D’Angelo da Trifuoggi: «mai visto D’Alfonso. Sono stufo degli attacchi di Pdn»

Alessandro Biancardi

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D’Angelo da Trifuoggi: «mai visto D’Alfonso. Sono stufo degli attacchi di Pdn»
PESCARA. Dopo l’annuncio solenne di ieri in conferenza stampa della querela a PrimaDaNoi.it, Camillo D’Angelo, in qualità di rappresentante della giunta intera di Pescara, si è recato oggi a Palazzo di Giustizia per un incontro con il procuratore capo, Nicola Trifuoggi. * LA SOLIDARIETA' A PDN SU FACEBOOK * LA NOTIZIA RACCONTATA DA ABRUZZO24ORE.TV
Sembrerebbe che l'incontro sia stato incentrato su questioni legate alla sicurezza, probabilmente del palazzo del tribunale (nuovo ma già letteralmente cadente), dell'impiantistica e di questioni «strettamente tecniche».
Ma il sindaco facente funzioni, da quando il sindaco Luciano D'Alfonso ha ritirato le dimissioni e nello stesso tempo ha prodotto un certificato medico nel quale si dichiarava «indisponibile», ha voluto esporre il proprio malumore sui «continui attacchi di un quotidiano», dicono le agenzie di stampa, approfittando per informare il procuratore di aver sporto querela e aggiungendo di «non aver mai più visto il sindaco D'Alfonso».
Tutto deriva da un articolo pubblicato alcuni giorni fa nel quale si dava conto di incontri di D'Alfonso con suoi «fedelissimi», incontri non vietati, nei quali tuttavia probabilmente –visti i ruoli svolti dai convitati- si parlava di politica. La rilevanza pubblica della notizia risiedeva proprio nel fatto che lo stesso sindaco aveva affermato di non poter continuare ad amministrare per questioni legate alla sua salute.
Camillo D'Angelo si è affrettato a smentire dicendo che né lui né gli assessori hanno mai incontrato D'Alfonso, smentita puntualmente pubblicata.
C'era poi stata la lettera del consigliere Enzo Del Vecchio, pubblicata immediatamente integralmente da PrimaDaNoi.it, in cui il consigliere sfogava tutta la sua amarezza per l'azione «persecutoria» della magistratura nei confronti del suo partito di riferimento, il Pd.
In un passo si leggeva anche: «…Se poi questa azione giudiziaria è preceduta e alimentata da una certa stampa, non so quanto politicizzata ma sicuramente preconcetta, che può far libero sfoggio di notizie coperte da segreto istruttorio, per sua stessa ammissione, allora la misura colma».
Allusioni che sembravano indirizzate proprio verso questo quotidiano. Dubbio poi confermato dall'annuncio della giunta di ieri di querelare.
E' un fatto che la giunta D'Alfonso decapitata non si è distinta né per un esame approfondito della azione amministrativa precedente (definita dal gip Luca De Ninis «sistema che ha minato radicalmente la stessa democraticità dell'amministrazione cittadina»), né da un cambio di rotta rispetto al passato pur in presenza di forti contrasti politici e di dubbi avanzati dalla azione giudiziaria (conferma di dirigenti poi indagati, conferma di progetti ritenuti fondamentali).
L'indagine però è ormai ad un punto di svolta fondamentale e si avvia alla sua chiusura almeno per una prima parte che troverebbe la sua unità nella azione investigativa relativa al campo dei lavori pubblici e dunque degli appalti.
Entro una settimana potrebbe essere firmata la chiusura delle indagini che per questa prima parte dovrebbe riguardare una ventina di persone e contestare irregolarità e fatti già in parte noti e riportati nella ordinanza di custodia cautelare. Non si esclude però che vi possano essere ulteriori novità seguite alle indagini di questi tre mesi e dagli interrogatori.
Intanto altri indagati sono stati ascoltati in questi giorni dal pm Gennaro Varone, l'ultimo dei quali Giacomo Costantini si è riservato di scrivere una memoria sulle ragioni che lo hanno spinto a consegnare circa 6mila euro a Dezio per farli arrivare al sindaco.
Una indagine che sarebbe partita da un fatto specifico e che si è andata allargando sempre più.
Il filo conduttore è quella “lista Dezio” con i nomi di imprenditori e quelle cifre in nero ed in bianco che sarebbe stata la contabilità della corruzione.
Da lì gli inquirenti, seguendo numerose piste, indizi, dettagli e documenti avrebbero ricostruito la ragnatela del presunto malaffare che potrebbe essere di gran lunga più grande di quello descritto nella inchiesta Ciclone.
Ecco allora il nome dell'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco D'Alfonso, “Housework” (pulizia di casa), dopo aver scandagliato l'amministrazione della vicina Montesilvano si è cercato di “fare pulizia” in casa propria, cioè Pescara, sede della procura.

13/03/2009 17.47

D'ANGELO: «INCONTRO TECNICO»

«Alla base dell'incontro», ha detto poco fa D'Angelo via comunicato stampa dopo aver letto le agenzie di stampa, «ci sono state questioni di natura puramente tecnica e non afferenti l'attività di inchiesta della Procura o le iniziative legali prese dalla Giunta. Faccio infine presente che l'incontro era stato programmato da giorni».

13/03/2009 18.45