Il porto si insabbia, la memoria si annebbia, le responsabilità svanite

Alessandro Biancardi

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 Il porto si insabbia, la memoria si annebbia, le responsabilità svanite
PESCARA. Sarà per merito/colpa delle ennesime elezioni che si avvicinano ma si ritorna a parlare di porto e dei suoi tutt'altro che inediti problemi.
Si scrivono lettere, si chiede la convocazione urgente di commissioni, si cerca di sollecitare la nuova giunta regionale cercando intercessioni, snellimento di pratiche, fondi per risolvere il problema dei fondali bassi.
Una situazione che ciclicamente si ripete a seconda delle stagioni meteorologiche e politiche, un argomento sempre buono e purtroppo imperituro.
«È ormai improrogabile – ha affermato il consigliere regionale Sospiri – la definizione delle coperture finanziarie e di tutte le autorizzazioni necessarie a programmare, anche per somma urgenza, un intervento incisivo che ripristini le condizioni dei fondali del porto canale di Pescara. Siamo di fronte a una situazione a dir poco drammatica che rischia di mettere in ginocchio una parte consistente e rilevante dell'economia dell'intera città, come ha giustamente fatto rilevare anche Confindustria. I fondali del porto canale sono alti appena 3 metri, mentre quelli a ridosso della nuova banchina commerciale del molo di levante non superano i 5 metri. Altezze che, come è facilmente comprensibile, rendono difficoltose le manovre di attracco e di scarico e carico delle merci».
«Il porto di Pescara», gli fa eco Albore Mascia, «è in piena emergenza insabbiamento e occorre la mobilitazione collettiva di tutte le forze politiche cittadine e regionali per giungere a una soluzione immediata del grave disagio. Chiediamo dunque una riunione urgente della Commissione consiliare Lavori pubblici per affrontare il 'caso', un vertice al quale dovranno essere invitati anche i rappresentanti della marineria, degli armatori e degli operatori commerciali e turistici che negli anni hanno investito nello scalo, credendo nelle sue potenzialità, e ora vedono messi a rischio posti di lavoro e lo stesso mercato».
Si accavallano le risposte, si compiono sforzi di eloquenza mirabili ma il problema non si risolve da anni (circa 20) per incapacità delle classi politiche che si sono avvicendate nel tempo e perché nessuno ha avuto il coraggio di indicare i colpevoli dello scempio.
Parlare oggi di dragaggio significa, infatti, voler aggirare il problema che è più ampio e complesso e riguarda la stessa progettazione del porto costruito ad arte… per insabbiarsi.
Ed è clamoroso come proprio in seguito a questo macroscopico errore progettuale siano state spese risorse immense nei trascorsi 20 anni senza che nessun amministratore pagasse il danno arrecato o ne venisse indicato almeno il responsabile.
Clamoroso anche come moltissimi esposti siano rimasti accantonati senza alcuno sbocco sui vari aspetti di questa vicenda, esposti inviati alla Corte dei Conti e alla procura della Repubblica.
Eppure il danno immenso è sotto gli occhi di tutti: a pagarne sono tutti i cittadini che devono finanziare con le tasse dragaggi resi necessari solo per l'errore progettuale.
Nessuna amministrazione nei 20 anni ha mai pensato, per esempio, di fare causa ai responsabili così da avviare una azione risarcitoria che avrebbe potuto -anche se in parte- ripagare la nuova progettazione ed i lavori per rifare da capo lo scalo pescarese, un costo che non sarà inferiore ai 50 milioni di euro che però non ci sono.
Una brutta storia della Prima Repubblica che tuttavia non sfigura nemmeno nella Seconda.
E così continua una storia infinita di sempre tra amnesie e strumentalizzazioni.

03/02/2009 10.35


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