«L’ospedale di Guardiagrele perde psichiatria, geriatria ed il pronto soccorso»

Alessandro Biancardi

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GUARDIAGRELE. L'Ospedale di Guardiagrele chiude e diventa un cronicario. Psichiatria viene trasferita ad Ortona, Geriatria emigra a Chieti, il Pronto soccorso scompare: rimane solo la Lungodegenza, con 74 posti. * L'INTERVENTO DEL PROFESSOR TENAGLIA


GUARDIAGRELE. L'Ospedale di Guardiagrele chiude e diventa un cronicario. Psichiatria viene trasferita ad Ortona, Geriatria emigra a Chieti, il Pronto soccorso scompare: rimane solo la Lungodegenza, con 74 posti.



* L'INTERVENTO DEL PROFESSOR TENAGLIA

Se ne è parlato, in toni molto preoccupati, in una riunione dei capigruppo che si è tenuta ieri, domenica, in Comune. Il sindaco Mario Palmerio ha dato lettura della comunicazione del Manager Asl, Mario Maresca, dove si preannuncia questo Piano che martedì verrà posto all'attenzione del Comitato dei sindaci e giovedì dovrebbe essere approvato dal Comitato ristretto, sempre dei sindaci che in parte ieri erano presenti all'incontro.
«Una delle poche riunioni convocate sul destino dell'ospedale» spiega Donatello Di Prinzio, capogruppo della lista civica “Progetto per Guardiagrele” di ispirazione Udc e An, che insieme al collega consigliere Pierluigi Dell'Arciprete aveva chiesto ed ottenuto dal Comune, fin dal 2006, incontri periodici allargati al territorio sul destino dell'Ospedale.
«La mia lista e pochi altri amici del centrodestra abbiamo contestato da sempre i progetti di chiusura accarezzati dalla Sinistra e dal Manager che ora chiama la chiusura “processo di re-ingegnerizzazione” della sanità – dichiara Di Prinzio - Io lo chiamo schiaffo ai bisogni della gente, perché chiudere il Pronto soccorso non è problema solo di Guardiagrele, ma di tutta la fascia pedemontana. Finora, per motivi elettorali e cioè per favorire la rielezione di Franco Caramanico, si era taciuto sulle reali intenzioni della Asl, anche se a giugno scorso Maresca aveva scritto “accentramento delle emergenze-urgenze a Chieti”, cioè la chiusura del Pronto soccorso. Lo sapeva anche il primario Antonio Iacovella, secondo il quale non ci sarebbero gli standard per numero di interventi richiesti dal Piano di rientro dai debiti. Lo sapevano anche i Medici di famiglia interessati all'Ospedale di comunità, i quali già la settimana scorsa avevano saputo dal direttore sanitario Raffaella Lepore la fine del loro esperimento e la chiusura delle sale operatorie. Insomma tutti sapevano, ma non i cittadini».
Avete proposte su questo progetto?
«Il Manager non deve approfittare di questo momento di passaggio politico – conclude Di Prinzio – la sua scelta di tempo è inopportuna, dovrebbe prima confrontarsi con la nuova Giunta regionale. Comunque chiediamo ai sindaci un documento unitario per difendere l'ospedale, il posto di lavoro dei dipendenti e i diritti all'assistenza del nostro territorio. A meno che, come ha detto Renato D'Alessandro, sindaco di Ari e presidente del Comitato dei sindaci, Maresca non abbia concordato l'iniziativa con il commissario governativo Redigolo. Il che metterebbe sotto scacco anche la nuova Giunta regionale, alla quale chiediamo di ascoltare il territorio che è nettamente contrario alla chiusura. Tanto che per timori di possibili manifestazioni di Piazza, si è deciso di informare il Prefetto».

Sebastiano Calella 19/01/2009 8.32
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L'INTERVENTO: IL PROFESSOR TENAGLIA

Ospitiamo l'intervento del professor Raffaele Tenaglia, dal novembre del 1994 Professore Straordinario di Urologia presso l'Università "G. D'Annunzio" di Chieti.


Illustre Direttore, le scrivo sulla chiusura dell'Ospedale di Guardiagrele da cittadino (ho vissuto la mia infanzia da quelle parti), da utente (la mia famiglia ha avuto bisogno di quell'ospedale), da “praticante” (i primi approcci nel laboratorio, in corsia e in sala operatoria risalgono alle estati di una vita fa, con una bella rappresentanza Orsognese nell'Ospedale) e da Urologo universitario spesso in “trasferta” per operare in quelle sale operatorie, belle prestigiose e con grandi professionalità.
Guardiagrele ha espresso una grande vitalità medico-chirurgica ai tempi in cui il Medico, l'organizzazione sanitaria, il fattore umano erano gli elementi fondanti di un ospedale e della sua comunità.
Persone come Gastone Tenaglia, Gaetano Rosato, Edoardo Cipolla, Nicola Palmerio, Franco Liberatoscioli, Eugenio Iezzi, Franco D'Alleva, Eligio Pimpini,Ubaldo Cavaliere, Totò Del Duca e altri facevano la differenza perché portatori del sapere e dell'esperienza giusti.
Nel tempo l'innovazione tecnologica e i costi crescenti di tutto il sistema sanitario (personale più qualificato e differenziato, materiale protesico costosi e monouso, innovazione radiologica, l'enorme aumento delle attività chirurgiche, i farmaci e i cicli chemioterapici), avrebbero imposto (da almeno 15 anni) un programma sanitario vero con monitoraggi continui ed accurati delle malattie, dei costi relativi al loro trattamento, dei procedimenti diagnostici e preventivi.
Nel tempo meglio e più organicamente si dovevano definire il ruolo delle strutture territoriali, i collegamenti con la Medicina di Base e con gli ospedali e l'Università.
Di questi processi, certamente lenti, basati sul coinvolgimento copernicano della classe medica in primis e su una comunicazione mai sufficientemente esaustiva dei percorsi per i pazienti, non se ne avvertono neanche le intenzioni. Non mi appassiona sapere di chi sono le colpe. Mi interessa invece la ricerca delle soluzioni.
Che sono ancora possibili se si fa breccia nel muro omertoso e poco disponibile alle novità ed alla rinuncia dei piccoli privilegi che ognuno di noi si è ritagliato negli anni. La Chiesa (vedi le dichiarazioni del vescovo Bruno Forte), le associazioni di categoria, Confindustria, i Sindacati, l'Università sarebbero i soggetti qualificati non per i soliti riti inconcludenti del “sedersi attorno ad un tavolo”, ma soggetti attivi nel riuscire a formare una matrice comune di un Modello Sanitario Abruzzese. E' questa l'unica soluzione poiché la situazione sanitaria abruzzese ha una sua peculiarità, perché non possiamo permetterci il lusso di sprecare tutto quanto è stato investito, e soprattutto perché non possiamo né dobbiamo, come abruzzesi, permettere di farci abbassare il livello minimo di assistenza cui abbiamo diritto. Dunque in questa condizione, nell'attesa di avere finalmente un assessore alla Sanità che abbia coraggio, competenza, idee innovative, si continua nelle chiusure indiscriminate, del tipo una botta e via, senza che ci sia un progetto organico regionale. Spero proprio che l'ultimo baluardo, la Conferenza dei Sindaci, con il suo coraggioso e spumeggiante Presidente Sindaco di Ari Renato D'Alessandro, possa avere gli strumenti per fermare una decisione che arriva tardi, è mal posta, non dice cosa ne sarà dell'ospedale di Guardiagrele, non è collegata ad un Piano conosciuto di Politica Sanitaria Regionale ed infine prosegue una politica sanitaria probabilmente di tutt'altro tenore rispetto a quella programmata dalla nuova Giunta regionale.

Grazie per l'attenzione.

Raffaele Tenaglia


19/01/2009 18.32