Filovia. Due associazioni chiedono chiarezza sul progetto

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Le sorprese non mancano mai (anche quando non se ne sente il bisogno) e invece a pochi giorni dalla consegna ufficiale dei lavori di uno degli appalti più contestati spuntano nuove sorprese.

Il fatto è che il progetto non è stato sufficientemente divulgato e reso trasparente altrimenti non si spiegherebbe la notizia trapelata solo dopo l'affidamento dei lavori che il mezzo che è stato pubblicizzato come innovativo ed ecologico sarebbe alimentato a gasolio.
Nessun problema per la Gtm che appalta e per i sindacati per i quali il motore euro5 garantirebbe emissioni ridottissime.
Il problema però forse è un altro: la filovia doveva essere un mezzo affatto diverso. Secondo le associazioni MareLibero e il Comitato Utenti Strada Parco sul capitolato d'intesa erano scritte cose diverse.
Il problema nasce dal fatto che solo una piccola parte del tragitto di quello che dovrebbe essere solo il primo lotto è in effetti elettrificato, la restante parte non lo è e per questo il mezzo filoviario si trasformerà in semplice bus a gasolio.
«E' necessario avviare insieme una costruttiva riflessione sul tema della Filovia sulla strada parco», dicono le associazioni rivolgendosi ai cittadini di Pescara e Montesilvano. «Il Phileas, al di fuori della sede elettrificata e dedicata, si muoverà nelle strade cittadine dei due Comuni utilizzando una locomozione a gasolio. Si tratta quindi di un ibrido», ricordano MareLibero ed i Comitato, «che contraddicendo le chiare indicazioni espresse nel capitolato d'intesa (dove è previsto un mezzo innovativo ed ecologico) verrà per lo più utilizzato come un normale autobus urbano sovradimensionato. A questo punto sarebbe utile conoscere lo sviluppo chilometrico del percorso elettrificato e di quello che prevede la locomozione a gasolio, in questo primo lotto e nei successivi lotti ipotizzati, visto che ad oggi è stato negato ai cittadini il diritto all'informazione sul progetto esecutivo».
Che senso ha sperperare 31 milioni di euro per un mezzo di 18 metri che potrà sviluppare la propria valenza di trasporto rapido ed ecologico solo per 6 Km, si domandano gli ecologisti?
Ed ancora: in questo contesto non basterebbe impiegare un normale mezzo di trasporto urbano?
«La logica di inseguire a tutti i costi finanziamenti milionari», aggiungono le associazioni, «ha portato già alla costruzione di opere (vedi diga foranea, potabilizzatori etc. etc.) inutili e dannose che comporteranno ulteriore esborso di denaro pubblico per riparare i danni provocati. Tutto questo senza che nessuno se ne sia mai assunta la responsabilità. Evitiamo di aggiungere il Phileas a questo vergognoso elenco. Non facciamoci annichilire dall'ignavia amministrativa che ha dettato finora i tempi e i modi di un progetto sbagliato e da una speculazione politica capace di rivendicare anche una filovia che potrebbe partire e terminare a Montesilvano.
Tutti noi subiamo un pesante inquinamento da idrocarburi. Le risposte a questo problema dovrebbero essere articolate ed efficaci, frutto di una visione complessiva della mobilità nell'area metropolitana».
Risposte che le amministrazioni pubbliche dovrebbero fornire nel dettaglio insieme ai doverosi documenti pubblici che invece continuano ad essere abusivamente secretati.
Il fatto è che questo è stato fin da subito un appalto contestatissimo dalle moltissime ombre e contraddizioni. Un'opera che è stata presentata fornendo indicazioni fuorvianti e che probabilmente non potrà mai essere completata nella sua interezza semplicemente per mancanza di fondi.
Rimarrà solo il primo lotto con una utilità scarsissima a fronte di un impiego ingentissimo di risorse.
Anche questa volta sarà il tempo ad assegnare torti e ragioni.

12/01/2009 9.18