A rischio prescrizione il presunto abuso edilizio nella pineta Dannunziana

Alessandro Biancardi

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A rischio prescrizione il presunto abuso edilizio nella pineta Dannunziana
PESCARA. Pineta, villino demolito: rischio prescrizione per i reati di abuso edilizio e abuso d’ufficio per i sei indagati

Un processo iniziato nel 2006, e non ancora concluso per gli innumerevoli rinvii, che aveva preso il via da un esposto dell'architetto Anita Boccuccia, per la demolizione di un villino degli anni trenta in una zona con vincolo di “conservazione”, e per la costruzione di un edificio più grande.
Sei sono gli indagati tra tecnici comunali, responsabile dell'impresa, architetto e proprietario. L'architetto Anita Boccuccia si dice allarmata perché «se dovessero restare impuniti questi reati, in 24 ore tutti i villini di pregio nella zona della Pineta Dannunziana verrebbero abbattuti per costruire palazzine per vip».
La bellezza di un villino degli anni trenta in una zona vincolata come la Pineta Dannunziana non ha trattenuto, in alcun modo, la bramosia di proprietari e costruttori. Anzi li ha spinti a demolire l'antico caseggiato per realizzare il progetto di un moderno edificio multipiano di vetro e cemento. «E' normale- dichiara Anita Boccuccia- perchè il rendimento di una palazzina sull'arenile a più piani e con tanti appartamenti fa gola ai più, ma la zona è vincolata».
Questa demolizione non sarebbe un evento sporadico, ma ormai una «prassi consolidata da trent'anni a questa parte» che risponderebbe al disegno di una Pescara, a tutti i costi, «moderna e veloce», così come è stata pensata, immaginata e concretizzata da quasi tutte amministrazioni che si sono succedute.
Strano ma vero: Pescara ha una sua storia. Questa storia è scritta anche attraverso i pochi edifici storici sopravvissuti in città. Ma quasi nessuno vuole riconoscerne il valore.



VILLINO ANTICO O UNA “STALLA”?

Ci sono occasioni, e questa ne è una, in cui ricorre l'obbligo di usare il “c'era una volta”.
C'era una volta perché ora non c'è più, una casa di mattoni in via Primo Vere n.13, una di quelle sull'arenile. Era un villino – secondo l'architetto Anita Boccuccia- di un solo piano costruito intorno agli anni trenta.
Probabilmente era una di quelle case costruite dalle ricche famiglie “forestiere” che venivano a passare le ferie nella “città-giardino” fortemente voluta nel progetto dell'ingegner Antonino Liberi, per la città di Pescara, nel lontano 1912. Visto l'acclarato valore storico e paesistico della Pineta Dannunziana e dell' area circostante, la zona è soggetta a vincolo da leggi statali del 1939 e 1965, dal piano paesistico regionale e dal piano regolatore comunale. Non sarebbe, invece, d'accordo sul “valore storico” del villino, l'architetto del nuovo edificio, Giovanni Placentile, che in un intervista lo definì «una stalla trasformata in garage».
La casa in questione fu comprata nel 2002 da Mario Domenico Farina, che diede “una rinfrescata” -così aveva detto alla vicina di casa Anita Boccuccia – nel 2003 passò a demolire il caseggiato per costruire ex novo.
Questa intenzione ha suscitato l'indignazione della vicina di casa, Anita Boccuccia, che non è stata a guardare e ha segnalato il tutto alla Soprintendenza che, di fatto, negò il nullaosta e rese illegittima la concessione edilizia, rilasciata dal Comune di Pescara.
«Ma intanto il villino era stato demolito senza previa autorizzazione della Soprintendenza (BAP) de L'Aquila» dichiara la Boccuccia. E al suo posto un cantiere che, però, venne sottoposto a sequestro nel marzo 2004 dalla Procura di Pescara.



I REATI, IL PROCESSO, E GLI INDAGATI

Così presso il Tribunale di Pescara iniziò anche il processo penale che ora vede sei imputati. Il proprietario del villino Mario Domenico Farina è indagato per abuso edilizio con violazione del vincolo paesaggistico. I tecnici comunali, Tommaso Vespasiano, Alessandro Coppa e Franco Liberatore, sono indagati per abuso d'ufficio. Mentre l'architetto progettista, Giovanni Placentile e Sandro Domenico Verrigni, direttore dei lavori, sono concorrenti nei reati di abuso edilizio. Dall'altra parte c'è l'architetto Anita Boccuccia con l'associazione Italia Nostra che si è costituita parte civile nel processo. Il collegio giudicante è formato da Giuseppina Paolitto (presidente), Marco Dall'Olio e Francesca de Palma. La prima udienza del processo si svolse il 13 giugno 2006. Da quella data ad oggi si contano otto rinvii per i motivi più vari : “astensione degli avvocati”, “impedimento del Farina” e “assenza del servizio di verbalizzazione stenotipica”.
Lo scorso 24 febbraio, il processo ha subito un ulteriore rinvio al 14 aprile prossimo. «Siamo agli sgoccioli, e il tutto potrebbe andare in prescrizione- ma pensiamo già all'eventuale processo contro il terzo progetto che ha già tutte le autorizzazioni purtroppo», dichiara, tutt'altro che rassegnata, l'architetto Anita Boccuccia.

IL BRACCIO DI FERRO TRA COMUNE E SOPRINTENDENZA

In un intricato susseguirsi di rilasci di autorizzazioni, concessioni, poi concessioni in sanatoria da parte del Comune di Pescara, non è facile trovare il bandolo della matassa. In pratica la dinamica, per anni sarebbe stata questa: il Comune rilasciava le concessioni edilizie e la Sopraintendenza de L'Aquila negava il nullaosta. Il nocciolo della questione comunque sarebbe nel fatto che il villino insisteva in una zona posta a vincolo di “conservazione” (B1).
In tale zona, secondo l'art.31 del PRG del 17 marzo 2003, «la demolizione e la ricostruzione degli edifici devono rispettare l'ingombro planimetrico ed altimetrico esistente, il rapporto di copertura e il tessuto e le tipologie esistenti».
Secondo l'architetto Boccuccia, il nuovo progetto delineava un edificio o solo molto più alto e molto più grande, ma anche diverso in “tipologia”.
Un importante vincolo era stato imposto dal decreto ministeriale del 1965 nel quale la Pineta Dannunziana fu dichiarata di “notevole interesse pubblico e paesistico”.
Il Comune ha comunque e sempre rilasciato le concessioni edilizie sulle quali il Tar di Pescara espresse parere favorevole dichiarando nella sentenza che «sono pochi gli edifici ancora risalenti agli anni ‘20 in una zona completamente edificata» e che comunque «la costruzione non limita la vista delle bellezze del sito».
«Il Tar intese il vincolo sulla Pineta come un vincolo sul paesaggio e non sugli edifici storici che sono presenti in quella zona»-ci spiega l'architetto Anita Boccuccia- «che tra l'altro sono 20 quelli d'epoca su 32 edifici presenti nella zona, quindi più della metà».
Il braccio di ferro delle concessioni si concluse nel 2007 con un' ulteriore concessione del Comune e con il nullaosta della Soprintendenza, nonostante il processo penale e il sequestro del cantiere nel 2004.

UN'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEI VERDI NEL 2006

Sulle prime battute, a livello cittadino, della questione si occupò Maurizio Acerbo. Poi, l'architetto Anita Boccuccia cercò di portare la questione a livello nazionale e ci riuscì, nel 2006, attraverso la senatrice Loredana de Petris (Verdi) che presentò un'interrogazione parlamentare ai ministri dei beni culturali e dell'ambiente. La risposta dopo un anno arrivò dalla direzione generale per i beni architettonici e paesaggistici. «Gli edifici in quella zona sono stati oggetto di demolizioni, dovuti a fatti bellici e non, e ricostruzioni in chiave moderna, tanto da far perdere la connotazione originale del luogo» così recita la risposta dell'architetto Ciofani, all'epoca responsabile di zona della Soprintendenza.
L'architetto Anita Boccuccia proprio non riesce a mandare giù, in particolare, una delle motivazioni addotte ovvero i “fatti bellici”, perché, secondo documenti in suo possesso, non ci sarebbero stati bombardamenti nella zona della Pineta Dannunziana, «quindi le demolizioni sarebbero solo scempi e abusi edilizi».

IL COMITATO ABRUZZESE DEL PAESAGGIO SEGUE LA VICENDA

L'architetto Anita Boccuccia che è autrice dell'esposto dal quale è partita tutta la vicenda giudiziaria punta il dito contro le associazioni. «Sono assenti» dice senza remore. Oltre ad Italia Nostra che si è costituita parte civile nel processo, gli unici ad aver seguito la vicenda e le udienze sono i ragazzi del Comitato abruzzese del paesaggio. Il loro presidente Andrea Iezzi si esprime in questi termini in merito alla questione: «merita molta attenzione l'aggressione alle aree di pregio come la Pineta Dannunziana, dove, in barba alle norme vincolistiche del P.R.G., era facile fare grossi guadagni sostituendo palazzine anonime ai villini d'epoca».
Secondo le tesi di Iezzi «a fianco all'azione pratica della demolizione» degli edifici storici ci sarebbe un'attività teorica «volta a deformare lo sguardo sulla Città, promettendo radiosi futuri, rendendo superfluo il ricordo e la valorizzazione del passato architettonico cittadino, già ridotto a brandelli soprattutto dalla speculazione edilizia degli anni '60 e '70».

Manuela Rosa 28/02/2009 10.54