Cantagallo:«Contro di me utilizzate intercettazioni in modo strumentale»

Alessandro Biancardi

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Cantagallo:«Contro di me utilizzate intercettazioni in modo strumentale»
PESCARA. Anche oggi, come fa da oltre tre mesi, l’ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, si è recato a Palazzo di giustizia, al terzo piano dove la procura gli ha riservato una stanza.
Il caso ha voluto che il suo “ufficio” fosse a pochi metri da quella del suo accusatore, il pm Gennaro Varone. Il principale indagato dell'inchiesta Cilone su tangenti presunte e favori ai costruttori sta svolgendo un lavoro davvero ciclopico: ascoltare tutte le intercettazioni telefoniche che lo riguardano. In originale ed integrali.
Questo perché dei 331 cd masterizzati fare le relative copie avrebbe comportato costi ingentissimi (si parla di cifre intorno ai 60mila euro tra spese vive e diritti vari) così, per evitare la duplicazione, l'ex sindaco ha preferito ascoltare interamente il materiale probatorio che ora può essere messo a disposizione interamente anche dell'indagato. Ricevute le relative autorizzazioni è al lavoro da tre mesi.
Così anche oggi Cantagallo è arrivato intorno alle 10 ma questa volta ha incrociato la troupe del Tg3 e le domande di fila di Daniela Senepa alle quali Cantagallo non si è affatto sottratto, anzi…
Ha raccontato di essere sereno e di essere tranquillo in vista del processo «ma non parlo, sono riuscito a non parlare per tutto questo tempo».
Poi però le cose le dice anche se «parla in generale» e non del suo caso specifico.
Che fa da queste parti?
«Vengo ogni giorno da mesi, sto ascoltando tutto il materiale che hanno registrato su di me, intercettazioni telefoniche e ambientali… Sa, si scoprono un sacco di cose. Per esempio telefonate che non ricordavo o cose dette… ma lei per caso si ricorda quello che ha detto al telefono un anno fa?».
Poi Cantagallo punta il discorso sui temi di attualità.
«Oggi se ne parla tanto: le intercettazioni bisogna abolirle oppure no? Io vi dico che per la mia esperienza personale sono certo che le intercettazioni servano e servano di sicuro a mettere in galera i delinquenti ma servono anche per fornire prove di innocenza così come sta capitando a me. Ho scoperto che la procura ha utilizzato solo una piccolissima parte di tutte le intercettazioni e sono state utilizzate solo quelle che facevano comodo. Sono state sempre puntualmente tralasciate quelle che, invece, potevano sollevarmi dalle accuse e provare la mia innocenza. Lo so, è una cosa delicata ma è andata così e per fortuna io sto ascoltando tutto e sto trovando moltissime cose che di sicuro utilizzerò nel processo che danno il quadro preciso di quello che è realmente accaduto».
Cantagallo ripete quanto era già trapelato della sua memoria difensiva, pagine e pagine scritte nero su bianco dalle quali emergono inquirenti deviati e fuorviati e la persecuzione della “legge” nei suoi confronti. Storie personali e presunte relazioni che avrebbero costituito il movente unico e scatenante della prima deflagrante inchiesta sul malaffare nella pubblica amministrazione.
Ma nel processo - che speriamo si sbloccherà tra un mese - bisognerà valutare le prove: ci sono o non ci sono; le tangenti sono state incassate si o no; gli indagati sono colpevoli o innocenti? E' questo il centro del discorso, il resto probabilmente è solo corollario o colore. O forse altri procedimenti giudiziari.
Del contenuto e delle accuse nel memoriale Catagallo non parla: «sono cose private si entra nel personale e del personale non si parla».
Invece, se ne dovrà parlare visto che quelle cose saranno prodotte in un processo pubblico.
Si preannunciano rivelazioni e “verità” mentre una macchina parallela al processo è già in moto e lavora nell'ombra.
Ma allora se c'è una persecuzione e sono state create e distorte le prove solo per incastrarla perché è nato il “Ciclone”?
Passano secondi e secondi, un respiro, lo sguardo che rotea, poi Cantagallo dice:«E' imbarazzante dover rispondere a questa domanda, almeno per ora non è il caso».
La ragione di tutto quanto è stato fatto in questi anni di indagini sarebbe ancora una volta l'accanimento, peggio dunque del reiterato “errore giudiziario” spesso tirato in ballo. Le accuse si fanno pesanti e presuppongono un dolo, una malafede preordinata in procura e polizia.
Che succederà?
I fatti rimangono. E' un fatto che il Ciclone è nato da un corposo esposto anonimo di molte pagine nel quale si raccontavano cose, circostanze, relazioni, lavori pubblici, delibere, legami e distorsioni. Lo scritto pare contenesse una serie di particolari e fosse ben dettagliato.
Due o tre gli estensori.
Lo scritto giunse in procura e poi sul tavolo del pm, Gennaro Varone, che chiese alla polizia giudiziaria di valutare se le cose scritte potessero rispondere al vero oppure no.
Ne nacque una prima relazione della polizia che in qualche modo trovava riscontri anche se generici alle affermazioni dell'esposto.
C'era insomma lo spazio per lavorare ed aprire una vera e propria indagine penale.
Fu così che fu aperto il procedimento n°3715/06 detto “Ciclone” in capo al pm Gennaro Varone che delegò per le indagini la squadra mobile diretta da Nicola Zupo.
Più volte lo stesso capo della mobile chiese di essere sollevato dalle indagini ed una di queste è agli atti. La procura unita gli diede piena fiducia.
E sulle intercettazioni Varone a PrimaDaNoi.it, il giorno della chiusura delle indagini disse:«non sono state utilizzate come prova in sé ma come mezzo di investigazione. Ascoltare ci è servito per capire e soprattutto per andare a cercare nei posti giusti le prove vere e proprie. E di prove ce ne sono una infinità».
Carte in decine di faldoni che dovranno essere smentite e che costituiscono le prove dei reati. Chissà se basteranno le intercettazioni a cui fa riferimento Cantagallo per cancellarle.

14/02/2009 15.16