Cgil: «illegittimo passaggio dei dipendenti Ato al contratto degli enti locali»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Una delibera dell’Ato pescarese che di fatto equipara i dipendenti dell’ente a quelli di Regione e Provincia. La particolarità tuttavia è che queste persone sono state assunte a chiamata diretta senza superare alcuna prova d’esame.
Sulla questione stamattina la Cgil ha lanciato un grido d'allarme ed una diffida al commissario unico degli enti ambiti territoriali minacciando ricorsi alla magistratura per «palesi illegittimità» contenute nel documento che tra l'altro è stato «tenuto segreto» («abbiamo richiesto copia ma non ci è stato dato», ha denunciato Stella Croce della Cgil).
Il problema nasce in seguito alla firma da parte del commissario unico per gli Ato, Stefania Valeri - nominata lo scorso agosto dalla giunta regionale- della delibera 6 del 25 febbraio del 2009 nella quale, in sostanza, viene cancellato il precedente accordo con i sindacati che aveva dato il via alla stipula di un contratto privatistico per i dipendenti dell'Ente d'ambito pescarese, utilizzando il contratto nazionale di lavoro del comparto Federgasaqua.
La delibera, basandosi su una difformità di comportamenti circa il trattamento dei propri dipendenti rispetto agli altri enti d'ambito, cambia le carte e seguendo una indicazione giunta direttamente dalla Regione trasforma il contratto dei dipendenti, i quali saranno così equiparati in tutto per tutto ai dipendenti pubblici degli enti locali.
Un cambiamento che potrebbe risultare di scarso interesse ma che secondo il sindacato è «gravemente minato da illegittimità», perché in questo modo si avrebbero dipendenti pubblici di seria A e di serie B.
Cioè quelli che hanno superato un concorso e quelli invece che, dopo essere stati chiamati direttamente grazie alle aderenze politiche, si trovano di fatto a poter essere anche trasferiti negli altri enti locali.
Stella Croce, responsabile Filcem Cgil, punta l'attenzione proprio su una delle basi sulle quali si fonda la delibera: il decreto legislativo del 2001 numero 165 che agli articoli 35 e 36 stabilisce che tutti i dipendenti pubblici devono superare selezioni ed esami.
«Il problema investe direttamente quei lavoratori che saranno oggetto della trasformazione del loro contratto», dice, «poichè in caso di controversie la legge è chiara: potrebbero perdere ogni diritto e subire anche il licenziamento».
Ma il sindacato punta la sua lente d'ingrandimento anche su un altro presupposto della delibera contestata, cioè il risparmio.
Secondo la delibera, infatti, il passaggio da un contratto all'altro produrrebbe un risparmio di oltre € 62.000 dovuti alla diminuzione di circa € 400 al mese del futuro stipendio dei 13 dipendenti.
«Il commissario unico, nonché avvocato Valeri, sa bene che uno dei principi fondamentali del diritto del lavoro», spiega Croce, «è quello che i diritti acquisiti non si perdono, per cui un dipendente che ha maturato un certo stipendio non può, secondo il nostro ordinamento, avere una paga inferiore. 62.000 euro risparmiati sono del tutto virtuali e passibili di azioni. È incredibile che il commissario applichi in questo modo il diritto e cerchi di risparmiare spiccioli sulla pelle dei lavoratori quando proprio con l'istituzione del commissario unico si spendono cifre vicine ai € 300.000».
Secondo il sindacato ci sarebbero dubbi inoltre anche sul futuro inquadramento dei dipendenti e sul rispetto dell'attuale pianta organica.
Per queste ragioni la Cgil chiede l'immediata sospensione della delibera, la riapertura della contrattazione sindacale che è stata interrotta senza alcuna ragione e diffida formalmente il commissario dall'applicare la delibera dicendosi pronti a ricorrere al tribunale amministrativo.

13/03/2009 16.12