Pastore incontra Trifuoggi e annuncia: «ho visto il certificato medico»

Alessandro Biancardi

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Pastore incontra Trifuoggi e annuncia: «ho visto il certificato medico»
PESCARA. Il ritiro delle dimissioni del sindaco e la presentazione del certificato medico fanno parte per il senatore del Pdl Andra Pastore di una procedura «fasulla».
L'esponente del Popolo della Libertà lo ha ribadito questa mattina incontrando a palazzo di giustizia il Procuratore capo della Repubblica, Nicola Trifuoggi.
Una visita in Tribunale per cercare di capire cosa potrà succedere nei giorni futuri e probabilmente anche per ottenere qualche risposta.
Quello che è certo è che sebbene nei giorni scorsi il consiglio comunale abbia preso atto del ritiro delle dimissioni e la giunta intende proseguire i lavori fino alla data delle elezioni, il centrodestra auspica a breve l'arrivo di un commissario prefettizio.
Per Pastore e Grossi, vice coordinatore regionale del partito, tutti gli atti adottati lunedì scorso dalla giunta comunale sono «illegittimi».
Il senatore ha riferito inoltre di aver visionato il certificato medico e che in esso non si parla di «impedimento ingravescente e permanente».
Le affermazioni del medico e consigliere del Pd Perfetto, firmatario del certificato, che disse di non aver mai scritto quella frase, trova quindi oggi una ulteriore conferma.
Così come viene confermato, a questo punto, che la diagnosi che mantiene in carica la giunta sia semplicemente stata dedotta dalla lettera di revoca di dimissioni del primo cittadino che ha voluto aggiungere quelle parole ad effetto che hanno però mutato la sostanza della certificazione medica.
Per Pastore, dunque, l'intera questione merita di essere approfondita.
Dal punto di vista politico, il senatore torna a chiedere ai consiglieri comunali di maggioranza di dimettersi, come hanno già fatto i 15 esponenti di centrodestra, in modo da favorire l'arrivo a palazzo di città del commissario.

Ed il dibattito tiene banco ed appassiona perché è un precedente nella storia d'Italia.
«Da domani in Italia non si dimetterà più nessun sindaco», sostiene oggi Carlo Costantini (Idv). «Con le dimissioni il sindaco manda a casa tutti, dirigenti, collaboratori, consulenti, assessori, consiglieri comunali. Con la auto dichiarazione di "impedimento" li tiene tutti in vita a spese dei contribuenti, fino alla data delle nuove elezioni. Perché allora dimettersi?»
Interviene sulla questione anche il segretario provinciale della Dc Massimo Pietrangeli, che prima di oggi si era astenuto da ogni commento. «Questa pervicacia di D'Alfonso nel voler sempre e a tutti i costi piegare la politica ai propri interessi, senza curarsi minimamente dei veri interessi della città, ci obbliga in qualche modo ad esprimerci», spiega Pietrangeli. «La scelta di lasciare in piedi la sua giunta è un voler imporre a tutti i costi la sua volontà su una collettività che gli ha attribuito poco più del 50%».
Per la Dc «questo modo di operare è ciò che deve destare vera preoccupazione, e far comprendere che la questione morale non riguarda solo i politici, ma anche chi li vota, e cioè tutti noi».

Per il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, invece adesso non si deve tornare alle urne. «Il centrodestra», dice Acerbo, «sa che la procedura è una farsa, ma non vede l'ora di andare al voto confidando di conquistare il Comune di Pescara dopo la Regione».
Ma il consigliere è convinto che «in questo momento non vi sia alcun obbligo giuridico di votare a giugno per una nuova amministrazione comunale. La legge in vigore prevede dei precisi casi che determinano il ritorno alle urne. Non mi sembra che ci troviamo in una situazione di questo genere».
Ma Acerbo non risparmi D'Alfonso: «trovo paradossale che il sindaco si autocertifichi un malanno "permanente" e che sulla base di questo presupposto alquanto fantasioso i cittadini pescaresi siano costretti a subire nuove elezioni. Fortunatamente il sindaco non è nelle condizioni di Eluana Englaro e, quindi, non ci sono elementi che giustifichino l'attivazione della procedura prevista dalla norma in caso di "impedimento permanente".
E' evidente che mancano i presupposti dell'art.53 del Testo Unico e solo i furbi o i disinformati possono far finta che non sia così».
Per Acerbo, quindi, «la procedura più corretta in questa situazione è quella che vede il vicesindaco assumere le sue funzioni e il Comune proseguire la consiliatura fino alla "guarigione" del sindaco, come prevede il comma 2 dell'articolo 53 in caso di "impedimento temporaneo"».

12/01/2009 13.53