I veleni di Bussi:«Così si nascose la portata del disastro ambientale»

Alessandro Biancardi

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I veleni di Bussi:«Così si nascose la portata del disastro ambientale»
PESCARA. Era il 12 marzo del 2007. Il Corpo Forestale diretto dal comandante Guido Conti scoprì la discarica più grande d'Europa. Una regione intera si indignò, il caso scoppiò anche livello nazionale. E mentre tutti si preoccupavano delle conseguenze dello stato di salute dell'acqua c'era qualcun altro, che doveva vigilare, che non lo fece a dovere.
E' questa la ricostruzione che fa il pm Anna Rita Mantini nel documento con cui chiede il rinvio a giudizio per 27 persone.
E il pubblico ministero sposa in pieno quelle che erano state le denunce (con documenti alla mano) delle associazioni ambientaliste: Ato e Aca sapevano i pericoli che si stavano correndo ma non fecero niente per impedire il disastro ambientale e la somministrazione di sostanze cancerogene a tutta la Val Pescara.
Ai responsabili dei due Enti il pm contesta «l'utilizzo di dati non veridici, manipolati, e/o comunque ottenuti con procedure espressamente vietate dalla legge ed in contrasto con essa».
Ma anche «l'inerzia, consapevolmente tenuta sin da quando il fenomeno aveva cominciato ad assumere contorni ed a imporre soluzioni non più eludibili (2004), nell'imporre il divieto dell'uso dell'acqua emunta dai pozzi e nella ricerca di fonti alternative e nella contestuale chiusura dei pozzi, inerzia accompagnata, invece, dalla decisa volontà a tenerli aperti a tutti i costi arrivando ad adottare, in totale carenza di potere, provvedimenti volti a riaprirli dopo che ne era stata ordinata la chiusura»
Mantini parla in definitiva di «comportamenti ed atti amministrativi in grave e consapevole violazione delle procedure e dei doveri (anche d'informazione)» imposti dalla legge.
E ad ogni indagato l'accusa muove specifiche contestazioni: l'ex presidente Aca Bruno Catena «ometteva del tutto di attuare le procedure di monitorare costantemente la presenza di composti organo-alogenati nell'acqua, facendo anzi effettuare i controlli interni a laboratori del tutto privi di professionalità adeguate, siccome provvisti di dottori in filosofia, biologi, tecnici di laboratorio, ma del tutto sprovvisti di chimici, e con cadenze di gran lunga inferiori a quelle previste per legge (11/12 controlli l'anno a fronte dei 136 previsti come soglia minima per i controlli annui di routine)».
Il direttore tecnico dell'Aca Roberto Rongione: «ometteva del tutto di ordinare, da subito, l'immediata chiusura dei pozzi e di ordinare la cessazione dell'erogazione dell'acqua colà emunta ed anzi esprimendo parere favorevole alla emissione dell'ordinanza di riapertura dei pozzi benché fosse a conoscenza della continua presenza nell'acqua erogata alle fontane pubbliche delle sostanze rilevate alla distribuzione, della chiara ed evidente la inutilità dei filtri».
L'ex presidente Ato Giorgio D'Ambrosio «dispose la riapertura dei pozzi chiusi il 7 novembre 2005 siccome muniti di filtri senza però contestualmente assicurare un programma effettivo di loro manutenzione e sostituzione, benché ne fosse comunque evidente, in base alle analisi, la loro inutilità ed in contrasto con i pareri della ASL tutti favorevoli ad un uso temporaneo e provvisorio (30/60 giorni)».
«I filtri», sostiene il pm, «non erano assolutamente in grado di impedire l'immissione in rete del tetracloruro di carbonio e di idrocarburi totali che, tra l'ottobre 2006 e l'agosto 2007 (come accertato dall'ARTA), venivano rilasciati in concentrazioni superiori a quelle stabilite dall'OMS-ISS e addirittura superiori a quelle pre-filtro anche in costanza di sostituzione dei filtri stessi».
E ad agosto del 2007 non bastò il decreto del Commissario Armando Goio che dispose la chiusura dei pozzi: «con firma congiunta D'Ambrosio, Catena, Di Giovanni, Livello l'11 agosto richiesero la riapertura sostenendo la conformità, post-filtro, delle percentuali di presenza di tetracloruro di carbonio ai valori OMS-ISS».
In quel caso però vennero prospettati «valori non veri, siccome approssimati per difetto onde ricondurli ai valori di ammissione (da 3,5 a 3, da 4,6 a 4), rispetto a quelli rilevati dall'ARTA a seguito di analisi del 5 e 24 luglio 2007 che avevano invece evidenziato valori di supero delle percentuali ammesse».

a.l. 16/02/2009 9.00

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=19183]LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER 27[/url]