, avrebbe avuto l'utile compito di collegare Penne a Pescara. I presunti illeciti, di cui ha parlato Sandro Di Minco in conferenza stampa, sarebbero di due tipi. Quelli attinenti ad irregolarità nelle procedure di gara per l'appalto dei lavori, e quelli di tipo ambientale perché la zona della strada Mare-Monti è riserva naturale. La ditta appaltatrice era la Toto s.p.a., ad essere presidente della Provincia Luciano D'Alfonso. Un connubio già conosciuto alla Procura di Pescara, tanto che la vicenda è presente nell'ordinanza di scarcerazione di Luciano D'Alfonso ma anche «oggetto di separata indagine».
A pagina 17 dell'ordinanza, il gip ha parlato di «ingenti illegittimità amministrative volte ad attribuire ingenti vantaggi all'imprenditore».
«Intanto la situazione attuale è che ci sono 22 milioni stanziati - ha detto Sandro Di Minco - e già due milioni sono stati consumati dall'impresa senza fare i lavori » perché il cantiere è stato sottoposto a sequestro dalla Procura a marzo 2008. Il sequestro è scattato perché il secondo progetto, con una variante apportata dall'impresa stessa, prevedeva un tratto di strada (un viadotto) nella zona vincolata dalle norme istitutive della Riserva Naturale di Penne. Con questa variante l'impresa sarebbe riuscita anche ad «assorbire l'originario ribasso» che le aveva permesso di aggiudicarsi i lavori, secondo l'ipotesi contenuta nell'ordinanza di scarcerazione di D'Alfonso.

RIFONDAZIONE: «SALVIAMO ALMENO IL FINANZIAMENTO»

Sandro Di Minco (PRC) ha chiesto ieri l'accesso a tutti gli atti prodotti in merito ai lavori della Mare e Monti «dalle consulenze alla corrispondenza, dagli anni '90 ad oggi».
Le perplessità espresse dal gruppo consigliare di Rifondazione attengono soprattutto a quello che hanno definito «vero ecomostro» ovvero il viadotto, che non era presente nel progetto originario. «Bisogna almeno salvare il finanziamento e spostare i soldi per fare altri pezzi del collegamento già progettati» hanno detto gli esponenti di Rifondazione.
«C'è anche un altro paradosso: il viadotto, introdotto con una variante al progetto, assorbirebbe l'intero finanziamento- ha illustrato Di Minco- lasciando l'opera come una cattedrale del deserto». Per questo motivo il capogruppo Di Minco ha presentato un ordine del giorno per il consiglio provinciale di domani sulla vicenda, proprio per cercare di «imprimere un'accelerazione» al fine di ottenere una linea politica condivisa a livello nazionale e regionale soprattutto invocando il mantenimento dei finanziamenti su quest'opera. «Bisogna anche cercare un modo meno impattante per collegare gli stessi punti- hanno proposto gli esponenti di Rifondazione- senza fare uno scempio nella Riserva».
Il gruppo consigliare, pur ritenendo strategica l'opera per le comunità vestine, ha chiesto il ripristino ambientale della zona affinchè «l'opera si realizzi compatibilmente al paesaggio circostante».
Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Marco Fars ha assicurato che ci sono innumerevoli alternative alla costruzione del viadotto «che rappresenterebbe solo uno scempio». Di tutte le istanze di Rifondazione se ne discuterà domani in consiglio provinciale.

I RAPPORTI CON I COMUNI INTERESSATI DALLA STRADA

Il capogruppo Sandro Di Minco ha raccontato dettagliatamente i rapporti intercorsi in questi anni tra il direttore dei lavori dell'Anas, la Regione, il sindaco di Loreto Aprutino e di Penne. Proprio ieri c'è stato un tavolo tecnico al quale Sandro Di Minco, assessore nel comune di Loreto Aprutino, ha partecipato come delegato del sindaco del suo Comune. Lo scopo del tavolo è stato quello di cercare una soluzione più compatibile dal punto di vista ambientale. Sandro Di Minco è sembrato fiducioso perché «forse si è trovata una linea politica condivisa che si basa su tre punti fondamentali: dare l'opera ai cittadini come priorità, usare i fondi stanziati su un altro tratto, cercare un soluzione progettuale diversa».
Manuela Rosa 17/03/2009 15.39