Visita al depuratore di via Raiale: «il fangodotto non c’è: troppo spese»

Alessandro Biancardi

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Visita al depuratore di via Raiale:  «il fangodotto non c’è: troppo spese»
PESCARA. Visita speciale quest'oggi all'impianto di depurazione delle Commissioni consiliari Ambiente e Sanità del Comune di Pescara.
«Compiremo una verifica attenta e necessaria», ha commentato il consigliere comunale del Pdl Guido Cerolini, «per controllare l'effettiva funzionalità del depuratore di via Raiale e lo stato di inquinamento del fiume Pescara».
La volontà è che alla fine del sopralluogo ci sia una certezza: «Pescara non può diventare una seconda Montesilvano, mettendo a rischio la balneazione della nostra costa».
«E' ora di fare luce sulla vicenda del depuratore di Pescara – ha continuato il consigliere Cerolini -, attualmente posto sotto sequestro».
L'impianto risale al 1980 e sono state riscontrate alcune carenze strutturali e amministrative, «carenze», ricorda Cerolini, «che rendono necessari interventi e investimenti immediati per migliorarne il processo di depurazione, anche attraverso l'acquisto di attrezzature nuove. Un progetto su cui l'amministrazione comunale di centro-sinistra, negli ultimi sei anni, avrebbe dovuto puntare, proprio nell'ambito del piano di disinquinamento del fiume Pescara. Peccato che tali investimenti tante volte annunciati, in realtà – ha ribadito il consigliere Cerolini - , non siano stati mai effettuati, nonostante la stessa amministrazione comunale abbia sbandierato ai quattro venti, in più di un'occasione, strepitosi interventi di riqualificazione che, come sempre, sono rimasti lettera morta».
Nel frattempo ogni estate tornano i divieti di balneazione su una parte del litorale nord, con i dubbi e le perplessità, e, per ultimo, con un provvedimento di sequestro del depuratore.
«Lunedì non entreremo nel merito della vicenda giudiziaria», ha continuato il consigliere, «che ovviamente, spetta ad altri organismi. Certo è che chiederemo notizie certe e chiare circa l'attuale gestione dell'impianto, cercando di capire quale sia la sua reale situazione, quali investimenti occorrono per ottimizzare la struttura e quanti siano i fondi a disposizione per realizzarli».
26/01/2009 9.56

ACA:«ABBIAMO INVESTITO SUL DEPURATORE»

«Esattamente un anno fa, il 28 gennaio 2008, l'Aca Spa di Pescara ha assunto la gestione dell'impianto di depurazione di Pescara su disposizione del Corpo Forestale dello Stato, dopo il sequestro della stessa struttura. Abbiamo subito verificato alcune carenze strutturali e amministrative dell'impianto di Pescara, carenze che hanno spinto l'Aca ad attuare alcuni interventi e investimenti immediati per migliorare il processo di depurazione dello stesso impianto, anche attraverso l'acquisto di attrezzature nuove».
È quanto ha dichiarato questa mattina l'ingegner Lucia Bergia, responsabile del settore depurazione dell'Aca Spa durante la visita all'impianto di via Raiale da parte dei membri delle Commissioni consiliari Ambiente e Sanità del Comune di Pescara.
«L'impianto di depurazione – ha continuato l'ingegner Bergia - risale al 1980 e le ultime opere di miglioria sono state realizzate nel 1989, ossia quasi venti anni fa. Appena l'Aca è stata nominata custode giudiziaria del depuratore, ha subito programmato interventi a breve temine che potessero migliorare il funzionamento del complesso. A tal proposito sono state acquistate apparecchiature di riserva, nuove pompe e uno strumento necessario per aumentare l'ossigeno liquido nella vasca di ossidazione in modo da migliorare sensibilmente lo stesso processo di depurazione. Attualmente le analisi effettuate quotidianamente dai nostri laboratori e mensilmente dai biologi dell'Arta dimostrano che la struttura funziona rispettando i parametri qualitativi stabiliti dalla legge».
Durante la visita l'ingegner Bergia ha spiegato ai membri delle commissioni Sanità e Ambiente del Comune di Pescara le varie attività svolte dall'impianto di depurazione, illustrando tutti gli strumenti utilizzati quotidianamente per la lavorazione dei fanghi: le vasche di ossidazione e di sedimentazione, lo scarico finale, il laboratorio impiegato per le analisi di routine e il misuratore di portata istantaneo.
«Oltre agli interventi a breve scadenza realizzati dall'Aca - ha proseguito l'ingegner Bergia - sono iniziati anche i lavori per l'installazione di un nuovo sistema di filtraggio e per l'adeguamento della gestione dei fanghi, opere che rientrano in un Project Financing elaborato dall'Ato pescarese e realizzato tramite la ditta Di Vincenzo, la stessa che ha gestito l'impianto fino al momento del suo sequestro».

26/01/2009 15.30

CEROLINI (PDL): «SITUAZIONE TRAGICA»

PESCARA. «Un impianto di depurazione ormai obsoleto, dai costi di gestione estremamente elevati specie per il trattamento dei fanghi».
Lo ha dichiarato il consigliere del Popolo della Libertà Guido Cerolini al termine del sopralluogo di ieri al depuratore di via Raiale, effettuato in maniera congiunta dalle Commissioni consiliari Ambiente e Sanità del Comune di Pescara.
«Una struttura servita, a sua volta, da una rete fognaria mal realizzata», ha continuato Cerolini, «in cui, nonostante i più recenti interventi di rifacimento, la rete delle acque bianche continua a mescolarsi a quella delle acque nere, sovraccaricando il depuratore stesso».
E per il consigliere la colpa è «di un'amministrazione comunale che, sorda alle richieste del centro-destra, ha effettuato solo interventi di facciata, di superficie, senza curarsi del sottosuolo».
Che il depuratore sia in affanno non è una novità e per Cerolini tra le cause si deve per forza inserire anche la rete idrica: «nel sottosuolo le condotte delle acque nere non sono mai state separate dalle acque bianche, nonostante una normativa molto chiara che impone alle amministrazioni comunali di separare le due linee. A Pescara la giunta di centrosinistra ha semplicemente scelto di ignorare quella norma, continuando a mischiare le due linee anche negli ultimi interventi di riqualificazione, come in via Di Sotto. A pagarne le conseguenze è il depuratore che si ritrova a dover accogliere e ripulire le due tipologie idriche, e la situazione peggiora nei giorni di pioggia, quando la quantità di acqua convogliata al complesso di via Raiale sale dai consueti 2.900 metri cubi all'ora ai 3.600 metri cubi, rischiando di mandare in tilt l'intero sistema».
Ma i problemi del depuratore di Pescara sono anche altri: tra questi gli elevati costi relativi allo smaltimento dei fanghi: 2 milioni di euro l'anno, una spesa che la città deve sostenere perché, non disponendo di un fangodotto, gli stessi materiali di scarto devono essere trasportati nelle discariche situate in Puglia e in Calabria, facendo inevitabilmente lievitare i prezzi.
Tra l'altro proprio la vicenda relativa al trattamento dei fanghi ha determinato, a suo tempo, il sequestro dell'intero depuratore.
Il rischio concreto oggi, secondo il consigliere Cerolini, «è che a breve l'impianto di Pescara non sarà più sufficiente a soddisfare le esigenze della città, considerando che lo stesso viene utilizzato per bonificare le acque di Spoltore e San Giovanni Teatino. Sono dunque urgenti investimenti, per ampliare la struttura di via Raiale o fare pressioni sui comuni limitrofi affinché ciascuno si doti di un proprio impianto. Ma urge soprattutto l'impegno dell'amministrazione comunale che sino ad oggi ha fatto mancare le proprie risorse in un settore nevralgico della vita cittadina».

26/01/2009 19.10

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