La stazione spaziale internazionale, il successo dell’Università di Teramo

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Sono stati presentati i risultati dell’esperimento Roald-Role Of Apoptosis in Lymphocyte Depression (Ruolo dell’apoptosi nella depressione linfocitica) condotto sulla Stazione Spaziale Internazionale.

L'esperimento, di cui è responsabile scientifico Mauro Maccarrone, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche comparate dell'Università di Teramo, aveva raggiunto la stazione spaziale il 12 ottobre scorso a bordo della navicella Soyuz 17S lanciata dalla base di Bajkonur, in Kazakistan.
La “missione” scientifica ha portato nello spazio alcune cellule linfocitarie, con lo scopo di verificare il fenomeno della perdita delle difese immunitarie da sempre osservata negli astronauti.
«Lo scopo di Roald – ha spiegato Mauro Maccarrone – era quello di verificare se l'immunodepressione osservata negli astronauti già dopo pochi giorni di permanenza nello spazio, fosse dovuta all'induzione di apoptosi, cioè di un tipo di morte cellulare programmata che le nostre cellule usano per regolare fenomeni “critici” come la risposta immunitaria, la crescita tumorale e il differenziamento cellulare. In particolare, Roald è stato concepito per verificare se le cellule immunitarie umane (linfociti circolanti nel sangue) subissero apoptosi mediante un meccanismo regolato da una proteina specifica: la lipossigenasi».
«I risultati ottenuti attraverso l'analisi di tutti i campioni spaziali condotta da Natalia Battista, dell'Università degli Studi di Teramo – ha proseguito – dimostrano che in effetti i nostri linfociti subiscono un aumento di apoptosi quando sono esposti alla microgravità. Inoltre, essi suggeriscono che l'induzione di morte programmata sia dovuta proprio a un'attivazione precoce della lipossigenasi nelle cellule esposte all'ambiente spaziale. A questo punto, Roald aspetta solo alcuni esperimenti di supporto in microgravità simulata, che sono in esecuzione presso l'Università degli Studi di Sassari, partner del progetto».
«In attesa di questi ultimi dati – ha concluso Maccarrone – si può ritenere che Roald sia stato un successo, non solo nell'esecuzione tecnica dei protocolli sperimentali previsti, ma anche dal punto di vista del significato scientifico».
Molta soddisfazione per l'esperimento condotto da Mauro Maccarrone è stata espressa dal rettore dell'Università degli Studi di Teramo Mauro Mattioli, che ha sottolineato l'intensa attività di ricerca svolta nell'Ateneo, «una peculiarità individuata recentemente anche da un'indagine condotta dal Sole 24 Ore che, nell'edizione di giovedì 26 febbraio, ha classificato l'Ateneo teramano al primo posto tra le università italiane per l'alto numero di ricercatori in rapporto al numero complessivo dei docenti».

03/03/2009 15.21