Platino nelle urine: tre infermieri con valori irregolari alla Asl di Chieti

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Platino nelle urine. E non solo. Urine preziose al SS. Annunziata di Chieti? Non proprio: si tratta di valori alterati – e definiti rischiosi – rintracciati nelle analisi a cui si sono sottoposti tre Infermieri del reparto di Oncologia, diretto dal professor Stefano Iacobelli.
Per alcuni è la conseguenza del cattivo funzionamento della stanza “cappa”, quella dove si preparavano i farmaci per la chemioterapia e che è fornita di una cappa aspirante.
Per la Asl «si tratta di analisi nemmeno tabellate, cioè di analisi fatte in più, oltre quelle normali richieste in questi casi, per uno scrupolo ulteriore a tutela dei dipendenti» ha tenuto a dichiarare il Direttore sanitario dottoressa Raffaella Lepore «d'altra parte i valori alterati sono molto bassi: dallo 0,001 allo 0,002 e così bassi li potrebbe avere anche un Vigile urbano che fa servizio in mezzo al traffico».
Insomma non necessariamente “l'intossicazione” deve essere messa in relazione con l'attività svolta dai tre Infermieri (due donne ed un uomo) che era quella di preparare queste miscele di farmaci dove il platino è presente.
In via cautelare, comunque, la Asl ha deciso di spostare i tre interessati ad altra mansione, in attesa di ulteriori conferme o smentite.
Su questo aspetto è stato chiaro anche il manager Mario Maresca: «la prevenzione di eventuali danni alla salute dei dipendenti è un punto fisso della nostra attività, tant'è vero che è in via di ultimazione la realizzazione di una nuova stanza Ufa (unità per i farmaci antiblastici) nella quale ormai mancano solo gli arredi».
Allarme rientrato?
Non sembra, se gli interessati si sono rivolti ad un legale ed hanno attivato anche il sindacato Nursing Up che già in passato aveva sollevato il problema della sicurezza di queste operazioni.
Nel novembre 2007, infatti, c'erano stati episodi di bruciori agli occhi e di irritazioni delle prime vie aeree a carico di alcuni addetti alla preparazione.
Ed oggi, probabilmente, si stanno registrando le conseguenze di quel mancato rapido intervento in seguito alla rottura del tubo di aspirazione della cappa.
All'epoca, subito dopo aver registrato l'inconveniente, di fronte all'inerzia di chi doveva intervenire, gli Infermieri inviarono un fax all'allora responsabile della sicurezza ing. Di Dalmazi, che recentemente è stato sostituito dal dott. Antonucci. Furono sollecitati ad intervenire anche il direttore sanitario del presidio ospedaliero ed il primario del reparto, che però minimizzarono l'episodio in una relazione che fu inviata alla Asl.
Ma l'azienda non ritenne adeguate le spiegazioni sulla volatilità di quelle sostanze e sulla loro mancata pericolosità, tanto da sanzionare il tutto con una multa amministrativa.
Ci fu anche l'Intervento dei Nas di Pescara che obbligarono la Asl ad adeguarsi alle normative di sicurezza, cosa che è stata fatta, anche se un po' a rilento.
In pratica oggi la nuova sala non è ancora pronta per un ulteriore ritardo dovuto alla messa a norma degli impianti in riferimento alle normative europee che andranno in vigore a fine 2009. Si è preferito cioè mettersi in regola in anticipo, rispetto ai futuri obblighi.
Gli infermieri, come detto, hanno nominato un legale, l'avvocato Simona Torelli, sia per tutelarsi sia per affrontare le molteplici problematiche di questo caso: riguardano infatti le norme sulla sicurezza, previste dalla legge 81, che sarebbero state violate.

Sebastiano Calella 14/03/2009 8.57