Ikea. Feragalli (Rc): «giusto che la Regione voglia vederci chiaro»

Alessandro Biancardi

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SAN GIOVANNI TEATINO. Nei giorni scorsi l’assessore alle Attività Produttive Alfredo Castiglione aveva spiegato di volerci vedere chiaro nella costruzione del nuovo Ikea a San Giovanni Teatino.
Sia la conferenza dei servizi che quella per la valutazione di impatto ambientale sono state rinviate per carenza di documentazione.
Soddisfatto il consigliere di Rifondazione Alessandro Feragalli: «finalmente la Regione Abruzzo inizia ad occuparsi seriamente del caso Ikea e di cosa comporta l'insediamento di aziende multinazionali del commercio sul territorio».
Feragalli ricorda che l'approvazione delle varianti al piano regolatore di San Giovanni Teatino, che permetteranno l'insediamento delle attività di grande distribuzione per oltre 20.000 mq sul territorio, sono avvenute «senza aver coinvolto le autorità con competenza ambientale al fine di verificare se tali piani dovessero essere assoggettabili alla valutazione ambientale strategica».
Così, contesta l'esponente di Rifondazione, «si consente di costruire otto nuovi centri commerciali, l'ampliamento di quelli esistenti e l'insediamento di un colosso come Ikea senza valutare precedentemente gli eventuali effetti che tali iniziative possano produrre sull'ambiente, e sulle persone, e studiare soluzioni alternative a quelle proposte».
Solo il Comune di San Giovanni Teatino “consuma” più di un quarto della superficie complessiva dell'intera regione, in sostanza la quota che spetterebbe all'intera Provincia di Chieti in un'ipotetica ripartizione su base provinciale.
«Senza contare», sottolinea Feragalli, «che tale quantità viene concentrata in un territorio che già oggi è il più affollato dell'intera regione, arrivando a battere ogni record europeo di rapporto di quota pro-capite tra cittadini e superfici commerciali».
Così il consigliere di Rifondazione Comunista si augura che l'iniziativa regionale di approfondire meglio gli aspetti legati all'insediamento di Ikea possa portare ad una rivisitazione della politica sul settore commercio e non solo.
«Non è possibile valutare l'apertura di aziende solo con il bisogno di fornire al consumatore sconti e promozioni», dice Feragalli, «dimostratesi a volte una vera bufala, che possono permettersi di effettuare solo le grandi catene e barattando il tutto con posti di lavoro precari e la chiusura delle attività esistenti. Basta guardare cosa sta accadendo in corso Vittorio Emanuele a Pescara dove i locali delle attività che cessano rimangono sfitti».

10/03/2009 9.38