Il pm Varone:«Ecco lo "stile D’Alfonso". Appalti truccati:le prove nei computer»

Alessandro Biancardi

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Il pm Varone:«Ecco lo "stile D’Alfonso". Appalti truccati:le prove nei computer»
PESCARA. Nella sua richiesta di sequestro preventivo della villa di Lettomanoppello del sindaco Luciano D’Alfonso il pubblico ministero, Gennaro Varone, illustra dettagliatamente quello che definisce “lo stile D' Alfonso”. * TUTTE LE CONTRADDIZIONI EMERSE NEGLI INTERROGATORI DI GARANZIA
LETTOMANOPPELLO: SIGILLI ALLA VILLA. «Chi vuole avere rapporti con la sua amministrazione deve offrire denaro o utilità; denaro od utilità che vengono pretese con disarmante mancanza di senso etico». Parole pienamente avallate anche dal gip Luca De Ninis.
Dalle indagini, dunque, emergerebbe un quadro di pericolosa commistione di interessi tra D'Alfonso e diversi imprenditori che sono venuti in rapporti diretti con lui e che a lui hanno offerto utilità, viaggi, denaro che per il pm ed il gip hanno in maniera inconfutabile inquinato l'agire dell'amministrazione stessa e distolta dal fine imprescindibile dell'interesse pubblico.
Un do ut des molto pericoloso che avrebbe contribuito a scelte per la città che altrimenti non sarebbero state fatte.
Intanto l'inchiesta nella sua parte conosciuta si avvia a conclusione in tempi brevissimi mentre altri filoni ancora sconosciuti rimangono aperti. Le indagini continuano e si diramano e non si escludono ulteriori sviluppi.
Intanto Carlo e Alfonso Toto hanno fatto pervenire una memoria difensiva al pm Varone, memoria che dovrebbe sostituire l'interrogatorio.
Nell'ordinanza di arresto dello scorso 15 dicembre il gip parlava di «inquinamento della democrazia» e di «mortificazione dei diritti fondamentali».
Nelle 18 pagine del decreto di sequestro preventivo il gip, se possibile, è ancora più duro e ribadisce che vengono confermate ulteriormente tutte le ipotesi di accusa già formulate a dicembre mentre ne emergono di nuove.
L'associazione a delinquere presunta si realizzava, secondo l'accusa, attraverso i fiduciari del sindaco: i dirigenti che venivano nominati a chiamata diretta e che hanno operato in pieno ossequio alle direttive impartite.
«Risulta dalle fatture e dai documenti acquisiti», scrive il pm Varone, «che Luciano D' Alfonso abbia iniziato nel novembre del 2003 la costruzione di una villa a Lettomanoppello su un terreno di sua proprietà. La villa non è una semplice residenza ordinaria, bensì un'abitazione ottimamente rifinita: fornita di recinzione, di un curato parco per il quale D'Alfonso ha speso circa € 40.000 tratti dai suoi conti correnti e con tutti i segni distintivi della residenza di pregio (parquet, infissi di valore, ampi spazi disponibili, recinzione, l'esterno curato, ben cinque bagni). Costruttore è l'impresa “Eredi Cardinale srl” di Cardinale Rossano».
«È di tutta evidenza», scrive il pm nella sua relazione al gip, «che non appena l'impresa ha iniziato i lavori nella casa del sindaco, le sono piovute commesse dal Comune di Pescara; spesso artatamente preparate da illeciti frazionamenti delle opere appaltabili (così da aggirare l'obbligo della pubblica gara d'appalto) e, in molti casi, direttamente assegnate (con una disinvolto uso del cottimo fiduciario, vietato per le opere di importo superiore a € 20.000) in aperta violazione dei più elementari dettami dell'evidenza pubblica».




«APPALTI TRUCCATI E CONCORDATI»: LE PROVE NEI COMPUTER

La procura ha sempre parlato di «prove incontrovertibili ed in abbondanza» che attestassero l'inquinamento degli affidamenti a quegli imprenditori che pagavano.
Nella sua richiesta di sequestro il pm ne elenca solo alcune che danno il quadro di come funzionavano le cose al Comune di Pescara nell'era D'Alfonso.
Eppure, sebbene appassionata, la difesa di D'Alfonso nell'interrogatorio di garanzia è stata improntata sostanzialmente nell'addossare le responsabilità degli atti sui propri dirigenti: «non mi occupavo delle questioni tecniche», ha detto.
Esiste tuttavia una lettera sequestrata presso Leombroni nella quale l'ex dirigente del Comune, entrato in conflitto con il sindaco, lamentava «l'ossessiva ingerenza» di quest'ultimo nell'attività dirigenziale.
Questa lettera, dunque, secondo il pm, proverebbe come in realtà il sindaco facesse pressioni nei confronti dei dirigenti affinché operassero in un certo modo.
Ecco anche spiegato perché la procura può contestare il reato di associazione per delinquere per Leombroni, Cirone, De Cesaris, Cardinale e gli altri 40 indagati.
Leombroni è anche il funzionario che ha gestito il progetto di finanza dei cimiteri affidato poi alla ditta di Massimo De Cesaris.
Ebbene, la prova che tutto fosse orchestrato e preordinato a tavolino con la stessa ditta la procura l'ha trovata all'interno di un cd-rom sequestrato allo stesso Leombroni.
Il cd conteneva un back up completo (copia dei dati) del computer a lui in uso quando lavorava al Comune di Pescara. La polizia postale è riuscita a trovare qui un file scritto con il programma word concesso in licenza ad “Angelo De Cesaris srl” in tutto e per tutto simile alle relazioni datate 13 dicembre 2004 allegate ai verbali di aggiudicazione della licitazione privata conseguente alla presentazione di proposta del progetto di finanza per la manutenzione e gestione dei cimiteri. Relazioni predisposte dai commissari di gara Leombroni, Farragina e Mariani.
Insomma, le relazioni che dovevano precisare e motivare l'assegnazione alla ditta De Cesaris del progetto di finanza erano in realtà state scritte, secondo l'accusa,… dallo stesso De Cesaris.

«SULL'AREA DI RISULTA TOTO CONOSCEVA IN ANTICIPO IL BANDO»

Solo pochi giorni fa il vicesindaco Camillo D'Angelo ha continuato a protestare la perfetta regolarità del bando di affidamento di lavori relativi alla area di risulta che ha visto vincitrice l'unica ditta presentatasi: la Toto spa.
La procura ha però le prove che il bando pubblicato con delibera 626 del 7 luglio 2006 era stato concordato direttamente con il futuro vincitore (Toto) attraverso l'intermediario dipendente Leombroni. Ecco allora che le cose si fanno davvero delicate.
«Al geometra Leombroni», scrive il pm Gennaro Varone, nella sua richiesta al gip De Ninis, «sono stati sequestrati appunti dai quali si evince che la elaborazione del piano economico e finanziario allegato al bando pubblico per l'area di risulta è stata preceduta da una simile elaborazione compiuta dal dirigente comunale per conto di Toto spa. Che un imprenditore partecipi alla elaborazione dei progetti allegati ad un bando di gara è univocamente indicativo di un pilotaggio della gara d'appalto».
Una analoga cosa lo stesso Varone la contesta a Toto nella inchiesta sulla Mare-Monti dove un testimone h raccontato di come il progetto fosse stato concordato con la ditta.
Varone ricorda poi come Leombroni fosse già dipendente della Provincia e fu chiamato da D'Alfonso presso il Comune come dirigente. Si dimise nel luglio 2005 per divergenze con il sindaco legate, come si è detto, alla sua «ossessiva ingerenza» nei compiti riservati ai funzionari.
Il 19 giugno 2006 è stato assunto da Toto spa.
«È di tutta evidenza che», scrive Varone, «la sua collaborazione con l'imprenditore sia iniziata sin dal maggio 2006 perché negli appunti sequestrati vi sono le date del 5 e del 9 maggio 2006 e che egli abbia operato in sinergia con l'amministrazione comunale quale longa manus di Toto, per la predisposizione degli atti di gara. Dunque vi sono concreti elementi per ritenere che Leombroni partecipi direttamente ai disegni criminosi di D'Alfonso».

27/02/2009 15.30

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TUTTE LE CONTRADDIZIONI EMERSE NEGLI INTERROGATORI DI GARANZIA

PESCARA. Il gip all'indomani delle scarcerazioni degli indagati D'Alfonso, Dezio, De Cesaris aveva parlato di un «quadro accusatorio rafforzato». Da quanto emerso dagli interrogatori di garanzia sono emerse alcune incongruenze e tesi che non sono state credute. Eccole.
Come dire che dopo l'appassionata difesa del sindaco alcune sue verità non avrebbero trovato riscontro nelle carte.

DE CESARIS : LAVORI NELLE CASE DI D'ALFONSO


Un punto fondamentale per esempio è quello che riguarda i lavori della ditta De Cesaris nelle case di Salita Zanni a Pescara e quelli nella villa di Lettomanoppello.
Per l'accusa il fatto era fondamentale poiché si poteva dimostrare che nel periodo in cui venivano svolti dei lavori - pagati poco o in un caso addirittura senza prova di pagamento- quasi contemporaneamente si procedeva all'affidamento del progetto di finanza per l'ampliamento dei cimiteri.
Una utilità fornita dall'imprenditore al sindaco e nello stesso tempo una procedura amministrativa che la procura dice essere viziata: fatti che integrerebbero la fattispecie di reato della corruzione.
E proprio sui lavori la difesa ha puntato a “disancorarli” rispetto all'appalto ricevuto dal Comune retrodatandoli al 2003 e al 2002.
La difesa in questo modo poteva sostenere la tesi che tra i due fatti non vi era alcun legame e dunque nessuna corruzione.
In realtà un testimone e dipendente della ditta De Cesaris ha affermato che i lavori avvennero intorno al 2005.
È stata prodotta anche una fattura per lavori effettuati molto tempo prima che in seguito alle incongruenze emerse lo stesso De Cesaris, cambiando versione, ha affermato riferirsi ad altri lavori relativi ad un altro fabbricato.
Un cambio di versione che il pm spiega con il fatto che probabilmente l'imprenditore era venuto a conoscenza che il suo dipendente aveva raccontato alcune cose e che dunque poteva essere più conveniente cambiare parzialmente versione.
«Le dichiarazioni del dipendente contrastano radicalmente con quanto riferito dal sindaco», scrive il pm Gennaro Varone nella sua richiesta di sequestro della villa, «e combinate con la confessione di De Cesaris dimostra una piena fondatezza di entrambe le tesi dell'accusa: in primo luogo che il pagamento dei lavori di Lettomanoppello è stata solo una messa in scena non andata a buon fine, alla quale lo stesso imprenditore ha preferito rinunciare; in secondo luogo che anche nell'abitazione di Pescara la ristrutturazione è sostanzialmente contemporanea (o di poco precedente, ma non per questo “disancorabile” dal nesso di sinallagma della corruzione) con l'inizio della procedura del progetto di finanza dei cimiteri».

«LOCALE IN COMODATO D'USO»

Nel suo interrogatorio post arresto il primo cittadino aveva affermato di aver concesso in comodato d'uso un locale di deposito sito in Francavilla all'imprenditore De Cesaris il quale per sdebitarsi avrebbe effettuato i lavori contestati.
In realtà lo stesso imprenditore ha affermato nell'interrogatorio di non aver mai avuto «la disponibilità esclusiva del locale» e che all'interno vi erano dei beni del sindaco il quale gli avrebbe soltanto offerto «la possibilità di depositare la bicicletta della figlia».
«In definitiva la vicenda appare il frutto di un mero pretesto», scrive il gip, «una scusa elaborata per rispondere alla prima contestazione operata dagli inquirenti, senza fondamento».
In seguito ai nuovi elementi dunque per il gip la spiegazione è « del tutto non idonea a giustificare l'esecuzione dei lavori che seppur non ingenti hanno certamente costituito un valore apprezzabile».
Inoltre sempre De Cesaris nell'interrogatorio ha ammesso i versamenti in favore del sindaco «allo scopo di agevolare l'ottenimento di lavori dal Comune di Pescara», ha detto, «poiché da anni non forniva commesse alle sue imprese».
De Cesaris ha però negato le contribuzioni in nero contestategli non riuscendo però a fornire una valida ricostruzione alternativa ad una annotazione che gli è stata trovata dove si leggeva “5.000 a privati”.

L'AREA DI RISULTA: LA LETTERA DEL MINISTERO VIZIATA DA CONFLITTO DI INTERESSE

Il primo cittadino ha poi voluto consegnare il carteggio relativo alla vicenda dell'area di risulta, procedura contestata è affidata all'unica ditta che si è presentata: la Toto spa.
La tesi difensiva è che proprio il carteggio e la documentazione proverebbero la buona fede del sindaco il quale prima di decidere avrebbe dimostrato di voler valutare e ricercare un assenso tecnico qualificato.
Come dire mi affido ad un esperto che può valutare la scelta migliore.
Questo parere tecnico è stato tuttavia chiesto ad un funzionario del ministero che è stato anche commissario esaminatore del concorso proprio per la riqualificazione dell'area di risulta.
Nel parere tecnico scritto dal funzionario si diceva che si poteva assolutamente includere nella controprestazione a favore del concessionario anche la gestione delle aree contermini dei parcheggi, che è stato poi sempre il punto centrale della questione poiché il vero ricavo della ditta vincitrice sarebbe stato l'incasso dei parcheggi di una vasta zona centrale della città.
Ma questo parere, fa notare il pm, sarebbe viziato da un conflitto di interessi in quanto lo stesso funzionario del ministero che si esprime poi è stato anche commissario esaminatore per cui la tesi difensiva verrebbe messa in crisi.

TOTO BENEFATTORE


Dagli interrogatori è ancora emersa la tesi difensiva, affatto condivisa dal giudice, che riguardava il ruolo di Paolini, factotum e autista del sindaco stipendiato dalla Toto spa.
Paolini nell'interrogatorio ha riconosciuto di non aver mai osservato alcun orario di lavoro nelle aziende di Toto; di non aver mai prodotto alcun elaborato scritto o altre attività documentabile in adempimento all'incarico di consulenza legale che aveva ricevuto; di avere continuato a recarsi presso il Comune di Pescara come volontario nel periodo in cui veniva stipendiato dall'impresa; di avere ricevuto la disponibilità della vettura Alfa Romeo 166 perché Toto si era «impietosito» per il tipo di auto di cui era in possesso (una Fiat Panda); di essere stato in definitiva beneficiato da Toto come «forma di investimento su un giovane promettente volenteroso».
«E' altamente fondata quindi», scrive il gip De Ninis, «l'ipotesi accusatoria che anche la remunerazione di Paolini sia stato l'elemento del sinallagma tra l'impresa Toto ed il vertice dell'amministrazione comunale, nella cui struttura operativa l'indagato si inserisce con la necessaria consapevolezza delle finalità anomale ed illecite del suo operato, come conferma il suo contributo nelle attività di distrazioni e truffa aggravata e contestate già nell'ordinanza che dispone di arresti domiciliari».

27/02/2009 15.02