Pianella: meglio un impianto insalubre che il parco agricolo biologico

Alessandro Biancardi

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Pianella: meglio un impianto insalubre che il parco agricolo biologico
PIANELLA. Sale l’attenzione sul nuovo insediamento di Pianella. Le associazioni ambientaliste preparano sbarramenti e nel frattempo evidenziano tutte le incongruenze di una scelta che non condividono.
Il 29 settembre 2008 il Consiglio Comunale di Pianella ha approvato, in via preliminare, una variante parziale al Prg chiesta dalla società So.ca.pi. (gruppo composto da tre aziende operanti nel settore agro-alimentare) che trasforma un'area agricola di pregio di 6 ettari (60.000 mq) in zona produttiva D3.
I consiglieri di maggioranza di centrosinistra, su invito del sindaco D'Ambrosio, hanno approvato la delibera. Unico voto contrario quello dell'assessore-consigliere Giuseppe Nepa del Prc. Due consiglieri, Marco Pozzi e Aurelio Toro, si sono astenuti.
La minoranza di centrodestra è uscita al momento del voto.
Per l'associazione MareLibero la vicenda andrebbe approfondita ulteriormente e valutata complessivamente soprattutto con particolare sensibilità alle ricadute ambientali.
«L'impianto è catalogato “insalubre di prima classe”», spiega Loredana di Paola, «quel che emerge è che si sta per “regalare” ad una società privata un pezzo di territorio incontaminato e di notevole pregio. Proprio in quella zona è previsto -in Provincia è depositato un progetto- il Parco Agricolo Biologico».
La ditta So.Ca.Pi. avrebbe rifiutato ogni proposta di acquisto di lotti all'interno delle aree produttive già esistenti (Pianella ne ha due abbastanza grandi più quattro zone di ampliamento) il cui costo è 30€ /mq.
Ha invece acquistato un terreno agricolo in contrada Nora a 5 € /mq. e ha chiesto la variante per trasformarlo in area produttiva.
«Con questa mossa il valore del terreno passerà da 300mila euro a 1,8 milioni di euro. Bel colpo, se riesce», commenta Di Paola.
Ed i cittadini che ne ricavano?
«Coloro che hanno in proprietà lotti produttivi (su cui pagano relativo Ici)», spiega ancora l'esponente di MareLibero, «con questo tipo di operazioni non hanno possibilità di rivenderli a prezzi di mercato; i cittadini che abitano nella zona, ma anche nei comuni limitrofi, si ritroveranno di colpo a subire un improvviso e pesante traffico di camion e a respirare aria “insalubre di prima classe” (oltre i rischi di pesante inquinamento dei terreni e dei corsi d'acqua circostanti le abitazioni)».



La So.Ca.Pi. avrebbe perfino respinto la richiesta dell' amministrazione comunale di sistemare la strada comunale Nora, (attualmente non in grado di sostenere il traffico previsto di almeno 10 camion al giorno da 20 tonnellate) con adeguamento della sede stradale dall'incrocio con la provinciale fino all'imbocco con la strada di accesso alla nuova area produttiva, la cui sistemazione e manutenzione quindi ricadrebbe sulla collettività.
«L'ultima offerta», conclude di Paola, «sembra essere di qualche giorno fa e consisterebbe in 25.000 euro da dare al Comune più un'area verde-pic-nic per i “visitatori” dell'impianto».
Lunedì sera, 16 febbraio, è stata fissata una riunione di maggioranza per ratificare l'accordo e già mercoledì 18 febbraio alle 18.30 la proposta sarà portata in Consiglio Comunale (e pare ci siano i numeri per farla passare).
MareLibero sta organizzando una manifestazione per impedire «la svendita» del territorio.

14/02/2009 9.30