Wine glass. Passano i giorni, aumentano i dubbi, diminuiscono le carte

Alessandro Biancardi

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Wine glass. Passano i giorni, aumentano i dubbi, diminuiscono le carte
L'OPERA D'ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. Dopo oltre una settimana di polemiche le carte che pure erano a disposizione di tutti - come affermato in conferenza stampa dal vicesindaco D’Angelo- non escono o non ci sono. D'ANGELO: «I DOCUMENTI CI SONO TUTTI, GLI ALTRI SONO DEI SOGGETTI PRIVATI»
Dopo una richiesta formale da parte dei consiglieri di centrodestra si chiariscono alcuni aspetti del “mistero della fontana” degna trama di un giallo tendente al noir e si mettono dei punti fermi.
All'appello dei documenti in possesso della giunta comunale di Pescara manca un atto notarile che attesti la proprietà dell'opera da parte del Comune; manca un certificato che dimostri la conformità del manufatto realizzato al progetto dell'architetto giapponese; manca persino una copertura assicurativa contro danneggiamenti o eventuali atti vandalici.
Inoltre si scopre oggi che, dopo aver pure pagato il maestro Toyo Ito per la redazione del progetto, il Comune e la città non sono proprietari dei diritti sull'opera che restano allo stesso artista il quale, volendo, potrebbe far realizzare delle copie del ‘bicchiere' in qualunque altra piazza d'Italia o del mondo.
E' questo il risultato della indagine del capogruppo del Popolo della Libertà al Comune di Pescara, Luigi Albore Mascia, e il consigliere comunale Pdl, Marcello Antonelli.
Oggi a palazzo di città si è tenuta la Commissione consiliare di Vigilanza convocata dal presidente Gianni Teodoro sul ‘caso' del collasso dello Huge Wine Glass.
«Le carte prodotte dai dirigenti comunali non riescono a fare luce su una vicenda che manca di atti fondamentali – hanno ricordato Albore Mascia e Antonelli -. Non è chiara la convenzione stipulata dal Comune con la Banca Caripe, nella quale si legge che il Comitato esecutivo della stessa Banca ha ‘deliberato di accogliere la richiesta del Comune di Pescara di acquisto dell'importante opera d'arte per un importo massimo di 250mila euro'. In nessun punto della convenzione si specifica però che il pagamento di quella somma ha reso la Banca proprietaria solo del 20 per cento del ‘calice' e non dell'intera opera, come invece sembra sottendere l'accordo».
Non sarebbe inoltre chiaro il rapporto esistente con la Lafarge che non ha mai sottoscritto un atto notarile o una scrittura privata con la quale cedeva ufficialmente la proprietà dell'opera al Comune e alla città; nel merito esisterebbe solo una scrittura tra la Lafarge e la Clax Italia (che ha realizzato l'opera) che però non ha visto attore protagonista la stessa amministrazione comunale.
«Di fatto ancora oggi», aggiungono i consiglieri Pdl, «non sappiamo chi ha materialmente commissionato la realizzazione dell'opera, chi ha materialmente ordinato alla Clax Italia di procedere con la costruzione del ‘calice', atto fondamentale in caso si aprisse un contenzioso giudiziario tra il Comune e la Clax sulle responsabilità del cedimento del ‘calice': solo il committente dell'opera o il proprietario avranno infatti la legittimazione attiva ad agire nei confronti della Clax. Il Comune di Pescara però è privo di tutela in questo caso, non avendo mai acquisito con un atto ufficiale la proprietà del manufatto e gli stessi dirigenti comunali interpellati hanno confessato di non sapere chi abbia commissionato l'opera».
Ma le carenze emerse oggi in Commissione Vigilanza sarebbero anche altre.
Quando la Clax ha riconsegnato il Wine Glass non ha dato al Comune un certificato che attestasse anche la conformità e la piena corrispondenza dell'opera al progetto originario realizzato e proposto da Toyo Ito e pagato dal Comune.
Insomma un pastrocchio che si ingarbuglia sempre più ogni giorno che passa. Una vicenda che prova ulteriormente come sia stata sempre carente la trasparenza che pubblicizza la giunta D'Alfonso e come siano troppi i misteri ancora non chiariti. Una vicenda che ha implicazioni ben più ampie dello specifico fatto e che riguardano tutti i cittadini pescaresi.
Nessuno finora ha voluto chiarire chi fosse quel professionista che operava per conto di una società il quale avrebbe chiesto alcuni preventivi nel 2006 a ditte specializzate mostrando il progetto originale dell'architetto giapponese.
Nessuno finora ha ancora chiarito se fu la stessa persona a scegliere quali ditte poi il comune avrebbe interpellato.
Ma la certezza è che ormai tutti i nodi verranno al pettine anche grazie alla inchiesta penale (per ora senza indagati) che la procura ha aperto. Informazioni che potranno chiarire come sono stati utilizzati i soldi spesi e che emergeranno solo grazie all'evento accidentale della rottura.

TERRANOSTRA:«MA I CONSIGLIERI CHE OGGI PARLANO DOVE ERANO DUE ANNI FA?»

Secondo la neoassociazione culturale Terranostra vi sarebbero pesanti responsabilità dei consiglieri di minoranza che avrebbero dovuto controllare meglio l'iter della realizzazione dell'opera mentre si perfezionava, ponendosi domande e pretendendo risposte dall'amministrazione comunale e non attendere oggi lasciandosi andare a dichiarazioni che possono apparire, per l'associazione, «strumentali» e «tardive».
«Le “carte” non sono documenti secretati ma delibere che vengono comunicate in elenco dopo ogni riunione della Giunta comunale a ciascun gruppo consiliare e sono, di conseguenza, resi pubblici e messi a disposizione di ogni consigliere. La non conoscenza da parte di alcune figure istituzionali del contenuto dei “documenti che circolano in comune”», dice l'associazione Terranostra, «è segno di un pessimo esercizio di organi amministrativi votati dalla collettività che dovrebbero svolgere un ruolo di controllo su tutte quelle decisioni che andranno ad influire sugli interessi della cittadinanza».

IL CALICE METAFORA DEL DECLINO PESCARESE

«La fontana di Toyo Ito colpita da sventura, errore progettuale, di lavorazione o semplice Caso, come simpatico deja vu, forse proprio adesso che è rotta rappresenta l'immagine precisa della Città», spiega Ivan D'Alberto, direttore del Museo di Nocciano.
«La fontana è Pescara che tenta di mostrarsi bella», dice, « ma una bellezza priva di fondamenti, debole di contenuti che implode e che si sgretola su se stessa.
La scultura che si frantuma nel tempo sotto gli occhi attoniti dei cittadini è la società che per la sua stessa fragilità lentamente diventa macerie. L'incidente accaduto non è stato nemmeno sfruttato dai soliti “colonizzatori”, ritenuti esperti, che solitamente “bevono” da quello stesso calice. Preferiscono continuare a tagliare nastri inaugurali per la città pensando che la cultura è solo una forma di spettacolo momentaneo, temporaneo e non una testimonianza del passaggio della formulazione di un'idea. Trovando un giusto compromesso tra stabilità della struttura e la sicurezza dei cittadini, a mio avviso la fontana anche se rotta deve rimanere al suo posto così com'è».

24/02/2009 16.31

D'ANGELO: «I DOCUMENTI CI SONO TUTTI, GLI ALTRI SONO DEI SOGGETTI PRIVATI»

«I termini dei rapporti fra i finanziatori dell'opera, Lafarge e Caripe e il Comune di Pescara», ha spiegato ancora D'Angelo, «sono chiaramente esplicitati dal protocollo di intesa prodotto più volte ai richiedenti di turno e di nuovo discussi, analizzati e chiariti nella seduta odierna della Commissione Vigilanza di cui apprezziamo l'attività investigativa svolta ad ogni livello e a supporto degli organismi pubblici titolari».
«Rispetto alla richiesta di fatture e altri atti in capo ai soggetti finanziatori», ha aggiunto, «è evidente, o, almeno dovrebbe, che tale documentazione appartiene ad una sfera di rapporti privati e diretti fra i soggetti interessati, come da scritture intercorse fra le parti, anche queste fornite in Commissione di Vigilanza. Comprendiamo che per l'opposizione sia più semplice alimentare un clima di sospetto e sollevare la polemica a mezzo stampa per nascondere l'incapacità ormai palese di presentare proposte concrete per la città. Non comprendiamo invece, quanti contribuiscano a costruire un clima di sospetto e malaffare, dato che da giorni parliamo delle stesse cose e analizziamo le stesse carte che come da nostra abitudine sono a disposizione di tutti dalle rispettive date di produzione degli atti e, ci corre precisare, il cui volume è sempre rimasto invariato».