Il Polo Chimico di Bussi vicino all'evaporazione

Alessandro Biancardi

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BUSSI. La crisi economica si sente anche nel piccolo centro pescarese famoso da oltre un secolo per il suo polo chimico che nel tempo ha superato diverse fasi di profonda crisi. L'ultima rischia di cancellarlo per sempre.

BUSSI. La crisi economica si sente anche nel piccolo centro pescarese famoso da oltre un secolo per il suo polo chimico che nel tempo ha superato diverse fasi di profonda crisi. L'ultima rischia di cancellarlo per sempre.

L'ultimo segnale in ordine di tempo è quello che proviene dalla Degussa Medavox, nata come parte della soluzione del problema del Polo Chimico di Bussi e che doveva contribuire ad assicurarne il futuro.
La scelta di cessare entro fine marzo 2009 la produzione dell'Acqua Ossigenata e del Percarbonato di Sodio presso i propri impianti di Bussi mette in discussione non solo l'unità produttiva ma il Polo tutto.
«Si tratta di un problema di portata strategica», spiega Roberto Campo della Uil Abruzzo, «non un caso aziendale, ma una questione di politica industriale di interesse regionale e nazionale».
La Uil Abruzzo ha chiesto l'immediato «battesimo di fuoco dell'unità di crisi prevista nel Programma di governo della Giunta Regionale», il cui compito è di attivare tutte le risorse e le iniziative per gestire situazioni di crisi straordinarie.

«L'unità di crisi», ha spiegato Campo, «non potrà nascere con calma, ma dovrà essere attivata immediatamente, a partire dal caso Medavox, ed investire su questo caso e sul problema complessivo di Bussi, dalla bonifica alla reindustrializzazione, il Governo nazionale, in stretto raccordo con il Tavolo nazionale della Chimica. La Uil Abruzzo chiede, inoltre, che l'incontro previsto per il 24 febbraio tra il presidente Chiodi e il ministro Scajola aggiunga al tema della Micron quello della Medavox e del sito di Bussi».

Se il sindacato prova a gettare le basi per una soluzione costruttiva, la politica invece preferisce lanciarsi nella polemica sterile che vede contrapposti il centrosinistra ed il centrodestra.
Così il presidente della Provincia di Pescara Giuseppe De Dominicis nei giorni scorsi aveva chiesto un incontro urgente con il presidente della Regione Gianni Chiodi spiegando che tale richiesta «è un atto istituzionale dovuto, e peraltro avvenuta già il 23 gennaio scorso, dunque ben prima che l'azienda ufficializzasse le proprie decisioni: sarebbe stato davvero stupefacente se non lo avessi fatto».
Il centrodestra aveva accusato De Dominicis anche di «colpevoli» ritardi circa i risultati dell'Osservatorio chimico provinciale, un organismo costituito proprio per valutare e sorvegliare le attività del Polo chimico di Bussi.
«Imbarazzante è la difesa che il presidente De Dominicis fa dei suoi 15 anni di inattività al governo della Provincia di Pescara», ha tuonato Lorenzo Sospiri (An), «la crisi del polo chimico di Bussi si sarebbe dovuta scongiurare negli anni passati verificando, monitorando le attività industriali della zona e cercando di trovare soluzioni concrete. Ora è troppo facile far finta di nulla e limitarsi a chiedere un incontro urgente al presidente Chiodi che, tra l'altro, nonostante si sia insediato da solo dieci giorni, si è subito messo al lavoro per capire come sia stato possibile che un azienda come la Evonik Medavox Spa con 100 lavoratori possa chiudere dall'oggi al domani».
«Dinanzi al precipitare della situazione», ha concluso Sospiri, «nessuno ha mosso un dito e solo oggi ci si rivolge alla Regione il cui nuovo governo, insediatosi da soli dieci giorni, non ha perso tempo e si è già attivato per sottoporre la situazione all'attenzione dell'Unità di crisi del Ministero delle Attività Produttive. Ora ci chiediamo perché questo stesso grido d'allarme non sia stato lanciato negli anni passati quando al governo regionale c'era la stessa coalizione di centro-sinistra, ma si è preferito, come sempre, far finta di nulla».

09/02/2009 9.03