Ecco perché il Comune di Francavilla è a due passi dal dissesto

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA. «Da giorni siamo stati messi in ferie forzate dalla società, in quanto il Comune non ha i soldi per pagarci. Lunedì il nostro direttore incontra il Prefetto, al quale ha già inviato una nota dove si dice che se entro il 15 febbraio il Comune non paga, sospenderà anche il servizio di raccolta rifiuti».
Sono alcuni dipendenti della Cosvega a protestare preoccupati per il loro futuro e per quello che potrebbe accadere.
La Cosvega è la società mista che cura servizi di manutenzione del territorio e d'igiene urbana nel Comune di Francavilla al Mare, nata nel 2000 per gestire le attività di manutenzione ordinaria del verde pubblico, delle strade, delle scuole, degli edifici pubblici e degli impianti sportivi, negli anni successivi hanno esteso i servizi alla gestione del cimitero, del mercato coperto, della pubblica illuminazione e dell'igiene urbana.
Da giorni però la società ha interrotto la manutenzione dello stadio
«I giardinieri sono in ferie forzate», hanno raccontato alcuni dipendenti a PrimaDanoi.it , «per mancanza di fondi non sono stati rinnovati i contratti ai dipendenti co.co.co. che da anni lavoravano, da agosto non vengono pagate le assistenti sociali, così come sono stati sospesi i contributi irrisori ai cittadini bisognosi e la spesa da 25 euro al mese presso un supermercato locale. Una situazione disastrosa: perché il sindaco Di Quinzio non dichiara il dissesto».
Già il dissesto. Questo rischio è ormai sempre più vicino.
«Stiamo verificando lo stato di salute delle casse comunali – spiega il sindaco Nicolino Di Quinzio – come tutti sapete, fin da quando mi sono insediato ho cercato di capire come stessero le cose a livello finanziario. Ho trovato un disastro e non sono ancora riuscito a rimettere in carreggiata il Comune: nel recente passato troppi debiti, troppe anticipazioni da parte delle banche, troppe spese rispetto agli incassi. E non è nemmeno bastato aver fatto un piano di rientro per 26 mesi con quote mensili da 180 mila euro».
Il sindaco esce trafelato da una riunione in corso nel palazzo di città, una delle tante che in questi giorni si susseguono di continuo per cercare di capire come far fronte alla negli valanga di debiti e di interessi che si sono accumulati negli anni. Una specie di rotta di Caporetto per le finanze comunali, simile – fatte le dovute proporzioni – alla crisi dei mutui sub prime americani. I debiti si sono saldati con gli interessi passivi fino a raggiungere un livello che rischia di strozzare le anemiche casse comunali.

INTERESSI BANCARI MAGGIORI DELLE ENTRATE?

Ogni mese si potrebbe essere costretti a pagare più di quante sono le entrate tributarie e le rimesse del Governo e così le casse sono strette tra le minori risorse provenienti dal Governo ed i maggiori esborsi per il piano di rientro con la Banca Ifis.
«Se sono preoccupato? Non ci dormo la notte, e come me anche i consiglieri comunali che sentono di più le proprie responsabilità di amministratori e che sono stati eletti per il bene di Francavilla, non per il fallimento del Comune – spiega Di Quinzio - Capisco le esigenze giornalistiche, ma è presto per parlare di dissesto sicuro. E' solo un'ipotesi. Saranno i tecnici a dire la parola fine a questo calvario. Un fatto però dev'essere chiaro: responsabile del disastro non è l'amministrazione Di Quinzio che ha fatto di tutto per evitare il baratro finanziario. E siamo dispiaciuti, molto dispiaciuti dei sacrifici che vengono imposti ai cittadini con le bollette arretrate e con il recupero dei tributi che potevano essere versati tranquillamente negli anni. Oppure penso ai dipendenti per la sofferenza degli stipendi. Il problema è che i nodi sono venuti al pettine e le passate amministrazioni sono state troppo superficiali, a dir poco». Da quello che risulta a PrimaDaNoi.it, al capezzale di Francavilla sono stati chiamati grossi esperti di contabilità comunale e funzionari di lungo corso di altre amministrazioni pubbliche per sbrogliare una matassa che risale almeno a tre anni fa.

COME SI SONO ACCUMULATI I DEBITI

L'unica cosa certa è che nel 2006 e successivamente l'amministrazione Angelucci, con tre delibere, decise operazioni di factoring con la Banca Ifis.
La prima, di 2,5 milioni, prevedeva una «momentanea» carenza di liquidità nelle casse comunali e per ottenere subito questa cifra furono impegnati i tributi che il Comune avrebbe dovuto incassare negli anni a seguire.
«Questa operazione però, da momentanea divenne stabile, in quanto una successiva delibera di factoring per 2 milioni ed un'altra ancora fino a un totale di 7 milioni di factoring furono decise sempre a favore dell'Ifis senza nessuna gara - commenta Di Quinzio – e così invece di ripianare i debiti se ne facevano altri e non si pagavano le spese correnti. Ecco perché mi sono trovato centinaia di migliaia di euro da pagare nelle società miste: 500 mila alla discarica di Fara F. P., 600 mila all'Alento gas, poi la Cosvega e poi e poi potrei continuare. Ma sono anche nell'impossibilità di fare altre operazioni di factoring e di chiedere altre anticipazioni, essendo le risorse del Comune già tutte impegnate per anni».
Detto in altre parole, quello che viene incassato mensilmente con i tributi è già tutto impegnato per pagare i vecchi debiti e quindi non ci sono soldi sufficienti in cassa né per gli stipendi né per altro.
Sulla necessità o meglio sull'obbligo di fare chiarezza nei conti, converge anche Paolo Galasso, il consigliere che in questi mesi ha avuto la delega su questi problemi, riuscendo a far emergere le criticità denunciate dal sindaco.
«Ci sono troppi debiti – spiega in una pausa della riunione il primo cittadino– stiamo verificando se ci sono le premesse per dichiarare il dissesto. Siamo di fronte ad un grosso divario tra la realtà dei contribuenti di Francavilla e delle entrate sicure e i debiti sottoscritti con la banca. Sorprende che nessuno si sia accorto dei 7 milioni di euro che entravano ed uscivano e che oggi sono un incubo per il Comune. Qualcuno, tra i funzionari addetti e nel Collegio dei revisori dei conti non è accorto di nulla».

Sebastiano Calella 07/02/2009 9.30

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=18057]QUANDO ANGELUCCI ASSICURAVA CHE GLI STIPENDI SAREBBERO STATI PAGATI[/url]