Una palestra travestita da Onlus, blitz della Gdf. Sequestrati 500 mila euro

Alessandro Biancardi

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TERAMO. E’ una truffa milionaria ai danni delle casse dello Stato quella realizzata da un imprenditore della provincia e scoperta dalla Guardia di Finanza di Teramo.


Gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria, in collaborazione con i colleghi dell'Aliquota Guardia di Finanza della Sezione di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale di Teramo, hanno scoperto la presunta truffa perpetrata dal titolare di una nota palestra.
L'imprenditore, insieme a persone a lui vicine, aveva identificato la sua attività come una Onlus, ovvero una organizzazione senza scopo di lucro.
In questo modo sarebbe riuscito a frodare il fisco, abbattendo sistematicamente l'imposizione fiscale usufruendo di agevolazioni in ogni settore, altrimenti inaccessibili, comprese quelle previdenziali ed assistenziali.
L'uomo, infatti, ha fatto risultare alle Onlus l'esercizio di attività sportive dilettantistiche che non avevano finalità di lucro mentre, in realtà, l'associazione, oltre a non perseguire scopi comuni (non lucrativi), era dedita – esclusivamente – all'esercizio di una comune attività imprenditoriale.
Il sofisticato sistema, per quanto ben congegnato, è stato smascherato dalle Fiamme Gialle teramane dopo una complessa attività investigativa.

PIU' ONLUS LEGATE TRA LORO

Le associazioni dilettantistiche con scopi non lucrativi messe in piedi erano diverse: tutte giuridicamente autonome ma intimamente collegate fra loro sul piano organizzativo.
In realtà quello messo in piedi era un vero e proprio complesso sportivo, diretto e coordinato dall'unico titolare, il cui obiettivo era indurre in errore l'Erario.
Inoltre, è stata riscontrata la totale assenza dei clienti/soci alla “vita sociale” del club ai quali non veniva mai consegnato o comunicato l'invito a partecipare alle assemblee annuali.
Il tutto avveniva così in palese contrasto con quanto previsto dallo Statuto degli enti no profit.
La finta associazione sportiva, supportata tra l'altro da un impianto contabile idoneo allo scopo, corretto nella parte numeraria ma completamente falso nella forma e nella sostanza, in un anno ha annoverato tra i suoi “associati” oltre 5.000 clienti.
E poiché per la truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato è prevista dalla normativa nazionale un particolare regime, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Teramo, ha ordinato il sequestro di conti correnti, fabbricati e quote di società fino ad un ammontare che coprisse gran parte del profitto indebitamente intascato dall'imprenditore.
L'istituto giuridico applicato è quello del cosiddetto “sequestro per equivalente” e permette alla Giustizia di porre sotto sequestro i beni dell'indagato anche se tali beni non costituiscono direttamente il profitto del reato.
La legge permette così di congelare i beni dell'indagato ed evitare che questi possano essere ceduti in danno del futuro risarcimento dell'erario.
Allo stato attuale sono ancora in corso ulteriori indagini della Guardia di Finanza per l'esatta individuazione delle responsabilità e delle somme indebitamente trattenute dagli indagati.

26/02/2009 10.10