Fondi ai Comuni sede di discariche: come vengono utilizzati?

Alessandro Biancardi

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TERAMO. A quanto ammontano le risorse corrisposte da titolari e gestori delle discariche alle amministrazioni dei Comuni che ospitano gli impianti a Notaresco e Teramo?

Che uso è stato fatto di queste risorse, che secondo il sindaco di Notaresco, sono state il risultato di «di un'importante mediazione politica»? Sono state utilizzate interamente, così come prevede la legge, per finalità esclusivamente inerenti il miglioramento ambientale, la tutela sanitaria dei cittadini, la gestione integrata dei rifiuti?

Queste sono le domande- ancora senza risposte- che pone l'associazione Impronte di Giulianova.
La Legge Regionale n.° 45 del 19 dicembre (Norme per la gestione integrata dei rifiuti) all'art. 60 stabilisce che i Comuni sede di discariche debbano essere "risarciti" attraverso la corresponsione di un contributo inteso, per l'appunto, come ristoro ambientale.
Questa disposizione, rimasta inapplicata in quanto si attende che la Giunta Regionale emani direttive e criteri generali per determinare il contributo, interessa non soltanto i Comuni che ospitano sul territorio le discariche ma anche "i comuni confinanti effettivamente interessati dal disagio provocato dalla presenza degli impianti .....".
«Nel caso della discarica di Grasciano», spiegano dall'associazione, «a beneficiare del ristoro ambientale sarebbero quindi i Comuni di Notaresco, Roseto, Mosciano».
Come devono essere utilizzate queste risorse lo ribadisce la stessa legge regionale che non si discosta dalla normativa previgente: l'art. 60, comma 4, stabilisce infatti che "Il contributo ambientale è utilizzato dai comuni che lo percepiscono per finalità esclusivamente inerenti il miglioramento ambientale, la tutela sanitaria dei cittadini, la gestione integrata dei rifiuti".
«Come insegnano i responsabili degli uffici finanziari comunali ed i revisori contabili», continua l'associazione, «né la legge regionale né quelle previgenti consentono, quindi, che i fondi vengano utilizzati per ripianare i "buchi" presenti nei bilanci comunali o per aumentare, anziché controllare, la spesa corrente».

17/02/2009 11.21