Droga: in manette banda italo-albanese, 19 arresti a Pescara

Alessandro Biancardi

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Droga: in manette banda italo-albanese, 19 arresti a Pescara
PESCARA. E' scattata nelle prime ore del giorno un'operazione antidroga della squadra mobile di Pescara per l'esecuzione, su disposizione della Procura, di 19 arresti. (nella foto il dirigente della Mobile, Nicola Zupo)
Si tratta di italiani e albanesi che facevano arrivare a Pescara grossi quantitativi di droga per poi distribuirla sul territorio. L'operazione di oggi rappresenta un nuovo filone di quella eseguita il 10 febbraio e denominata 'Nuova Oltralpe', che ha sgominato un'organizzazione per lo spaccio di sostanze stupefacenti e portato al sequestro preventivo di beni per oltre un milione di euro su disposizione della Procura distrettuale antimafia dell'Aquila.
Le misure cautelari eseguite questa mattina sono state disposte dal gip del Tribunale di Pescara, Guido Campli, su richiesta del pm Barbara Del Bono.
Gli indagati sono complessivamente 35.
Tra gli arrestati di oggi ci sono anche i fratelli Gargivolo, noti in citta' nel mondo della droga, finiti in carcere insieme alla madre e alle mogli. I dettagli dell'operazione, coordinata dal dirigente della squadra mobile, Nicola Zupo, saranno illustrati in mattinata.
I fratelli Gargivolo sono rientrati più volte nelle operazioni della polizia.
Lo scorso novembre l'ultimo episodio quando la Mobile scoprì che Luca Gargivolo era il punto di riferimento, il basista per i diversi gruppi criminali dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti nella nostra regione.
Per gli inquirenti è una persona in grado di avere frequenti contatti con i grossisti e di piazzare in brevissimo tempo quantità enormi presso i piccoli spacciatori al minuto.
Secondo la procura sarebbe sempre lui uno dei principali responsabili di aver inondato la scorsa estate la riviera pescarese di eroina per poi farla circolare con abilità all'interno di tutti locali del divertimento tra Francavilla, Pescara, Montesilvano.
Gargivolo, secondo gli inquirenti, si era spinto ben oltre il punto di non ritorno contraendo una serie di debiti che avevano fatto letteralmente infuriare le famiglie albanesi che a quel punto erano
pronte a tutto.
10/03/2009 9.15

TRE REGOLE DA SEGUIRE
Sono 19 le ordinanze di custodia cautelare emesse questa mattina dal giudice per le indagini preliminari ma in totale gli indagati della operazione denominata “Tre regole” sono 35.
Il nome deriva dal fatto che i capi albanesi dell'organizzazione avevano dettato regole chiare e precise per sfuggire agli attacchi delle forze dell'ordine che avevano reso più insidioso il loro lavoro: non svelare informazioni a nessuno, non fare uso delle sostanze e rimanere sempre nell'ombra.
Quella odierna è un'operazione portata a termine dalla squadra mobile di Pescara, uno stralcio di una più ampia operazione investigativa che si è conclusa lo scorso 10 febbraio, denominata “nuova Oltralpe” che aveva portato in carcere 23 persone ed aveva permesso di sequestrare circa 12 autovetture.
Gli arresti di oggi (di cui 17 già eseguiti e altri due ancora da eseguire nei confronti di due albanesi) sono avvenuti tra Pescara, le provincia di Chieti e Teramo. Gli indagati, secondo la squadra mobile, si occupavano di ricevere la droga per poi smistarla tra Pescara e Chieti, ma l'organizzazione approvvigionava, attraverso canali diversi, anche la Puglia e le Marche.
La sostanza stupefacente, che arrivava da Durazzo, finiva prima nelle mani dei vari referenti che l'organizzazione aveva in Italia e da questi passava agli spacciatori, compresi quelli abruzzesi.
Pescara, quindi, era un punto di arrivo e non di transito dei carichi di droga.
Gli investigatori hanno parlato di un'operazione contro il traffico di stupefacenti provenienti dall'Albania senza precedenti nella nostra regione.

IL PRIMO LIVELLO STAVA IN ALBANIA

È stata infatti un'indagine molto complessa sia per i numerosi attori coinvolti e sia perché una parte delle attività si svolgevano direttamente in Albania dove l'associazione a delinquere aveva la base del cosiddetto “primo livello” il quale si occupava di stabilire prezzi e direttive generali da seguire.
In Abruzzo, invece, è stata individuata la base del “secondo livello” che interagiva direttamente con il vertice della piramide in Albania.
Gli investigatori sono riusciti a dimostrare l'esistenza di un connubio tra un gruppo di trafficanti albanesi capeggiato in Abruzzo dall'indagato Buljan Hakani con residenza nella provincia di Chieti con un gruppo di criminali locali che si occupavano esclusivamente dello spaccio della droga, alcuni dei quali già arrestati nell'ambito di un'altra inchiesta connessa denominata “Ancora” .
Secondo la polizia era proprio Buljan ad organizzare la gestione dello spaccio di ingenti quantitativi nella nostra regione; egli aveva il compito anche di ricercare nuovi mercati ed allargare così il volume degli affari illeciti dell'organizzazione.
Per questo l'albanese era riuscito a stringere rapporti molto stretti con personaggi già noti alle forze dell'ordine che sono stati classificati come “grossisti trafficanti” tra i quali gli inquirenti hanno inserito Giulio Di Pietro, già stato arrestato nell'operazione dello scorso febbraio, ma anche i fratelli Luca ed Enzo Gargivolo, il primo arrestato nell'operazione Ancora.
Oggi invece sono stati tratti in arresto anche la madre e le mogli.
Erano questi che si occupavano sostanzialmente dello spaccio nel mercato pescarese, sia a nord che a sud della città, comprendendo l'intero comune di Montesilvano.
Sarebbero stati dunque i collaboratori locali a rifornire spacciatori di livello inferiore che si preoccupavano del dettaglio.

IMPORTANTI LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

Le indagini si sono avvalse anche di intercettazioni telefoniche e ambientali e tra il novembre 2007 e il marzo del 2008 si è potuto così riscontrare che l'approvvigionamento complessivo dell' eroina è stata pari a circa 13 chili immessi sul mercato pescarese.
Sono stati sequestrati quasi sei chili di eroina e 90 g di cocaina ed è stato possibile provare la movimentazione di oltre 200.000 euro per il pagamento della droga attraverso operazioni del tipo “money transfer”, tramite un'importante banca verso l'Albania.
Movimentazioni effettuate direttamente dagli indagati. Il denaro veniva poi incassato dai capi dell'organizzazione con l'intervento di altre figure, secondo gli inquirenti prestanomi che fittiziamente ricevevano il denaro provento di attività illecita.
Il comandante della squadra mobile, Nicola Zupo, ha lasciato intendere che l'attività investigativa su questo nucleo di malviventi non è ancora del tutto terminato e non si escludono ulteriori sviluppi.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Tra gli indagati ci sono i fratelli pescaresi Enzo e Luca Gargivolo, di 28 e 30 anni, con le rispettive mogli e la madre, Giuseppina Insolia, 46enne, che rappresentavano delle figure predominanti nell'organizzazione e si erano suddivisi i ruoli.
Le donne della famiglia Gargivolo coinvolte nello spaccio erano Francesca Petrelli, 27enne pescarese moglie di Luca, incinta e quindi agli arresti domiciliari, e Federica Di Cesare, 23enne moglie di Enzo e con lui residente a Montesilvano (Pescara).
Il gruppetto era responsabile, secondo la polizia, di un'importante fetta del mercato pescarese dello spaccio di droga e i cinque si occupavano sia di spacciare direttamente che di vendere a spacciatori di livello inferiore.
In carcere e' finito anche Hakani Buljan, albanese 21enne residente a Selva D'Altino (Chieti), che si occupava della gestione della droga in arrivo dell'Albania, cercando anche nuovi mercati in Abruzzo. Era proprio lui a passare la sostanza stupefacente ai Gargivolo e a un altro degli arrestati, Giulio Di Pietro, pescarese, 36enne, anche lui in manette.
Gli altri arrestati sono Ivano Matticoli, 30enne residente a Montesilvano, Roberto Tavoletta, 48enne domiciliato a Montesilvano, Domenico Caposano, 42enne residente a Pescara, Luca Sanna, 43enne di Montesilvano, Mario Travaglini, 47enne di Montesilvano, Daniele Petrelli, 21enne residente a Chieti, Elton Voci, albanese, 24enne residente a Atessa, Pasqualino D'Eramo, 25enne residente a Perano (Chieti), Katia D'Onofrio, 25enne residente a Atessa e Sabrina Di Vincenzo, 21enne residente a Torrebruna (Chieti). Nel corso delle indagini la squadra mobile ha arrestato in flagranza quattro persone e monitorato 33 utenze telefoniche.

10/03/2009 13.38