«Uomini dei Casalesi in Abruzzo»:cresce l’allarme per la criminalità organizzata

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La camorra in Abruzzo? Infiltrazioni della criminalità organizzata nella nostra regione? Ieri, intanto, è stato scarcerato il presidente del Montesilvano calcio Enzo Di Meo: «errore clamoroso il suo arresto».
Tutto farebbe pensare che sì, qualcosa c'è, non solo perché il network campano è già da anni globalizzato e presente ovunque anche con attività "lecite" per riciclare i soldi sporchi ma perché da ieri vi sarebbero evidenze ulteriori.
Dopo l'operazione dei giorni scorsi, condotta dai carabinieri di Pescara, denominata Hot Wheels sulle truffe e il riciclaggio di auto che ha fatto scattare i primi sospetti sulle infiltrazioni malavitose in questo territorio, i carabinieri della compagnia di Montesilvano ieri hanno eseguito per conto della Direzione distrettuale antimafia una perquisizione a carico di un operaio napoletano di 45 anni, che vive nella città adriatica.
All'uomo e' stato contestualmente notificato un avviso di garanzia per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.
Il 45enne risulta intestatario di una società che gravitava nel mondo delle concessionarie e sarebbe riconducibile a una rivendita di pneumatici.
Non si esclude che i proventi di questa attività fossero destinati al clan dei Casalesi. Nel corso della perquisizione, coordinata dal capitano Enzo Marinelli, comandante della compagnia di Montesilvano, sarebbe stato trovato del materiale contabile «utile alle indagini».
Lunedì mattina, quando e' stata effettuata l'operazione dei carabinieri di Montesilvano, uno dei 46 destinatari dell'ordine di custodia cautelare, Aladino Saidi, ha ricevuto contestualmente un altro ordine di arresto dai carabinieri di Roma in merito a un'indagine su un'associazione per delinquere di stampo mafioso che ha interessato sempre il settore delle concessionarie di auto.
L'uomo, 32enne, residente a Sora, imprenditore, sarebbe collegato al clan dei casalesi.
Anche la perquisizione di ieri a Montesilvano è nata proprio nell'ambito dell'inchiesta romana.

Il livello di attenzione, dunque, si deve alzare se molti indizi parlano di camorra ed altri di organizzazioni internazionali per l'importazione di decine di chili di sostanza stupefacente dall'Est Europa.
Ormai anche la nostra regione è diventata terra "appetibile" così come da anni i procuratori della Repubblica locali dicono. Così sempre più spesso assistiamo ad arresti che riguardano bande albanesi per reati di spaccio o organizzazioni che hanno ramificazioni anche fuori regione.
Non più solo il territorio della Marsica viene ritenuta zona ideale per investire e rifugiarsi, non più dunque la zona del Vastese da alcuni anni funestata da episodi che sono stati ricondotti ad organizzazioni dedite alle estorsioni provenienti da Puglia e Campania, ora i legami dei clan arriverebbero secondo gli inquirenti fino alla popolosa Montesilvano.

HOT WHEELS: OPERAZIONE COMPLESSA. DI MEO:«UN GIGANTESCO EQUIVOCO»

Da lunedì era in carcere, Enzo Di Meo, 31 anni, imprenditore e presidente del Montesilvano calcio. Ma ieri, mentre i carabinieri continuavano ad arrestare nuovi presunti affiliati all'associazione criminale che avrebbero compiuto truffe per un milione di euro, per Di Meo c'è stato il colpo di scena.
Il presidente del Montesilvano, infatti, è stato scarcerato. Il gip Guido Campli, al termine dell'interrogatorio di garanzia, ha concesso a Di Meo soltanto l'obbligo di firma.
Il giovane imprenditore avrebbe raccontato la sua versione dei fatti e la sua «completa estraneità» ai reati contestati.
Per il suo legale, De Marco, l'arresto dell'imprenditore è stato «un equivoco clamoroso».
Oltre a Di Meo, sono stati ascoltati ieri anche altre persone finite in carcere nell'ambito dell'operazione "Hot Wheels".
Tra loro Fabio Colonna, ritenuto a capo del ramo pescarese dell'organizzazione, il quale ha ammesso solo di aver effettuato qualche truffa.
Ha, invece, negato tutte le accuse a suo carico, l'imprenditore chietino Luciano Bellia, che ha ottenuto l'obbligo di dimora.
L'altro Bellia arrestato, Giovanni, ha negato ai magistrati l'esistenza di un ramo chietino dell'organizzazione, che, secondo gli inquirenti, gestiva.
Dopo essere stato ascoltato dal gip, l'imprenditore ha voluto chiarire la sua posizione anche con il Pm Anna Rita Mantini, titolare dell'inchiesta.
Gli interrogatori di garanzia proseguiranno venerdì prossimo.

12/02/2009 8.10