Chiusura Banca d’Italia, Ricci: «ho fatto tutto il possibile»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La Banca d'Italia di Chieti ha chiuso i battenti e sono scoppiate le polemiche.

Sull'amministrazione cittadina sono piovute le accuse di non aver fatto nulla per evitare il peggio.

Tra i contestatori anche Aurelio Bigi, già sovrintendente del Teatro Marrucino che aveva definito la chiusura della Banca d'Italia come la definitiva chiusura della città. Proprio le sue affermazioni hanno fatto saltare sulla sedia il sindaco Ricci.

«Rimango esterrefatto nel leggere le parole di Bigi», ha commentato il primo cittadino, «soprattutto in merito alle pesanti accuse rivolte alla mia persona, dopo la fiducia e la stima personale riservatagli in lunghi anni di collaborazione».

Fare di più di quanto fatto, ha assicurato Ricci «era impossibile»: «ricordo di avere interessato addirittura l'allora presidente del Consiglio Romano Prodi alla soluzione positiva per Chieti, ricevendone risposta “di non potere intervenire”, in quanto non voleva interferire con le dinamiche interne alla Banca d'Italia».

«La cosa che però mi lascia perplesso», ha continuato Ricci, «è questa paragone strumentale fra la chiusura della filiale della Banca d'Italia e la chiusura di Chieti: non sono d'accordo e questo mi sembra vero sciacallaggio politico».

Ricci parla poi del Teatro Marrucino del quale Bigi è stato sovrintendente per due anni: «non sta a me, non l'ho mai fatto, parlare di responsabilità riguardo ai debiti. Ci penserà la Corte dei Conti: ho solo messo da parte i soldi per pagarli quei debiti. Il bilancio 2005, approvato dal Consiglio Comunale, documentava un disavanzo di 850.000 €, quello del 2006 (Bigi è andato via a stagione 2005-2006 praticamente ultimata) ne documenterà più del doppio».

«Lo stesso Bigi», ha continuato Ricci, «comunica a Di Vincenzo che ha una disponibilità, al passaggio di consegne di oltre 1.000.000 € in positivo. Non ho mai voluto scrivere o comunicare queste cose (sbagliando), ma oggi mi chiedo: “è stata una semplice disattenzione e un errore di calcolo, o c'era la voglia di fare male, fare male davvero?» .


02/03/2009 9.29