L’amministrazione della giustizia salva gli indagati del Ciclone

Alessandro Biancardi

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L’amministrazione della giustizia salva gli indagati del Ciclone
PESCARA. Ancora un rinvio per il processo relativo all’inchiesta Ciclone. Ancora un rinvio “tecnico” dopo i problemi di notifiche delle scorse volte. A distanza di un anno l’iter relativo all’accertamento delle eventuali colpe degli indagati o di eventuali errori investigativi non riesce nemmeno a cominciare.
Così è stata rinviata al 24 giugno prossimo per incompatibilità del gup Guido Campli, l'udienza preliminare relativa all'inchiesta "Ciclone" su presunte tangenti negli appalti pubblici che nel 2006 porto' all'arresto dell'ex sindaco di Montesilvano (Pescara) Enzo Cantagallo, di assessori, dirigenti comunali e imprenditori. All'udienza non erano presenti i 36 imputati, che devono rispondere, a vario titolo, di reati che vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e all'abuso di ufficio.
Una incompatibilità che si sarebbe creata in seguito al trasferimento ad altra sede dell'unico giudice che poteva presiedere l'udienza poiché non incompatibile. Tutti gli altri invece sarebbero per diverse ragioni non idonei.
Concluse le indagini, da oltre un anno la giustizia dovrebbe fare il suo corso ma sono notevoli i problemi di volta in volta che si sono presentati.
L'unico fatto oggettivo ed incontestabile è l'inesorabile passar del tempo che incide senza possibilità di scampo sul processo stesso con le prescrizioni dei reati più “antichi” che stanno per essere cancellati. E' ormai altamente improbabile il giudizio (i più pessimisti parlano di «matematica prescrizione») per quei reati che risalgono al 2004 o per quelli che -meno gravi- prevedono una pena di pochi anni e dunque hanno una prescrizione più breve.
Il rischio di un mancato accertamento della giustizia è alto, un interesse che viene leso soprattutto per gli indagati che potrebbero non avere la possibilità di dimostrare la loro piena estraneità ai fatti.
«Si tratta - ha detto l'avvocato Ugo Di Silvestre, legale di Renzo Gallerati - di un rinvio, come dire, annunciato, in quanto sapevamo già che c'erano problemi di compatibilità. I reati di truffa e abuso sono a rischio prescrizione soprattutto quelli - ha precisato - relativi alla prima amministrazione, quella fino al 2004. Per altri reati più gravi questo rischio non si corre».
Come per esempio per il reato di associazione a delinquere.
Sulla trascrizione delle intercettazioni l'avvocato Di Silvestre ha sottolineato che «e' un atto necessario e che lo stesso pm ha chiesto. Ci vorrà molto tempo per le trascrizioni in quanto si tratta di una mole impressionante di dati».
Un problema quello delle trascrizioni sollevato giustamente dalla difesa che deve potersi basare sulla “fissità della parola scritta” così da contestare eventualmente interpretazioni non veritiere dei dialoghi carpiti al telefono.
Ma è un lavoro lungo che porterà via moltissimi mesi . Prima bisognerà trovare un giudice che possa decidere sul rinvio a giudizio degli indagati e possa sancire l'inizio ufficiale del dibattimento.
Secondo l'accusa a Montesilvano era stato innescato un meccanismo per l'elusione del contributo dei costi di costruzione.
Per quanto riguarda gli appalti dei lavori pubblici, invece, venivano assegnati direttamente alle imprese dietro pagamento, secondo la procura, di somme di denaro. Tra i principali indagati, coinvolti nei vari filoni d'inchiesta, l'ex assessore Paolo Di Blasio, l'ex dirigente dell'ufficio urbanistica, Rolando Canale, l'ex capo di gabinetto, Lamberto Di Pentima, l'ex vice sindaco Marco Savini, gli ex assessori Attilio Vallescura, Guglielmo Di Febo, Cristiano Tomei, l'ex sindaco, Renzo Gallerati, e l'ex dirigente ai lavori pubblici, Vincenzo Cirone, gli imprenditori Duilio e Gianni Ferretti, Bruno Chiulli, Giuseppe Di Pietro, Ennio Chiavaroli e Vladimiro Lotorio, e un ex componente della squadra mobile, Salvatore Colangelo.

11/03/2009 12.00