Concorso Dezio, il pm pronto a chiedere il rinvio a giudizio anche per D'Alfonso

Alessandro Biancardi

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Concorso Dezio, il pm pronto a chiedere il rinvio a giudizio anche per D'Alfonso
PESCARA. Sarà un caso, ma dopo l'interrogazione del senatore Andrea Pastore (Pdl) al ministro della Giustizia Angelino Alfano l'inchiesta che coinvolge Guido Dezio e Luciano D'Alfonso si starebbe per sbloccare. * LA SCHEDA: LE ALTRE INCHIESTE SU D'ALFONSO * SE NE DISCUTE ANCHE NEL FORUM
Dopo 430 giorni di attesa l'inchiesta sul concorso del braccio destro del sindaco arriva finalmente ad una svolta. Il pm Paolo Pompa è infatti pronto a chiedere il rinvio a giudizio per l'ex sindaco di Pescara, il suo collaboratore e altre tre persone, tutti commissari nel concorso che decretò la vittoria di Dezio che diventò così dirigente del Comune.
Siamo a dicembre del 2007 e per questa vicenda il sindaco viene raggiunto da un avviso di garanzia per abuso patrimoniale «per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso», scrisse il pm Paolo Pompa, «in violazione delle norme di legge che disciplinano l'accesso alla dirigenza presso il Comune, procurato intenzionalmente a Guido Dezio un ingiusto vantaggio patrimoniale».
«L'avviso ricevuto per abuso e concorso in abuso riguarda le funzioni di economo provveditore assegnate a Dezio e l'incarico che gli è stato assegnato come dirigente», spiegò D'Alfonso in conferenza stampa dopo che apprese dell'inchiesta a suo carico trapelata dai giornali.
«E' indiscutibile che il sindaco possa scegliersi il dirigente di staff», continuò D'Alfonso.
Ma per il pm Pompa quello che venne dato a Dezio non era un semplice incarico fiduciario per ricoprire una mansione di organizzativa di uno staff del sindaco, ma capo di un settore del Comune, dunque dirigente di un ente poiché Dezio vinse un concorso pubblico a tutti gli effetti con molteplici irregolarità.
Questo arrecò un ingiusto vantaggio patrimoniale allo stesso Dezio che non aveva i requisiti minimi per partecipare al concorso e dunque vincere.
«L'unico che si è avvantaggiato, in questa vicenda», spiegò D'Alfonso, «è stato il Comune di Pescara, che ha risparmiato 100mila euro».
Per Dezio, invece, le accuse sono quelle di falso in quanto l'ex dirigente presentò una falsa documentazione in cui attestava esperienze pregresse mai avvenute.
Tra queste anche quella di aver ricoperto precedentemente incarichi dirigenziali dal 2000 al 2004.
Anche questa storia era ben nota già prima dell'avviso di garanzie recapitato a Dezio.
Ben sette mesi prima, infatti, il centrodestra presentò una interrogazione consiliare che metteva in luce le anomalie del caso e si illustrava come in realtà quello di Dezio non fosse stato un incarico dirigenziale ma un lavoro presso il gruppo consiliare Ppi-Margherita.
Che non è proprio la stessa cosa. Ma anche in quel caso il Comune disse che era tutto in regola sebbene esistesse una lettera del Dirigente delle Risorse umane della Regione Abruzzo (Prot. 1979 dell'8 febbraio 2007) nella quale si riferiva testualmente che «il dott. Dezio non ha mai prestato servizio - e in nessuna maniera - presso il Consiglio regionale d'Abruzzo».
Per la stessa inchiesta è indagato anche Dezio (falso ideologico) e tre esperti di diritto amministrativo Vincenzo Montillo, Paola Di Marco e Carlo Montanino, componenti della commissione d'esame (abuso d'ufficio).
Per tutti e cinque si avvicina la data del processo. Tra alcune settimane i lpm chiederà il rinvio a giudizio, poi spetterà al gup fissare la data dell'udienza. Se la giustizia sarà davvero celere l'inizio potrebbe avvenire prima dell'estate.

03/02/2009 9.53



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LA SCHEDA: LE ALTRE INCHIESTE SU D'ALFONSO

L'inchiesta sull'urbanistica, accordi di programma, Comune e imprenditori del mattone.
La bomba scoppia a dicembre del 2007 . Le ipotesi di reato per il primo cittadino sono di abuso d'ufficio, corruzione e finanziamento illecito ai partiti.
Per questa inchiesta è stato messo al lavoro un intero pool di magistrati: il procuratore aggiunto Pietro Mennini, il sostituto procuratore Aldo Aceto, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio.
Al vaglio dei magistrati ci sono 22 accordi di programma.
Nell'inchiesta rientra anche Dezio, questa volta nella sua veste di dirigente del patrimonio accusato di abuso, corruzione e finanziamento illecito ai partiti.
L'inchiesta è ancora aperta, è stata accorpata a quella più recente che ha portato all'arresto del sindaco ed è stata affidata al Pm Gennaro Varone. E' probabile che le prove di allora siano rilette alla luce delle prove reperite anche nell'ambito delle altre inchieste tutte in capo al pm Varone.

Gli Amici della Pescara Calcio.
C'è poi l' inchiesta scoppiata a giugno del 2008, che ruota intorno ai fondi raccolti dall'Associazione "Amici della Pescara Calcio" , il cui capofila è stato il primo cittadino, pubblicità istituzionale e cene elettorali.
In questo caso le accuse mosse a D'Alfonso sono di corruzione, concussione, falso ideologico e abuso d'ufficio.
L'inchiesta è coordinata dal pm Gennaro Varone. Nata da sola e ancora aperta potrebbe confluire in un unico filone insieme alle altre. L'ipotesi è che il fondo costituito per risolvere le sorti del sodalizio sportivo fosse servito a distribuire fondi neri o mazzette. Si parla di una lista ufficiali di benefattori e di una seconda tenuta segreta.

Tangenti e concussione
Questa è l'inchiesta più dirompente, anche dal punto di vista mediatico dal momento che si è arrivati all'arresto del primo cittadino, lo scorso 15 dicembre, giorno delle elezioni regionali in Abruzzo.
In questo caso la Procura di Pescara avrebbe accertato movimenti di denaro tra l'imprenditore De Cesaris e l'ex collaboratore del sindaco D'Alfonso, Guido Dezio ma anche tangenti ricevute da imprenditori e amici. In un passaggio dell'ordinanza del gip De Ninis si dice chiaramente come l'ente pubblico Comune sia stato piegato alle esigenze del sindaco D'Alfonso grazie all'occupazione delle posizioni chiave di persone compiacenti, come alcuni dirigenti. Confermando in parte l'ipotesi accusatorio dell'indagine sul concorso Dezio
che risulta un solo tassello di un mosaico più grande.

Gli incarichi tecnici affidati senza mai una gara pubblica.
Altri tasselli del mosaico che hanno conferito al primo cittadino potere e prestigio sono state le decine e decine di incarichi tecnici da milioni di euro a ingegneri ed architetti scelti direttamente senza effettuare gare pubbliche europee obbligatorie, spesso ricorrendo al metodo dello “spacchettamento” degli importi, suddividendo i costi delle opere pubbliche al solo fine di abbassare la soglia minima ed evitare le gare pubbliche. Anche in questo caso ad accaparrarsi gli incarichi erano nomi che si ripetevano spesso. L'inchiesta anche questa al vaglio del pm Paolo Pompa appare molto complessa e potrebbe chiudersi non prima di un anno.

03/02/2009 9.48