Cartelle pazze ai balneatori. Ciba: «fermare tutto»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Ciba invia lettera-invito al Comune per annullamento in autotutela delle cartelle Cosap
Il Consorzio Imprese Balneari dell'Adriatico (Ciba) ha inviato ieri mattina all'amministrazione comunale di Pescara una lettera per sollecitare l'annullamento, in autotutela, delle cartelle relative al pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico (Cosap) recapitate nei giorni scorsi ai balneatori.
La nota, stilata dagli uffici legali del Ciba, è stata ufficializzata dal presidente del Consiglio Direttivo del Ciba, Stefano Cardelli dopo una riunione svoltasi nella serata di ieri con i concessionari colpiti dal provvedimento.
«In realtà – ha ricordato il presidente Cardelli – il problema era stato affrontato già un anno fa, quando il giudice di Pace annullò, con una sentenza-pilota, le prime cartelle giunte ad alcuni operatori del mare in quanto illegittime. L'amministrazione aveva promesso di approfondire il 'caso' ma oggi ci risiamo».
balneatori hanno ricevuto nello stesso giorno dal Comune di Pescara 5 cartelle ciascuno con la richiesta di pagamento della Cosap dal 2003 al 2008, cifre che si aggirano intorno ai 20mila euro per ogni annualità, con l'obiettivo, da parte dell'amministrazione municipale, di riscuotere ben 1 milione di euro per ogni anno. «Un'azione», continua Cardelli, «purtroppo che pare assolutamente illegittima. Infatti innanzitutto la Cosap si paga quando un soggetto occupa un'area di proprietà del Comune: in questo caso le aree occupate dai concessionari balneari sono di proprietà demaniale e gli operatori già pagano regolarmente al Demanio il canone di occupazione, dunque il Comune non può pretendere una duplice imposizione di due tributi inerenti la stessa occupazione; né l'amministrazione ha mai comunicato ai balneatori di aver assorbito la proprietà di quelle aree demaniali e dunque di dover dirottare al Comune i propri versamenti».
Non basta: come infatti hanno contestato i legali del Ciba, «con le cartelle vengono richieste, oltre alla Cosap, anche ulteriori somme per sanzioni e interessi pari al 100 per cento dei canoni. Anche in questo caso – ha però precisato il presidente Cardelli – la richiesta pare illegittima, in quanto l'amministrazione, prima di inviare tali richieste, non ha mai notificato agli interessati alcun avviso, né è stato svolto alcun accertamento o attività istruttoria da parte del Comune. Dunque risulta assurda la richiesta di interessi o sanzioni per il ritardato pagamento».
E ancora: «Risulta gravosa – come hanno rilevato i legali del Ciba - anche la richiesta contestuale di 5 annualità per somme estremamente rilevanti: l'amministrazione avrebbe dovuto attivarsi tempestivamente per ciascuna annualità per ottenere il pagamento della Cosap, se la riteneva dovuta. Infine nelle cartelle mancano le ragioni giuridiche che hanno indotto l'amministrazione a emettere il provvedimento di recupero, ragioni che invece vanno sempre motivate».
Ciascuno dei 22 balneatori raggiunti dalle cartelle hanno già preparato, attraverso i propri legali, i singoli ricorsi contro il provvedimento presentando una formale istanza di revoca in autotutela delle stesse cartelle.
«Contestualmente – ha proseguito il presidente del Ciba Cardelli – anche il Consorzio ha deciso di inviare al Comune, a tutela dei propri aderenti, una formale lettera-invito per sollecitare la revoca e il richiamo di quegli atti che sono palesemente privi di fondamento giuridico e che già un anno fa sono stati annullati, con un aggravio di costi per spese legali da parte delle casse municipali».


24/01/2009 10.40