Area di Risulta. Mascia: «schiaffo alle istituzioni». D'Angelo: «atto tecnico»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Uno schiaffo alle Istituzioni e una sfida aperta alla città», Così il capogruppo Albore Mascia definisce l'approvazione di ieri della giunta comunale dell'approvazione del progetto di riqualificazione dell'area di risulta. Ma D'Angelo replica: «mero atto tecnico».

«Quello non è un provvedimento di ordinaria amministrazione», tuona Mascia che parla di un atteggiamento dell'esecutivo che «rafforza la necessità di giungere al più presto allo scioglimento dell'attuale consiliatura».
Già nei giorni scorsi, dinanzi alla volontà prospettata dal vicesindaco di procedere con la delibera, Mascia e il consigliere Sospiri, avevano manifestato le perplessità e la netta contrarietà del Pdl.
La minoranza aveva parlato di «un progetto preliminare che fissa il futuro assetto di un'area di 13 ettari, pregiudicando, inevitabilmente, lo sviluppo urbanistico del cuore centrale della città» e che proprio per questo non poteva essere considerato «provvedimento di ordinaria amministrazione».
«Non riteniamo», rincara la dose oggi Mascia, «che l'attuale giunta sia adesso legittimata ad assumere, in questa fase, decisioni tanto strategiche e importanti per il futuro della città, come la realizzazione di 600 parcheggi o dell'autoparco, progetti che l'attuale maggioranza ha avuto sei anni di tempo per varare senza riuscirci per correre dietro a una proposta scellerata di affidamento diretto dell'intervento, procedura finita sotto inchiesta».
Per il Pdl, insomma, «la giunta del vicesindaco D'Angelo ha di nuovo intrapreso un cammino tortuoso e arrogante: ignorando l'indagine giudiziaria in corso e anche la diffida formale del centrodestra, ha comunque deciso di approvare quel progetto, un gesto che rappresenta un sonoro ceffone alle Istituzioni e anche al ruolo delle opposizioni con le quali poi però afferma di voler 'collaborare'».
Ma il vicesindaco Camillo D'Angelo interviene e assicura: «Mascia disquisisce di una fantasiosa ed inesistente distinzione fra attività di ordinaria e straordinaria amministrazione che la Giunta dovrebbe tenere da qui alle elezioni. Al riguardo, però», continua il vice, «non si rinviene in alcuna disposizione normativa una distinzione di tale genere. Questo convincimento è frutto non di considerazioni personali come quelle di Mascia, ma di approfondimenti svolti dalla struttura tecnica dell'Ente e da autorità sovraordinate».
Ciò nonostante la Giunta e i Consiglieri di maggioranza hanno deciso, assicura ancora D'Angelo, «di improntare la loro azione di governo da qui alle elezioni a criteri di prudenza e, se possibile, di condivisione delle decisioni con la minoranza».
Quanto alla questione delle Aree di Risulta, l'atto approvato, spiega ancora il vice sindaco, «è di natura meramente tecnica. Il progetto preliminare per la riqualificazione delle Aree di Risulta, infatti, rientra nel piano triennale delle opere pubbliche e, come per tutti gli interventi presenti nel piano, deve essere suffragato dalla Giunta prima di poter essere sottoposto all'esame del Consiglio Comunale».
L'atto «è stato assunto in linea con la delibera di Consiglio dello scorso 1° agosto 2008, che è stata oggetto di emendamenti presentati dalla minoranza e approvati dall'assise, tant'è che la delibera è stata approvata con l'astensione di larga parte della minoranza che ha partecipato attivamente e concretamente al dibattito».
14/01/2009 9.26


VALLOREJA: «QUESTA CONSILIATURA E' GIA' FINITA»


«Questa consiliatura anche se non dovesse più terminare è moralmente già finita e non da ora ma dal momento in cui, anni fa, la magistratura e i giornali iniziarono ad insinuare il dubbio», dice Lorenzo Valloreja di Sfl Innovazione per Pescara che ha scritto una lettera aperta al Ministro dell'Interno. «La città, di fatto, è profondamente divisa e questo è un dato incontrovertibile. Non si può con questo clima continuare ad amministrare come se niente fosse. Non consentire agli elettori di pronunciarsi, a breve, riguardo al governo da darsi sarebbe la dimostrazione che in questo paese non vi è il ben che minimo rispetto per le istituzioni democratiche».