Medico "spremuto" dalla Asl di Chieti: tribunale lo risarcisce con 300mila euro

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Oltre 300mila euro di risarcimento ad un dipendente della Asl di Chieti per averlo costretto ad orari e turni stressanti e fuori contratto.
Lo ha deciso il Tribunale di Chieti, Italo Radoccia estensore della sentenza, al termine di una causa iniziata nel 2003 e che poteva essere evitata, se un tentativo di conciliazione (obbligatorio), avvenuto nel 2002, fosse andato in porto.
Cosa che non è stata ed ora, salvo i ricorsi nei vari gradi, questi trecentomila euro usciranno dalle tasche di tutti, anche perché la sentenza è esecutiva.
Anche se, a rigor di logica, la Asl dovrebbe rifarsi su tutti i direttori che dal 1981 si sono succeduti.
La decisione di richiedere un risarcimento che va oltre i danni biologici e morali, segue la normale causa di servizio conclusasi con l'equo indennizzo da parte dell'Inail per la malattia dovuta al lavoro.
La mossa vincente è stata l'intuizione dell'avvocato Umberto Di Primio che ha proposto un'interpretazione dell'articolo 2087 del Codice civile che obbliga il datore di lavoro a curare l'ambiente dove operano i suoi dipendenti.
In pratica nel concetto di organizzazione del lavoro richiamato dal Codice, c'è anche la gestione oculata del personale di cui dev'essere tutelata la salute psicofisica.
Cosa che nella Asl, condannata al maxi risarcimento, non c'è stata.
La storia è quella di un medico dell'Unità coronarica, in servizio dal 1981. Ammalatosi gravemente nel 1999 proprio in seguito ai turni massacranti (anche 18 ore al giorno), senza riposi e senza turnazioni adeguate previste anche per il tipo di lavoro particolarmente stressante al capezzale degli infartuati, gli viene riconosciuta la causa di servizio.
Ma tra le poche sentenze della Cassazione (ne esistono solo 4) si scopre che la Fiera del levante di Bari e altre amministrazioni sono state condannate per aver costretto i dipendenti a lavorare sotto organico.
«Poiché la Asl conosceva questa situazione di disagio – spiega l'avvocato Di Primio – e poiché agli atti è stato dimostrato che ci sono state continue e pressanti richieste dei primari e dei sindacati per porre rimedio a questa mancanza di organico, il giudice ha rilevato una violazione contrattuale da parte della Asl e l'ha condannata».
Tempi duri per le Asl?
Così sembra, visto che la sentenza favorevole al dipendente potrebbe aprire la strada ad altri risarcimenti, considerata la situazione dell'organico in servizio alla Asl di Chieti e nelle altre, soprattutto in questi tempi di precari licenziati. Insomma un campanello di allarme per i conti disastrati della sanità, ma anche una sentenza civile che impone il rispetto dei contratti di lavoro.

Sebastiano Calella 28/01/2009 8.21