Per usura ed estorsione, la provincia di Chieti è al 37° posto

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «La realtà della provincia di Chieti è caratterizzata da un continuo chiaroscuro».

Così il prefetto, Vincenzo Greco, ha fotografato la realtà teatina nel corso del convegno «Usura ed estorsione: come prevenirle e come combatterle», tenutosi ieri sera presso il palazzo municipale di Bucchianico, nei locali appena rinnovati del convento francescano, al secondo piano della struttura.
L'argomento era quanto mai delicato e la partecipazione di numerosi imprenditori e commercianti ha dimostrato il forte desiderio di saperne di più sul fenomeno e sui mezzi per contrastarlo.
Il parterre offerto, del resto, era di altissimo livello: il prefetto, Vincenzo Greco, il questore, Giuseppe Fiore, il direttore della filiale teatina della Banca d'Italia, Antonio De Filippo, e il responsabile del servizio Auditing ed Ispettorato della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Giuseppe Marone. Il convegno, proposto all'interno del calendario degli «Incontri culturali bucchianichesi» è stato introdotto dal sindaco, Mario Antonio Di Paolo, e dall'assessore alla Cultura, Aurelio Bigi.
Non allarmanti, ma neppure confortanti i dati presentati dal prefetto: nell'ultima indagine di Confesercenti sul rischio usura in Italia, su rilevazioni del 2007, la provincia di Chieti occupa il 37.mo posto, come «zona a rischio di infiltrazione esterna», mentre dal 2004, sono state 13 le istanze presentate all'Ufficio Territoriale del Governo per l'accesso al fondo antiusura: di esse, 11 sono relative a casi di vera e propria usura, regolarmente denunciati all'autorità giudiziaria, e 2 per casi di estorsione. L'area più a rischio è quella frentana, da dove provengono la maggior parte delle richieste presentate.
«La provincia di Chieti – ha considerato il prefetto – ha subito profonde trasformazioni economiche e sociali che hanno dato vita ad un'economia sommersa che ci impedisce un monitoraggio preciso dei fenomeni di usura, che sono certamente più sensibili rispetto a quelli emersi. L'intervento dello Stato è fondamentale per alimentare la fiducia dei cittadini e degli imprenditori e contribuire così alla ripresa economica, che sarà sempre più lontana se la parte sana degli investimenti viene strozzata dall'usura e dall'estorsione».
È sull'intervento dello Stato che invece ha battuto molto il questore, Giuseppe Fiore, che ha tracciato un quadro poco confortante della realtà abruzzese: «Togliamoci dalla testa il concetto di assoluta tranquillità per l'Abruzzo: la criminalità organizzata sta osservando anche il nostro territorio, anche se è una criminalità non autoctona, il che ci conforta per un verso. Tuttavia, l'area del Vastese, insieme a quella frentana, è quella che ci preoccupa di più. Ma la nostra preoccupazione è soprattutto per le modalità con cui l'usuraio tende ad impadronirsi delle aziende sane, attraverso il ricorso al prestito: il fine dei malviventi non è tanto la restituzione del prestito, quanto l'entrare in possesso di quote societarie per poter controllare di fatto le imprese sane ed usarle per attività illecite, riuscendo a garantire una copertura più serrata. In questa situazione, è fondamentale per noi che il cittadino abbia fiducia nell'intervento delle forze dell'ordine».
Antonio De Filippo ha tracciato il contesto economico nel quale l'usura inizia ad incidere: in provincia di Chieti sono cresciuti del 2% i prestiti concessi dalle banche alle piccole e medie imprese, del 9,9% invece alle famiglie e i tassi d'interesse sono ancora in linea con il rapporto tra debito e reddito disponibile: quest'ultimo dato, in Abruzzo, è pari al 100 mila euro pro-capite, sotto la media nazionale (130 mila euro), ma molto più avanti della media del Mezzogiorno (83 mila euro), tant'è che il reddito disponibile pro-capite è cresciuto del 40% negli ultimi cinque anni. Un altro dato di solidezza dell'economia, e quindi di appetibilità per la criminalità, è il numero di banche: in Abruzzo ci sono 55 istituti di credito e 190 sportelli bancari; delle banche presenti, 14 sono abruzzesi e 5 teatine (Serfina, Carichieti, BLS e due crediti cooperativi), senza contare che sono in dirittura d'arrivo altre tre banche di credito cooperativo.
Il responsabile del servizio Auditing ed Ispettorato della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Giuseppe Marone, ha invece illustrato il decalogo che le banche applicano per la trasparenza amministrativa e la concessione dei prestiti, negando che i tassi attualmente applicati siano elevati. «Gli istituti di credito – ha spiegato – devono verificare l'affidabilità e la solvibilità di chi chiede un prestito e comunque abbiamo un triplice livello di controllo che ci permette di rinvenire i potenziali rischi di usura. Tuttavia, anche nella nostra realtà stanno crescendo i consorzi Confidi che hanno ampliato di molto l'accessibilità al credito».
«L'usura – ha chiosato il sindaco, Mario Antonio Di Paolo – è una piaga che morde sempre di più anche in Abruzzo ed è uno dei motivi per i quali l'economia diviene asfittica. I piccoli imprenditori, nel contesto di questa crisi economica, trovano sempre maggiori difficoltà nel reperire credito per le proprie idee commerciali e quindi il rischio usura diventa sempre più alto. Aver avuto la possibilità di dialogare con le istituzioni più importanti della nostra provincia in materia di usura ha significato per noi dare una maggiore consapevolezza a tutti i cittadini dei rischi che si possono correre e delle soluzioni che lo Stato ha messo in campo da tempo per essere vicino alle vittime dell'usura».

20/02/2009 14.53