Pellegrino:«Ma quale dissesto, è solo una manovra per celare l’immobilismo»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1378

Pellegrino:«Ma quale dissesto, è solo una manovra per celare l’immobilismo»
FRANCAVILLA. «Ma quale dissesto finanziario. Francavilla era un Comune tra i più virtuosi ed ora si parla di difficoltà a pagare gli stipendi e di debiti»: replica così Giuseppe Pellegrino, assessore alle Finanze della Giunta Angelucci, alle notizie delle difficoltà di cassa della Giunta in carica.
«Ad una mia verifica ad ottobre 2008 dopo 5 mesi di amministrazione Di Quinzio, da una situazione di cassa positiva di circa 2 milioni di euro si è passati ad una situazione di cassa negativa di circa 2,5 milioni di euro – spiega Pellegrino, che è anche commercialista ed è stato candidato sindaco del centrodestra, battuto per il “tradimento” di Carlo De Felice, Udc, che si apparentò con il centrosinistra facendo vincere Di Quinzio – cioè si sono spesi circa 4 milioni di euro, pur non avendo questa giunta fatto nulla».
Ma questo dibattito dissesto sì - dissesto no, ha senso? Ci può spiegare le operazioni della sua gestione e puntualizzare le scelte della vecchia amministrazione che ora sono sotto esame?
«Il vero problema di questa amministrazione è il suo immobilismo – continua Pellegrino - E' importante sottolineare che l'azienda Comune, come tutte le aziende, se non produce non crea la possibilità di incassi con l'inevitabile conseguenza di arrivare ad un crollo finanziario con gravissimi disagi per tutta la collettività, dovendo comunque sopportare i costi fissi e pagare i debiti. A scanso di equivoci sono a precisare che l'immobilismo di cui parlo è quello politico, non certo dei dipendenti che comunque hanno sempre prodotto».
Ma il sindaco sostiene che senza benzina, cioè senza soldi, non si va da nessuna parte e l'amministrazione Angelucci ha speso più di quanto incassava, chiedendo sempre troppe anticipazioni alla Banca…
«Si parla sempre a sproposito delle anticipazioni della Banca Ifis – spiega – si trattava di normali operazioni bancarie su crediti che avremmo riscosso successivamente. Che poi oggi l'amministrazione Di Quinzio, svegliandosi all'improvviso dal torpore amministrativo, abbia richiesto l'Ici arretrata sui terreni edificabili, con accertamenti molto onerosi, è un'operazione che come minoranza abbiamo contestato sia dal punto di vista economico che tecnico-giuridico».
Ci spieghi meglio.
«Volete fare gli accertamenti? Va bene, ma il modo con cui lo state facendo, sparando nel mucchio, non ci sta bene – commenta Pellegrino – Dal punto di vista tecnico, economico e sociale è sbagliato perché oggi, sia per l'evoluzione urbanistica che si è avuta nella città che per la crisi economica in atto, imporre un peso così importante alle famiglie non è certo una scelta oculata. Dal punto di vista tecnico, avendo avuto questi terreni una storia diversa negli anni, si apre il fronte ad una serie di contenziosi e di spese che alla fine possono azzerare il beneficio economico per le casse comunali. Si poteva ottenere di più e con minori spese, utilizzando altri metodi».
Ma non si parla solo di Ici, vi rimproverano di aver tralasciato vecchie riscossioni e di aver lasciato le società miste del Comune con debiti dovuti a pagamenti non fatti: «La verità è un'altra: passati due tre mesi per accertare eventuali, ma inesistenti, buchi, Di Quinzio avrebbe dovuto amministrare. Cosa che non ha fatto – conclude Pellegrino – mentre si è adagiato sul possibile dissesto. Mi risulta che la Banca Ifis, che viene spesso tirata in ballo, non è stata per nulla, o molto poco, contattata, salvo il piano di rientro consigliato dal professor Pica. Ma il dissesto non c'era e non ci sarebbe stato. Però, se continuano così.... a non far niente, forse ci potrà essere».

Sebastiano Calella 21/02/2009 9.52